Radici di cera. Modorati a Fabbri.c.a.

Da Fabbri.c.a., Elena Modorati espone piccoli kit da cancelleria hammurabitica e nostalgiche tavolette che rimandano alle origini della Storia e rievocano una purezza formale ormai insperata. Ma attraverso un supporto già destinato a perire: la cera. A Milano, fino all’8 giugno.

Elena Modorati, Dolmen (particolare)

Entrando in una galleria in cui sia allestita una mostra di Elena Modorati (Milano, 1969), l’accensione dei colori sembra quasi annullarsi, invitando a osservare il lento trascolorare di tavolette di cera disposte a dittico dall’écru di quello che potrebbe essere il supporto fittile di un contabile di Ur dei Caldei, al candore eburneo di un poema d’un colto scriba bizantino.
Attraverso queste tavolette ferite da tagli memori di Fontana, come anche sui papier japon fittamente vergati a mano, sembra non solo di scorgere gli stralci epifanici di un linguaggio originario, scavato alle origini della storia, quando l’avvento della Parola cambiò per sempre le sorti del mondo, ma anche – forse – i violenti sfoghi di una sensibilità inconfessabile. Viene allora il dubbio che, più che sibilline rivelazioni, questi siano gli ultimi relitti della parola, dell’arte e della forma, di fronte alla quale rimane solo il silenzio nell’attesa della fine.

Giulio Dalvit

Milano // fino all’8 giugno 2013
Elena Modorati – Crossing the water
FABBRI.C.A.
Via Stoppani 15c
02 91477463
[email protected]
www.fabbricontemporaryart.it

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Giulio Dalvit
Nato nel 1991 a Milano, ha studiato Lettere e si è laureato in Storia dell’arte moderna alla Statale di Milano. Ha collaborato anche con alcuni artisti alla realizzazione di mostre milanesi tra Palazzo Reale, il Museo del 900 e Palazzo Ducale a Genova. Ha scritto per Flash Art e, ora, Artribune. Sempre in sospeso tra l’antico e il contemporaneo, studia al Courtauld Institute a Londra, dove attualmente vive.
  • La metamorfosi di uno spazio, metamorfosi che può innestarsi per congiuntura, necessità, partnership, non significa non portare comunque avanti un progetto e un’idea fondata e perseguita nel tempo. Comprovata nelle mostre passate e rivolta al futuro.
    Certamente le sale di Via Stoppani 15 vedranno gli strepitosi progetti della Galleria Giacomo Guidi di Milano, organismo prolifico che da Roma si estende a Milano e che anche qui accolgo e attendo con energetica felicità e ammirazione. Dal canto suo Fabbri.ca lancerà certamente interessanti project specific in luoghi pubblici, nelle fiere cui parteciperà, a Milano, in altre città italiane e siti internazionali. Invito tutti a vedere l’intensa, seria e raffinata mostra di Elena Modorati a mia cura, la project room di Gianni Moretti IL TRENTACINQUESIMO ANNO nelle sale al piano di sotto e auguro a Fabbri.ca lunga vita, straordinarie incursioni artistiche, idee e realizzazioni brillanti, in attesa di ritrovarla, magari, un giorno, in quella o in un’altra Via di Milano. L’Arte, quando c’è, è possibile ovunque.
    Martina Cavallarin