Artworld e social network. Il contatto

I meccanismi di presentazione in Rete sono in realtà molto più importanti di quanto si pensi. Questo la premessa del progetto or-bits.com, una piattaforma curatoriale che mette a fuoco le relazioni tecnologiche che stanno dietro quelle umane. E lo fa in maniera eccellente.

or-bits.com presenta Source Coding al Quare project space - Londra 2010

Marialaura Ghidini è una curatrice di base a Newcastle, e nel 2009 ha deciso di esplorare nuove vie per “rimediare” al disservizio fra la pratica artistica e la sua controparte digitale. Ha iniziato a invitare artisti e a commissionare lavori pensati appositamente per il digitale, e fin qui niente di nuovo. Quello che fa la differenza è l’approccio curatoriale nei confronti della navigazione del web, che richiede organizzazione e utilizzo di media diversi nel medesimo spazio, esattamente come in una galleria d’arte o in luogo espositivo.
Or-bits considera la pianificazione e sviluppo della navigazione web come un’esperienza implicitamente curatoriale. Non funziona per accumulo di informazioni visive o testuali (come per la maggioranza dei siti a orientamento artistico), ma esplora varianti e possibilità della tecnologia pensata in relazione a quello spazio – per esempio attraverso lo scrollbar orizzontale anziché verticale, la musica elettronica commissionata per una specifica navigazione, o l’uso dello zoom di solito incluso per la vendita di abbigliamento online.

Ryan Todd, Natuzzi e Or-bits per il London Design Festival

Un’altra caratteristica originale riguarda gli artisti: non necessariamente “new media artist” o “web artist”, ma artisti che vengono invitati a produrre un nuovo lavoro considerando la natura e la specificità della loro pratica, non quella del sito che li ospita. Che non è mica facile, se dovete pensare a mantenere la specificità della vostra scultura, ma online.
A volte Or-bits estende il proprio approccio curatoriale al di fuori della Rete; gli artisti sono invitati a realizzare lavori che mantengano la specificità della loro pratica, ma questa volta in un contesto spaziale a tre dimensioni, come uno spazio espositivo oppure un postal box commissionato appositamente a un designer. È quasi un’inversione di tendenza, come Oliver Basciano lascia trapelare nel suo recente articolo su Art Review: sembra che lo spazio fisico esista a supporto di quello online, e gli artisti e i curatori questionino costantemente il loro spazio fisico (di mattoni o di carta) in relazione a quello – universale e “significante” – del web.

Alfredo Cramerotti

www.or-bits.com

CONDIVIDI
Alfredo Cramerotti è un critico, curatore e artista di base nel Regno Unito. Il suo lavoro esplora la relazione tra realtà e rappresentazione attraverso una serie di media e collaborazioni tra le quali TV e radio, pubblicazioni, internet, festival mediatici, fotografia, critica e cura di progetti artistici. Nel 2011 Cramerotti è stato nominato Direttore del Mostyn, la principale galleria pubblica d’arte contemporanea del Galles. In passato è stato Co-Curatore di Manifesta 8, la biennale europea di arte contemporanea (2009-10) e Curatore Senior al QUAD di Derby (2008-11). Al di fuori dei suoi impegni istituzionali, Cramerotti e’ Candidato Ph.D. presso il Centro Europeo per la Ricerca in Fotografia, University of Wales, Newport, Co-Direttore dell’agenzia curatoriale itinerante AGM Culture, e Co-Curatore di CPS Chamber of Public Secrets, unita’ di produzione artistica e mediatica. E’ Visiting Lecturer in varie università europee tra le quail NTU Nottingham Trent University, University of Westminster e DAI Dutch Arts Institute, e Curatore della collana Critical Photography per Intellect Books. Sue pubblicazioni recenti comprendono i libri Aesthetic Journalism: How to Inform without Informing (2009) e Unmapping the City: Perspectives of Flatness (2010).