Microcredito e crowdfunding per la cultura

Cultura e creatività: due ambiti vasti ed eterogenei nei quali sono sempre più numerose le start up che si sfidano, nel tentativo di mettere a punto nuovi e vincenti modelli d’impresa. Sono le stesse start up che si prefiggono di sviluppare nuove forme di progettazione, di produzione e di distribuzione per i servizi e i prodotti culturali e creativi, le stesse start up che per mettere radici e crescere hanno bisogno di un ecosistema incentivante, che fornisca loro guida, supporto manageriale, network di relazioni e sostegno finanziario.

Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato

Lo scenario dei finanziamenti alle nuove imprese è tradizionalmente dominato dall’egemonia dei grandi fondi d’investimento, i quali raccolgono i capitali di una moltitudine di investitori privati, con la promessa di restituire ritorni soddisfacenti. Questi strumenti finanziari sono portati a operare secondo la logica dei grandi numeri, che li conduce a investire round progressivi di risorse in un vasto numero di start up, alla costante ricerca di quelle poche fortunate che sapranno realmente fare il “boom”. L’esigenza di ottenere grandi ritorni economici, però, li porta a selezionare prevalentemente le start up del settore tecnologico, ovvero quelle realtà che sono in grado di ottenere le performance migliori, in un percorso che vede la concentrazione degli ultimi round di finanziamento in pochi promettenti nomi.
Nonostante la tecnologia pervada trasversalmente una moltitudine di settori – cultura e creatività comprese -, le start up operanti in questi due mondi si confrontano con la difficoltà di accesso ai finanziamenti, in ragione dell’alta rischiosità loro associata. Diventa quanto mai prioritario, quindi, individuare e testare una serie di strumenti finanziari che permettano a due settori strategici come la cultura e la creatività di prosperare e diventare il volano per la riconversione economica del Paese.
Sviluppare una nuova idea progettuale o imprenditoriale porta con sé la necessità di ragionare su come renderla economicamente sostenibile. Ogni start up è tenuta a interrogarsi sul proprio modello di business, che costituisce un’arma fondamentale nella ricerca dei finanziamenti funzionali alla crescita e al posizionamento sul mercato. Allo stesso tempo, diventa altresì necessario lavorare sugli strumenti finanziari, selezionando soluzioni capaci di sostenere le nuove imprese nel loro percorso, soluzioni che sappiano costituire un valido supporto anche per tutte le start up operanti nei settori ad alto rischio, tradizionalmente escluse dai circuiti di credito e dai canali di finanziamento tradizionali.

Crowdfunding
Crowdfunding

Il microcredito e il crowdfunding, costituiscono senza dubbio due fra gli strumenti finanziari più interessanti del momento. Entrambi costituiscono soluzioni la cui applicazione può rivelarsi strategica e funzionale alla crescita dei settori “ad alto rischio”, quali ad esempio la cultura e la creatività, ed entrambi possono giocare un ruolo determinante nel correggere alcuni dei limiti del nostro sistema economico, come il nanismo delle imprese e la scarsa trasparenza degli investitori.
Se l’equity crowdfunding, regolato dalla Consob nel 2013, ha le potenzialità di un moltiplicatore e rappresenta uno strumento funzionale alla ricerca di investitori privati da coinvolgere nell’aumento del capitale sociale, il microcredito è particolarmente indicato per l’avvio di micro e piccole imprese, così come per rafforzare i processi di capitalizzazione, in settori tradizionalmente considerati ad alto rischio.
La cultura e la creatività sono due settori che possono trarre beneficio dall’applicazione di questi strumenti, i quali possono rivelarsi strategici alla crescita e allo sviluppo di progetti, start up e micro imprese.
Sul panorama italiano, nel corso degli ultimi anni gli spazi reali e virtuali dedicati alle start up si sono moltiplicati. Nonostante gli sforzi compiuti, però, sono ancora poche le nuove imprese che riescono a superare i primi round d’investimento, posizionandosi stabilmente sul mercato. In questo scenario, individuare e testare un range ampio ed eterogeneo di strumenti di finanziamento da offrire a progettisti e neoimprenditori è quanto mai strategico e fondamentale. Chi opera già stabilmente sul mercato, le imprese culturali e creative che si propongono di affiancare le start up nella loro crescita, non possono che sostenere tale ricerca e sperimentazione, inseguendo l’obiettivo di costruire un ecosistema favorevole per lo sviluppo di nuove opportunità e prefiggendosi il traguardo di una crescita sinergica e diffusa.

Stefano Monti

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.