Tempo al tempo. Jared Deery esordisce in Italia

La prima personale italiana dell’americano Jared Deery abita lo Spazio Morris come un fantasma. Un’ombra del tempo. Luci di candele, still life fioriti, vasi artigianali, fusioni in bronzo e video in dialogo segnano il cammino della memoria. A Milano, fino al 15 gennaio.

Jared Deery - And the dead become young through the flickering light of memory - veduta della mostra presso lo Spazio Morris, Milano 2012

Per la sua prima personale italiana, allestita durante una residenza di due settimane a Milano, Jared Deery (Philadelphia, 1980; vive a New York) invoca la protezione della poesia di Cesare Pavese. Il titolo, And the dead become young through the flickering light of memory, come un verso apotropaico (tratto da Il paradiso sui tetti), descrive con una vena di nostalgia l’intervento site specific dell’artista. Deery imprime la propria linfa vitale nella linea del tempo che attraversa ogni lavoro installato. Le stanze dello Spazio Morris si trasformano in una specie di albergo delle ore, dove il passato diventa pittura (su tela e su carta), scultura bronzea, scultura fittile e video-rielaborazione. Una ricerca di un trascorso incompreso ancora da esorcizzare, proprio come afferma Deery: “non è possibile separare l’arte di oggi dall’arte del passato, come una società non può ignorare i successi e fallimenti del passato”.

Ginevra Bria

Milano // fino al 15 gennaio 2013
Jared Deery – And the dead become young through the flickering light of memory
SPAZIO MORRIS
Via Anelli 8
347 0035322
[email protected]
www.spaziomorris.com

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • ancora NEW ARCAIC, e quindi “giovani indiana jones” impegnati in un formalismo dal sapore antico, o meglio moderno. Pittura, sculture materiche, candele, atmosfere da grotta….tutto può andare, meglio se non si sa dipingere ma ci si prova…meglio se non si sa fare una vaso in bronzo ma ci si prova….anche se questo antiaccademismo spudorato sa tanto di accademismo bigotto…

    Giovani archeologi che pescano con la stessa facilità con cui postano su facebook; che sembrano scegliere la retorica del passato per poter essere accettati in un paese per vecchi. Forse per recuperare il mito del buon selvaggio, o un autenticità perduta in un mondo che non può certo piacere.

    Sicuramente meglio degli Story Story I lov yu (Biscotti, Arena per intenderci), ma ancora imprigionati in suggestioni leggere leggere, che non riescono a risolvere il presente se non con una contemplazione naif e primitiva della contemporaneità. Rischio ikea evoluta altissimo, perchè la sistematicità diventa MODA, e invece servirebbe un metodo sfasato rispetto al presente…non citazioni libere….metodo per risolvere il presente e non citazioni libere da wikipedia o dall’800.

    http://www.artribune.com/2012/11/giovani-indiana-jones/

    • ok, ma vorrei sapere perchè non sei d’accordo Luca Rossi, Grazie

      :)

  • francesca

    luca rossi ha ragione, sembra la casa di mia nonna. Dai. Semmai dopo che un nipotino un po’ discolo ha fatto i suoi giochi. Capisco che faccia fico il new arcaic ma state un po’ esagerando.

  • francesca

    e la foto con le candele sembra il tempio maledetto….cavolo, definizione più centrata di giovani indiana jones non ci potrebbe essere…ma c’è qualcuno che sostiene il contrario? o che difende indiana jones??

  • mauri lugli

    mai visto niente di più brutto…non riesco a trattenere un urlo di terrore!

  • badolo

    troppo stupendamente meravigliosi i commenti lasciati da alcuni di questi personaggi specie quando si riferiscono,come in questo caso,a vomitevoli opere di gusto neo-pacchiano-patetico-paciugoso bric e brac metaforic-simbolico ecc…(che di questi tempi sempre piu’ vanno infestando il pianeta giustificate solo dalla spudorata e autoritaria critica del regime alla moda che vuol farci passare per snob e glamour un prodotoo da souvenir che ha perso pure il senso di un autentico ricordino….
    Davvero divertenti !!!!! spero che queste annotazioni continuino ad esistere!!!!!! perche ,non di rado ,mi appaiono molto piu’ appassionanti ,goduriose ,scintillanti,ironiche,colte,acute ,perfide e dunque irriverentementi rispetto alle stesse critiche ufficiali che hanno il marchio doc delle grandi case di distribuzione

  • Caro Badolo, le critiche ufficiali? Almeno in Italia non esiste critica….tutti cercano lavoro, come fanno a fare i critici? Anche se questo non vuol dire segare un lavoro o un artista ma cercare di argomentare luci ed ombre.

    Io sono il peggiore critico che ci possa essere, ma essendo l’unico la mia tesi grezza tende a diventare sintesi, nessuno che sappia, o voglia, contro argomentare in modo costruttivo con un’antitesi e senza offendere. Solitamente quando contro argomentano tendono a offendermi a caso….

    Ogni opera, ogni manifestazione del reale, presuppone delle scelte e quindi è significativa….

    lr

  • mauri lugli

    La cera consumata e le candele che bruciano -come nelle osterie anni ’80 e vasetti… Perché dovremmo preferire questo? alle installazioni dell’Hangar Bicocca: “Carsten Nicolai, immateriale monolite audio-video che – come un nastro srotolato all’infinito – realizza la fusione minimale, astratta, rigorosa, tra suoni digitali e visioni elettroniche. Il tutto giocato sulla monotonia cerebrale del bianco e del nero. E Tomàs Saraceno, con la sua esplosiva installazione ambientale, On Space Time Foam: una capsula fluttuante, costituita tra diversi livelli di pellicola trasparente, in cui addentrarsi – o meglio tuffarsi – come dentro a un dedalo lisergico. Spazi laterali, per esperienze percettive di confine.”(dall’art. di Helga Marsala)

  • Angelov

    Ho visitato la mostra ieri 11 gennaio, incuriosito sopratutto dalla foto con le due sculture in bronzo, che sembrano due bocche spalancate.
    E devo ammettere che non sono stato deluso; il resto della mostra si snoda all’interno di un appartamento molto esteso, ed in un quartiere residenziale di Milano.
    Una giovane mi ha accolto, e con lei sono rimasto a discorrere per una decina di minuti: la cosa che mi ha colpito è la sensazione di essermi trovato all’interno di una dimensione un po’ fuori dal tempo, per via dello stato in cui versa lo spazio espositivo: non sono ne un giornalista ne uno scrittore, per essere in grado di descrivere dettagliatamente la situazione, ma devo dire che mi ha ricordato di un periodo della mia vita, quando vissi in una grande caseggiato completamente occupato da molte persone libere ad Amsterdam, diciamo negli anni ’70.
    In più mi sono sentito in dovere di scusarmi per i commenti negativi apparsi su questo portale, scritti da persone che non avevano visitato la mostra, in segno di incoraggiamento, per un senso di improvvisata mia competenza in quel momento presentatasi.