L’Austria fra realtà e desiderio

In doppia sede tra Kunst Meran/o Arte e Museion, una mostra per fare il punto sulla giovane arte austriaca. Quindici autori e un unico argomento: aperto, scarno, quanto mai sfaccettato. A Merano e Bolzano, fino all’8 e al 22 settembre.

Leopold Kessler, Forchetta delle Dolomiti, Museion Project Room, 2013. Courtesy of the artist and galerie andreas huber, vienna

Il progetto curato da Karin Zimmer, che raccoglie opere di artisti austriaci nati tra gli Anni Cinquanta e Ottanta, è in primo luogo una ricognizione generazionale dal taglio fortemente ufficializzato. Quasi tutte le opere, infatti, fanno parte della collezione d’arte del Governo Federale Austriaco, mentre la realizzazione della mostra è sostenuta direttamente dal Ministero per l’Istruzione, l’Arte e la Cultura.
Date per acquisite queste premesse, Desiring the real supera ogni pastoia politica (che si potrebbe limitare semmai alla sola scelta degli artisti) e punta direttamente a un argomento di carattere pressoché ontologico: la realtà, intesa come commistione di naturale esistenza e umana progettazione. Prima di arrivare in Alto Adige, la mostra ha già girato Messico, Cuba e Croazia, e proseguirà il suo percorso verso est (Francia, Turchia, Russia).

Hannes Zebedin, Ohne Titel, 2009
Hannes Zebedin, Ohne Titel, 2009

Al primo piano di Kunst Meran/o Arte, dodici artisti propongono le loro personali riflessioni (solitamente corrosive e destabilizzanti) sullo statuto del reale. Catrin Bolt prende di mira cliché e aspettative percettive (con una strizzata d’occhio alla retorica dei movimenti studenteschi), come anche Bele Marx & Gilles Mussard. Un certo impegno nelle problematiche sociali emerge dai lavori di Adriana Czernin, di Maria Hahnenkamp (sull’identità femminile) e di Hannes Zebedin (sul versante politico). Il problema della percezione è affrontato da Ulrike Königshofer e (su un piano più astratto) anche da Siggi Hofer, mentre Margherita Spiluttini e Michael Goldgruber riflettono su visione/costruzione del paesaggio. Esther Stocker lavora su una spazialità più idealizzata, mentre Josef Dabernig unisce quest’ultima alle relazioni umane, nell’enigmatico cortometraggio Hotel Roccalba.

Rainer Gamsjäger, Decomposition, Museion facciata mediale, Foto Othmar Seehauser
Rainer Gamsjäger, Decomposition, Museion facciata mediale, Foto Othmar Seehauser

Più complessa la parte del progetto ospitata al Museion di Bolzano. Nel mese di luglio, sulla facciata mediale, è proiettato il video Decomposition di Rainer Gamsjäger, un flusso di pixel e informazioni che – dietro la superficie della percezione – descrive le forme di un teschio. Nella project room, una scarnificazione ben diversa è quella operata da Judith Fegerl che, nel palesare le strutture portanti del complesso architettonico, gli conferisce una sorprendente caratteristica “organica”. A partire da agosto è subentrata la documentazione della performance di Leopold Kessler: una forchetta di sei metri innalzata sulle vette dello Sciliar, ironico monumento alla società dei consumi, pronta a scalate tanto finanziarie quanto alpinistiche.

Simone Rebora

Merano // fino all’8 settembre 2013
Desiring the real. Austria contemporary
a cura di Karin Zimmer
KUNST MERAN/O ARTE
Via Portici 163
0473 212643
[email protected]
www.kunstmeranoarte.org

Bolzano // fino al 22 settembre 2013
Desiring the real. Austria contemporary
a cura di Karin Zimmer
MUSEION
Via Dante 6
0471 223413
[email protected]
www.museion.it

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.