De Maria e la a pittura trascendentale

Transavanguardia, ancora. Stavolta però in versione solo show. Nicola De Maria è il protagonista – fino al 4 marzo – di una grande mostra al Centro Pecci di Prato, a cura di Bonito Oliva e Bazzini. Un’altra occasione per fare il punto sul movimento più amato e odiato di sempre.

Nicola De Maria - I miei dipinti s'inchinano a Dio - 2011 - courtesy l’artista

La forza essenziale di Nicola De Maria (Foglianise, 1954) è la capacità di abitare le relazioni tra arte e spazio, senza mirare a un cambiamento del reale o dell’organizzazione sociale, condizione programmatica di molte avanguardie. Non esiste costrizione, ma solo un invito di partecipazione ai propri stati d’animo. E affinché ciò non si risolva in un superficiale culto dell’ego, l’individualità viene sempre collegata a una dimensione cosmica, in accordo, del resto, con gli intenti originali dell’astrattismo. Il riferimento specifico di Achille Bonito Oliva, storico “ideatore” della Transavanguardia e curatore insieme a Marco Bazzini di questa antologica con opere degli anni Novanta e Duemila, è all’architettura delle cupole: “il risultato è una pittura che assume la cadenza spaziale del concavo, una curva che include lo sguardo e la complessità sensoriale dello spettatore”.
I grandi spazi del museo, di complessa gestione anche per un autore navigato, vengono cadenzati da un ritmo pressante ma non invasivo, costituito, oltre che dal dipingere, dalla poesia, dalla musica, dalla grafica, dal gioco, dal sacro. I riferimenti al mondo sfuggono ogni problematicità accessoria, per arrivare letteralmente al “cuore” delle cose: da questo punto di vista si potrebbe dire che l’artista non procede in modo verticale, ma estensivo, inglobando in sé tutto quanto lo affascina, così rispettando il prefisso trans- della corrente a cui appartiene.

Nicola De Maria – Naturaaa - 2006-07 - olio su tavola - coll. privata

Ampie campiture di colore nei quadri Universo senza bombe e nei vari Regni di fiori, talvolta escrescenze materiche che invitano il tatto, manifesti composti per mostre e per festival, quindi la grande sala site-specific decorata con pigmenti abbaglianti e tele di grande formato, nuovo manifesto di una personale gioia di dipingere. Tutto si dà allo spettatore per un immediato godimento, non per interpretazioni complicate.
In questo modo De Maria porta allo scoperto uno dei punti critici della Transavanguardia. Si tratta di un movimento che ci teniamo ben stretti, a ragione, per la generalizzata sofferenza dell’arte italiana nel contesto internazionale degli ultimi decenni, e in altro modo per il successo commerciale che ha riscontrato. Ma proprio quanto teorizzato alla sua nascita,“il recupero dell’inattualità della pittura, […] lo spessore di un’immagine che non si priva del piacere della rappresentazione e della narrazione” – il che spesso significa citazionismo, si è rivelato limitante. La meraviglia che si vorrebbe accendere subito sminuisce: lo stile delle opere è ben riconoscibile, piacevole per tutti, ma difficilmente genera vero stupore.

Matteo Innocenti

Prato // fino al 4 marzo 2012
Nicola De Maria – I miei dipinti s’inchinano a Dio
a cura di Achille Bonito Oliva e Marco Bazzini
CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA LUIGI PECCI DI PRATO
Viale della Repubblica 277
0574 531828
[email protected]
www.centropecci.it


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  • Domenico Ghin

    Ma è l’inattualità dell’arte attraverso il recupero dell’immagine e anche della rappresentazione attraverso essa grazie alla Transavanguardia, che oggi può rivelarsi paradossalmente come la vera forza rinnovatrice dell’arte, al di fuori e oltre a ogni forma di neo arte concettuale che imperversa in questi anni, e per arte concettuale intendo non solo l’arte povera e concettuale ( anche se non sono mancati risvolti estetici interessanti in questo ambito ) ma anche tutte quelle espressioni artistiche che pongono come fondamento l’ innovazione del materiale alla base del loro processo artistico e che puntano alla provocazione e al disorientamento dello spettatore.’ L’inattualità dell’arte’ se ha da una parte lo svantaggio di non far presa immediata con la realtà ha il grande vantaggio di fissarsi oltre i paletti del proprio tempo, del proprio ambito storico. E la Transavanguardia anche se nata inizialmente soprattutto come reazione all’ arte Concettuale degli anni settanta, ha avuto il grande pregio di tracciare il solco per un ruolo dell’arte libera da condizionamenti esterni e propedeutica in senso ontologico all’ interno della società, come lo è stato fin dall’ inizio