Daniel Birnbaum lascia il Moderna Museet per dirigere il progetto di realtà virtuale Acute Art

Dopo aver diretto accademie, musei e biennali in tutto il mondo, il curatore svedese decide di avventurarsi in un nuovo settore, quello della realtà virtuale. Daniel Birnbaum alla fine dell’anno volerà a Londra per dirigere la start-up Acute Art

Daniel Birnbaum. Photo Åsa Lundén Moderna Museet
Daniel Birnbaum. Photo Åsa Lundén Moderna Museet

“Penso che la tecnologia cambierà l’arte in modo radicale. Come disse Walter Benjamin, il compito dell’arte è quello di creare bisogni che possono essere soddisfatti soltanto dalle generazioni successive. Alcuni artisti sono stati in grado di anticipare le possibilità digitali che si sviluppano a grande velocità oggi. Per esempio, Salvador Dalì non pensava già in termini di realtà virtuale?”. A parlare è Daniel Birnbaum (1963), critico e curatore svedese, che aveva rilasciato questa dichiarazione lo scorso gennaio, in occasione del Verbier Art Summit, tavola rotonda sull’arte che si tiene ogni anno sulle Alpi Svizzere e che nel 2017 portava il titolo More Than Real. Art in the Digital Age. Birnbaum, che di quell’edizione del convegno era il curatore, aveva chiamato a raccolta artisti, studiosi e intellettuali (tra cui Ed Atkins, Douglas Coupland, Olafur Eliasson, Karen Archey e Michelle Kuo) per discutere il destino dell’arte nell’era delle tecnologie digitali, con una particolare attenzione per la realtà virtuale. Con Douglas Coupland era nata una conversazione molto approfondita e stimolante, finita poi anche sulle pagine di Artforum in un articolo del novembre 2017 intitolato Wildest Dreams.

DAI MUSEI ALLA REALTÀ VIRTUALE

I segnali di un interesse per il settore da parte di Birnbaum, insomma, c’erano tutti. È stata tuttavia una sorpresa per tutti la sua decisione di lasciare la direzione del Moderna Museet di Stoccolma, che dirigeva dal 2010 – dopo essere stato alla guida di altre prestigiose istituzioni come la Biennale di Venezia (2009), la Triennale di Torino (2003), la Biennale di Mosca (2005-7) e la Triennale di Yokohama (2008) – per guidare il progetto Acute Art. La start-up londinese, di cui vi abbiamo parlato nei mesi scorsi, è una piattaforma che mette a disposizione degli artisti tutte le tecnologie necessarie per realizzare progetti in realtà virtuale, realtà aumentata e video a 360 gradi. Nel suo portfolio, fruibile tramite il sito e una serie di app, ci sono già opere di Christo & Jeanne-Claude, Marina Abramovic, Jeff Koons, Anish Kapoor, Olafur Eliasson, Nathalie Djurberg & Hans Berg e Jakob Steensen. Birnbaum si trasferirà a Londra alla fine dell’anno e si occuperà della selezione degli artisti, delle commissioni e naturalmente di tutti i progetti espositivi. “Ho avuto il grande privilegio di dirigere una delle migliori scuole d’arte [la Städelschule di Francoforte, n.d.r], un museo d’arte moderna esemplare e le biennali più leggendarie. È quindi arrivato il momento di lasciare il vecchio mondo istituzionale per esplorare territori sconosciuti”, ha dichiarato il curatore svedese alla stampa.

Jeff Koons - Acute Art
Jeff Koons – Acute Art

PER UNA MAGGIORE SPERIMENTAZIONE

C’è da sperare che il suo arrivo spinga il progetto verso lidi più sperimentali, rimettendo in discussione la scelta iniziale di lavorare solo con grandissimi nomi (leggi: brand) dell’arte contemporanea, artisti che dimostrano una scarsa propensione all’indagine sulla natura delle nuove tecnologie e si limitano a “tradurre” opere e poetiche già consolidate per la fruizione su una diversa piattaforma, con risultati spesso deludenti. Se l’idea di mettere a disposizione degli artisti le tecnologie, i tecnici e un ambiente stimolante è sicuramente positiva, sarà anche necessario lasciarli liberi di stravolgere il medium, piegandolo a usi alternativi, imprevisti, inconsueti. E magari anche di coinvolgere personalità già impegnate nella ricerca sulle possibilità espressive, percettive e narrative della realtà virtuale, in modo da stimolare una maggiore consapevolezza nel suo utilizzo.

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.