L’evento secondo Griffa

Mentre Rivoli celebra l’Arte Povera, Biasutti propone trent’anni di lavori di Giorgio Griffa. Artista torinese che nulla ha da invidiare ai poveristi. Lo dimostra fino al 5 novembre.

Giorgio Griffa - Campo Rosso - 1987

In tedesco la parola Rahmen significa cornice, ma anche limite. Nel pragmatismo lessicale teutonico non poteva essere altrimenti. Allo stesso modo, non sarebbe logico che i lavori di Giorgio Griffa (Torino, 1936), esposti da Giampiero Biasutti in una personale che ne raduna trent’anni di produzione, fossero rinchiusi in una cornice. Lavori senza limiti mal si adatterebbero a gabbie che ne circoscrivano il respiro. Ecco allora che le tele appese “nude” in galleria sembrano, più che opere compiute, frammenti di un panta rei che non ha inizio né fine. Segni di colore e numeri del canone aureo che si muovono come organismi autosufficienti da una tela all’altra nel moto delle cifre euclidee che, come in un ossimoro, è, allo stesso tempo, finito e infinito. “È la pittura come evento”, dice Griffa. “È la pittura che rappresenta se stessa e rappresenta il rito del dipingere”. Insomma, parafrasando Gertrude Stein, la pittura è la pittura è la pittura è la pittura…

Stefano Riba

Torino // fino al 5 novembre 2011
Giorgio Griffa – Di Segni e Numeri
www.galleriabiasutti.com