Il ritorno di Peggy

Philip Rylands, direttore della Collezione Peggy Guggenheim, esamina gli anni veneziani della mecenate americana attraverso un vasto percorso di opere raramente esposte. E si sofferma sui dipinti dell’artista americana Marion Taylor, ceduti alla Solomon Guggenheim nel 1998. A Venezia fino al 6 maggio.

Graham Sutherland - Forma organica - 1962

A casa Peggy Guggenheim, terminati i lavori di restauro di Palazzo Venier dei Leoni e del giardino Nasher, si festeggia in grande stile, con una mostra dedicata agli ultimi trent’anni di vita della brillante mecenate americana. Il rinnovo era davvero necessario. Gli ultimi importanti lavori, successivi alla morte di Peggy, avvenuta nel 1979, e alla memorabile inondazione dello stesso anno, risalgono infatti agli anni Ottanta. L’allora amministratore e oggi direttore della Fondazione, Philip Rylands, cura personalmente la mostra che battezza la completa riapertura del museo. L’evento sembra avere il sapore di una soddisfazione personale per Rynalds, visti i mezzi e le risorse di cui oggi ha finalmente potuto disporre. Le irrisorie possibilità degli anni Ottanta? Solo un lontano ricordo.

Marion R. Taylor - Newton - 1989

Si riparte dunque con una mostra dedicata agli anni veneziani di Peggy (1949-1979) con l’aggiunta di alcune opere donate alla Fondazione dal 1979 a oggi. Nonostante le lacune e i vuoti che caratterizzano la collezione del secondo dopoguerra, la mostra Arte Europa (con una cospicua parte italiana) vuole essere, in un bilanciato avvicendarsi di pitture e sculture, il naturale sviluppo della collezione permanente, vera punta di diamante della Fondazione Peggy Guggenheim. Partendo dagli amici veneziani di Peggy, nella prima sala l’esposizione presenta un equilibrato e armonioso Giuseppe Santomaso, di fianco ai più esplosivi e gestuali Edmondo Bacci ed Emilio Vedova, per poi articolarsi in un percorso che affianca le sale degli artisti italiani del secondo dopoguerra (tra gli altri Mirko e il fratello Afro, Carla Accardi, Piero Dorazio) a quelle degli inglesi a loro contemporanei (dalle materiche e primitive pennellate di Alan Davie, allo studio di un deformato scimpanzé in posa di Francis Bacon, fino alle sculture disumanizzanti di Reg Buttler e compagni).

Lucio Fontana - Concetto Spaziale, Attese - 1965 - courtesy Fondazione Lucio Fontana, Milano

Dopo la stanza riservata ad alcuni dei principali protagonisti del gruppo CoBrA, accompagnati dal loro più grande ispiratore Jean Dubuffet, si conclude con le ricerche visive – sia scultoree che pittoriche – dell’arte cinetica, con le sperimentazione di nuovi materiali (i chiodi di Günther Uecker e le compressioni in alluminio di César) e con le indagini monocrome e spaziali di Agostino Bonalumi e Lucio Fontana. Al termine del percorso espositivo l’omaggio all’artista americana Marion R. Taylor e ai suoi dipinti (1966-2001) donati alla Solomon Guggenheim nel 1998. Un’artista sorprendente quanto indecisa, lungo tutto il suo percorso artistico. Nel complesso, una perfetta controparte d’oltreoceano agli artisti europei della prima parte dell’esposizione.

Elisabetta Allegro

Venezia // fino al 6 maggio 2012
Arte Europa 1949-1979
Marion R. Taylor – Dipinti, 1966-2001
a cura di Philip Rylands
COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM
Dorsoduro 701
041 2405411
[email protected]
www.guggenheim-venice.it

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Elisabetta Allegro
Elisabetta Allegro (Camposampiero, 1985, vive a Padova) è neolaureata in Arti Visive (Laurea Magistrale) all’Università di Bologna. Ha studiato Storia e Tutela dei Beni Culturali presso l’Università di Padova ed ha seguito il Corso di Art Management tenuto dal Centro d’Arte Contemporanea A+A (Centro Espositivo Pubblico Sloveno) di Venezia. Si interessa all’Arte Californiana degli anni Sessanta (Lowbrow Art e controcultura, Psychedelic Rock Poster Art, Underground Comix e Kustom Kulture). Ha collaborato ad alcune mostre che hanno avuto luogo nella città di Padova.