Toscana rossa

Scoprire e riscoprire la storia e l’arte russa attraverso quaranta dipinti in mostra a Firenze. Dai ritratti ufficiali ai paesaggi, dalle masse contadine alle forme astratte, un avvincente racconto per immagini attraverso tre secoli.

Kazimir Malevic - Testa del contadino - 1928-29

Quanta strada dal 1993, quando a Palazzo Medici Riccardi venivano esposte per la prima volta le opere di Malevic, a lungo negate anche al pubblico sovietico perché “incompatibili” col regime.
A vent’anni di distanza, la curatrice Eugenjia Petrova annuncia di voler introdurre il pubblico italiano all’arte russa, andando oltre le avanguardie e i nomi più celebri, tratteggiandone un profilo significativo, attraverso le opere del Museo Russo di San Pietroburgo. Come prologo un’unica rappresentativa icona, che condensa secoli di sopravvivenza e fortuna di questo genere d’arte religiosa, che si identifica spesso tout court con l’arte russa. Grande spazio è invece lasciato a pittori del Settecento e dell’Ottocento meno noti, che riservano grandi sorprese e sanno ancora suscitare un senso di scoperta, e che in alcuni casi ebbero rapporti privilegiati con l’Italia, tema che arricchisce la mostra di suggestivi rimandi.

Il’ja Repin - Lev Nikolajevich Tolstoj a piedi scalzi - 1901

Scopriamo infatti subito che l’artista prediletto di Pietro il Grande, Ivan Nikitin, fu a Firenze, e con lui iniziò una fortunata produzione di ritratti che, dapprima modellati su esempi europei, diventarono via via più chiaramente improntati all’esigenza di definire uno stile personale e nazionale. Fra i ritratti celebri spicca quello di Lanskoj, favorito di Caterina II, e ispirato a opere contemporanee di Pompeo Batoni.
Il processo di definizione arriva a maturare durante il periodo delle guerre napoleoniche, a cui risale il Ritratto di Evgraf Davydov, dipinto da Kiprenskij: un’immagine di eroe romantico, elegante, disinvolto, manifesto della pittura romantica. Di cultura romantica è anche Karl Brjullov, che rappresenta un caso emblematico: riuscì a dipingere grandi quadri di storia, ritratti eleganti e pervasi di sentimento, e moltissime vedute dell’Italia, di sapore un po’ oleografico, ma che testimoniano la fortuna di queste rappresentazioni e l’attaccamento dell’artista all’Italia, dove si stabilì e morì.

Ivan Shishkin - Erba. Pargolovo - 1884-85

Alla prima metà dell’Ottocento risalgono anche le opere che mostrano aspetti e costumi della vita russa, a volte, come in Krylov, con un approccio naïf, altre come Soroka con uno stile più vicino alla limpidezza dei pittori danesi e tedeschi di età romantica.
Della grande stagione realista è uno dei capolavori della mostra: il monumentale ritratto Lev Tolstoj scalzo dipinto da Ilja Repin nel 1901. Il pittore e lo scrittore erano legati da una profonda amicizia (Repin veniva chiamato “il Tolstoj della pittura”) e Tolstoj, alla ricerca di una vita semplice e di profondi valori spirituali, è presentato come un padre spirituale. Il quadro viene completato in un momento culturalmente molto intenso, fra rifiuto del positivismo e spinte individualistiche, che vide fiorire stili, scuole e tendenze che preannunciano la stagione dell’avanguardia in cui rientrano i complessi simbolismi di Vrubel e Serov e il gusto neoprimitivista di Natalia Goncharova, in mostra con le Lavandaie, che fonde la passione dell’artista per le stampe popolari russe, il ripetitivo lavoro femminile e influenze di Gauguin e delle statue di antichi sciiti che emergevano dagli scavi archeologici.

Orest Kiprenskij - Ritratto di Eugraf Davydov - 1809

L’ultimo capitolo di questa storia sono le opere di Kandinsky, di Filonov e di Malevic, che conclude la sua esperienza artistica con un ritorno al classico venato di misticismo nell’Autoritratto, che esprime “un’avanguardia fermata in corsa”, quando a partire dagli anni ‘30 il realismo socialista si appropria anche della produzione artistica costringendo gli artisti alla clandestinità e all’isolamento per oltre cinquant’anni.

Silvia Bonacini

dal 7 febbraio al 30 aprile 2011
Dalle icone a Malevich. Capolavori dal Museo Russo di San Pietroburgo
a cura di Eugenjia Petrova
Galleria d’Arte Moderna – Palazzo Pitti
Piazza dei Pitti, 1 – 50125
Firenze
Orario: da martedì a domenica ore 8.15-18.50
Ingresso: intero € 12; ridotto € 6
Info: tel. +39 055294883;
[email protected]; www.polomuseale.firenze.it/GAM/

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Silvia Bonacini (Reggio Emilia, 1970) Nata nelle pianure dell’Emilia è fuggita a Firenze per evitare la nebbia, dopo aver studiato lingue si è laureata in Storia dell’Arte Moderna e lavora come guida turistica dal 1998, cosi sta fra mostre e musei tutti i giorni. Si è occupata molto di didattica e progetti educativi per bambini e ragazzi con l’associazione Firenzesottosopra. Ha collaborato come docente e relatore con istituzioni e scuole sui temi dell’arte e della storia di Firenze, ha svolto ricerche iconografiche e collaborazioni editoriali. Continua a studiare in particolare la pittura dell’Ottocento.