Wajih Gharbi – L’anima del colore

Cerveteri - 31/07/2011 : 10/08/2011

La ricerca dell'artista lo ha portato inizialmente ad affrontare il corpo femminile, i cui volti erano appena accennati, ma dallo scorso anno la sua attenzione e' volta anche al corpo maschile.

Informazioni

  • Luogo: PALAZZO G. RUSPOLI
  • Indirizzo: Piazza S. Maria Cerveteri - Cerveteri - Lazio
  • Quando: dal 31/07/2011 - al 10/08/2011
  • Vernissage: 31/07/2011 ore 18
  • Autori: Wajih Gharbi
  • Curatori: Laura Ramoino
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

La Galleria Le Tele Tolte è lieta di presentare la nuova mostra personale di Wajih Gharbi “L’anima del colore” che sarà inaugurata il 31 luglio alle ore 18.00 al Palazzo G. Ruspoli di Cerveteri. Vi aspettiamo. Wajih Gharbi è un artista. Conoscerlo permette di ritrovare tutte le caratteristiche finora enunciate, e tutto questo si palesa in molti dei suoi quadri

Non tutti, non tutte le opere nascono con lo stesso fuoco, in alcune opere ci ha girato intorno, ha studiato la tecnica, ha provato il colore, la ricerca è necessaria per poter poi lasciare libera la mano, ormai istruita, di esprimere ciò che interiormente spinge per uscire. I suoi quadri migliori nascono in quel momento, si distinguono dagli altri, esprimono forza primitiva, istinto, sicurezza interiore. Se si ha la fortuna di veder nascere uno di questi lavori si rimani rapiti. Le pennellate all'inizio sembrano confuse, veloci, senza senso, poi un segno alla volta improvvisamente la figura emerge, esce prepotentemente dal fondo, quasi in rilievo. Solo allora ci si accorge che ogni pennellata che sembrava buttata a caso era studiata, cercata, voluta, il quadro era nato giorni prima nella sua mente, quando la tela bianca era appoggiata da qualche parte in attesa. Non c'è razionalità in questo momento, c'è il suo essere, la sua forza e la sua cultura che supportano la necessità di esprimere quello che sente attraverso la sua mano che veloce e sicura dipinge la tela. C'è luce e oscurità nei suoi quadri, c'è sintesi, c'è ricerca e tecnica.

Ama i colori che ricordano la terra, il nero, il giallo, il marrone e il rosso, ama usare i colori acrilici perché al contrario dell'olio gli permettono una velocità a lui necessaria, vuole vedere i colori che si mescolano direttamente sulla tela, è già tutto nella sua mente, ha sperimentato in precedenza, per poter lasciare andare il suo istinto e la sua creatività senza vincoli e senza attese. La sua ricerca artistica lo ha portato inizialmente ad affrontare il corpo femminile, i cui volti erano appena accennati, donne la cui identità si manifestava solo attraverso un movimento istintuale e veloce, andando oltre la semplice figurazione riuscendo a mostrare l'essenza della donna in tutte le sue innumerevoli e talvolta incomprensibili sfaccettature. Lo scorso anno la sua ricerca si è spostata al corpo maschile e allo stesso modo Wajih è andato oltre, inserendo in ogni quadro, attraverso il suo modo di dipingere, una parte della sua memoria, della sua storia, delle sue emozioni, pensieri ed esperienze in cui chiunque si può riconoscere. Il modello era lui stesso, nudo di fronte ad uno specchio, mantenendo posizioni faticose pur di cogliere “in diretta” l'espressione voluta, la luce giusta. Nel suo lavoro Wajih non si è limitato ad una ricerca anatomica e cromatica, ma ha nuovamente colto, così come fece con lo studio del corpo femminile, l'essenza dell'uomo in tutte le sue forme, ha saputo evidenziare l'uomo al di là del corpo, le sue debolezze, la sua forza, le sue insicurezze, la sua sensualità in un perfetto equilibro armonico di luce e colori. In questa nuova serie di lavori Wajih è tornato ad analizzare la femminilità, ne ha ammorbidito le forme, dando alle “sue” donne un movimento e un colore nuovo. Osservando i suoi quadri si ha l'impressione di una danza virtuale, corpi che si estendono oltre la tela, come se lo spazio a disposizione non fosse mai sufficiente ad esprimere in modo totale la complessità femminile. Pur provenendo da una cultura in cui la donna ricopre un ruolo di secondo piano rispetto all'uomo, Wajih si allontana da questi concetti e riconosce alla donna un ruolo più che paritario giungendo con l'opera La creazione di Eva ad una provocazione sociale e religiosa mettendo la donna al centro dell'universo, allontanandola dalla posizione secondaria di sottomissione all'uomo in quanta creata attraverso Adamo.