Ubu, miniera del web

Fondato nel 1996 da Kenneth Goldsmith, UbuWeb è un contenitore straordinario di documenti. Si parla di arte, poesia, danza, cinema, teatro. E soprattutto si possono leggere e vedere cose che voi umani…

Una pagina di UbuWeb

Nel 1996 il poeta Kenneth Goldsmith crea UbuWeb, tra i più importanti contenitori di documenti disponibili in Rete relativamente ad arte, poesia, danza, cinema, teatro. Quando, un anno dopo, nasce Google, Zuckerberg ha solo dodici anni e per far parlare di sé dovrà aspettarne altri dieci; stessa sorte per l’ingresso nel web di Youtube. Goldsmith, invece, da buon precursore, già da tempo e senza alcun guadagno rendeva disponibile in Rete materiale originale, fuori commercio o praticamente introvabile, permettendone a tutti la visione gratuita.
Come scritto nel suo manifesto, le caratteristiche di UbuWeb sono quelle dell’assemblaggio e del collage, come nell’arte di Wallace Berman (nel video Aleph) o nella poesia visiva e concettuale. Lo spazio e la potenzialità della Rete diventano un modello per sovrapposizioni, sempre aperto a nuove unioni per offrire, a un’invisibile comunità, il concreto sogno delle infinite possibilità di condivisione attraverso Internet.
Entrare in questo sito e sentirsi addosso l’onesta frustrazione per ciò che non si conosce è inevitabile ed è una sensazione impagabile. Passato lo smarrimento – non sapere da che parte iniziare per la qualità e quantità dell’offerta disponibile -, navigare al suo interno diventa realmente un esercizio unico. Tanto che, se si è guidati da una ricerca specifica, è impossibile limitarsi; se invece l’obiettivo non è ben delineato, la decisione di lasciarsi andare, seguendo i titoli per rintracciare percorsi e assecondare collegamenti, lascia spazio a grandi sorprese.
Varie le sezioni in homepage. Film & video raccoglie centinaia di nomi e documenti. Così in Sucking on words è possibile incontrare Kenneth Goldsmith, dove l’iniziale citazione di Brion Gysin, “writing is fifty years behind painting”, trova le sue ragioni nel video di quest’artista della Beat Generation, Demonstration of Gysin Permutation Software. Tra gli artisti più noti, Francis Bacon protagonista del South Bank Show nel 1985, quando vinse l’International Emmy Award, o un raro Tinguely in Sculpture Mouvante del 1981. La voce Flux Film, fra i tanti titoli, crea l’imbarazzo della scelta. Scorrendo l’elenco, I’m a Victim of this Song, il racconto di note e ossessioni di Pipilotti Rist, così come il diario visivo di Nan Goldin, In My Life (1997). È poi possibile trovare Fresh Kill, video di Gordon Matta-Clark proiettato a Documenta 5 nel 1972, senza però lasciarsi sfuggire Food, storia di una cooperativa alimentare di artisti che dette vita al leggendario ristorante di Soho, dove il cibo era il ponte per l’organizzazione di eventi artistici e spettacoli. Solo esempi, realmente la punta di un iceberg.

Adele Cappelli

www.ubu.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #18
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Adele Cappelli
Adele Cappelli (Ascoli Piceno, 1967) si occupa di arte contemporanea, formazione e comunicazione in ambito culturale-artistico. Docente di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Urbino e docente a contratto di Storia dell’Arte Contemporanea all’UNICAM-Corso di Laurea Disegno Industriale e Ambientale, Scuola di Architettura e Design E. Vittoria.
  • angelov

    Ma si tratta di qualcosa di incredibilmente formidabile!
    Grazie Artribune.