Un altro mondo è ancora possibile?

Genova - 07/07/2011 : 27/07/2011

Tredici artisti e collettivi internazionali osservano in modo critico il mondo a dieci anni dai fatti del G8 di Genova, ponendo al centro delle loro riflessioni il tema della sostenibilità ambientale, la crisi economica, le disuguaglianze sociali e i mezzi di partecipazione attiva attraverso i quali i cittadini promuovono il cambiamento sociale.

Informazioni

Comunicato stampa

Nel luglio del 2001 centinaia di migliaia di donne e uomini provenienti da ogni parte del mondo e appartenenti a culture politiche anche molto differenti sfilavano per le strade di Genova, teatro dell’annuale vertice del G8. Uniti nel dire “no” al paradigma della globalizzazione neoliberista allora al suo apice, additavano il deficit di partecipazione democratica a tale processo, nonché le disuguaglianze economiche e le devastazioni ambientali ad essa connesse e proclamavano la necessità e la possibilità di un mondo radicalmente diverso.
Nel corso del decennio successivo, quegli stessi movimenti di contestazione hanno conosciuto, specie in Italia, momenti di ripiegamento

Al cospetto della grave crisi economica in corso, della minaccia costituita dal surriscaldamento globale e della crescente scarsezza delle risorse naturali, delle disuguaglianze sociali sempre più accentuate, della sempre più drammatica distanza tra rappresentanti e rappresentati nel contesto delle democrazie liberali, le ragioni del “popolo di Genova” appaiono più che mai attuali e, per certi versi, persino profetiche.

Tredici sono i lavori selezionati per la mostra Un altro mondo è ancora possibile?, realizzati da altrettanti artisti e collettivi nati dal 1970 in poi: Alterazioni Video, Emanuela Ascari, Dario Azzellini & Oliver Ressler, Minerva Cuevas, Nemanja Cvijanovic, Claire Fontaine, Democracia, NoiSeGrUp, Ciprian Muresan, Giuditta Nelli, Giuliana Racco, Marco Villani, Ciro Vitale. Alcuni già protagonisti della stagione dell’arte attivista post-Seattle, altri emersi più tardi, gli artisti articolano il loro discorso intorno all’oscillazione tra memoria di quei giorni di lotta e prospettive future di trasformazione, quasi rinnovando la celebre figura benjaminiana dell’Angelo della Storia e arrivando a trarne una sintesi nel pieno rispetto delle loro differenti poetiche: dalla pianificazione di modalità di vita alternative al ripristino di verità sottaciute; dalla stretta identificazione con le pratiche di militanza alla sussunzione delle stesse ad opera del capitale.

Il wall-paper Sometimes you must break the rules (2007) di Alterazioni Video è realizzato attraverso un collage di fotografie tratte da pubblicità che utilizzano l'immaginario della rivolta e della contestazione per fini commerciali, a cui sono sovrimpresse alcune scritte indicanti luoghi e giorni che rimandano ai summit tra potenze mondiali. Non vi è più alcuna differenza tra la rivolta e la vendita di contratti di assicurazione: viene utilizzato tutto, qualsiasi cosa può divenire un utile strumento per produrre e per aprire nuove aree di mercato.
L'artista messicana Minerva Cuevas presenta Donald McRonald (2003), video tratto dall'omonima performance svoltasi in occasione della mostra Hardcore al Palais de Tokyo. La performance era realizzata da un attore vestito da Ronald McDonald, il pagliaccio panciuto dal grande sorriso che, in piedi, fuori da un locale McDonald's a Parigi, mordendo selvaggiamente hamburger, dichiarava i diritti dei lavoratori e diffondeva dati sulla qualità scadente del cibo della catena di fastfood.
Nemanja Cvijanovic nel video Applause! (2008) riprende la performance realizzata pagando duecento persone (scelte tra i cittadini più bisognosi) con fondi “pubblici” per farle manifestare nella Piazza dei Fiori a Zagabria. In questa situazione fittizia, i cittadini hanno recitato il ruolo della propria responsabilità civile. Anche se in alcuni momenti hanno preso in mano la situazione e si sono completamente identificati con la manifestazione inventando dei propri slogan, alla fine hanno ceduto all'offerta della paga pattuita, costretti dall'ingiusta situazione economica.
What is terrifying is a certain way to face terror (2008) di Claire Fontaine è costituito da due pile di 3000 poster identici che fanno parte della serie dei “manifesti privi di immagini”. I due poster agiscono come un dittico, riportando la stessa frase, bianca su fondo nero e viceversa, corrispondente al titolo del lavoro. Si tratta di una citazione di Paolo Virno sulle ideologie sicuritarie, che con la recente uccisione di Bin Laden acquista ulteriore attualità.
I lavori di Marco Villani e del collettivo Democracia riflettono entrambi sulla presenza araba nei paesi europei attraverso la realizzazione e l'affissione di manifesti in arabo, entrambi con scritta bianca su fondo nero. Democrazia (2011) di Marco Villani, che consiste in due manifesti, uno esposto in mostra e uno nel contesto urbano, si concentra sul concetto di democrazia. La parola mette a confronto le culture occidentale e araba, generando un cortocircuito tra la lingua in cui viene espressa e il suo significato. Il progetto evoca inoltre la guerra civile in Nord Africa e stimola una riflessione sull'attuale condizione del sistema democratico occidentale. Subtextos è un progetto dei Democracia realizzato a Cartagena (2009) e a Manresa (2010): partendo da un contesto specifico, gli artisti hanno realizzato un intervento pubblico rivolto a una specifica comunità (ad esempio quella marocchina nella città di Cartagena). La strategia è quella di inserire messaggi in arabo sui canali di comunicazione della pubblicità, messaggi che servono a mettere in luce l'eterogeneità della società civile: se da un lato la lingua è leggibile solo per la comunità marocchina, il resto della popolazione viene resa consapevole dell'esistenza di tale gruppo nella vita sociale.
Il film Choose... (2005), di Ciprian Muresan, esposto per la prima volta nella mostra Younger Than Jesus al New Museum di New York, mostra un bambino-consumatore che, esortato a scegliere tra Coca Cola e Pepsi le mischia e poi beve, contento, il risultato. Il “test del gusto”, inversione beffarda delle strategie di marketing come il Pepsi Challenge, ha luogo nella Romania post-comunista. Il messaggio del video rimane ambiguo: ciò che sembra essere una dichiarazione circa l'illusoria possibilità di scelta offerta dalla cultura del consumo, potrebbe invece risultare un gesto di riconciliazione, una semplice messa in questione della necessità di dover scegliere se si può avere tutto.
Giuditta Nelli presenta Bougie parfumée (2009), installazione composta da nove candele profumate che allude alla desertificazione e ad altre cause di corruzione della terra e delle sue risorse. In italiano la parola “bugia” è sinonimo di “candela”, oltre che di “menzogna”. La dimensione di raffinatezza cui le candele rimandano è contraddetta dagli agenti di deterioramento che ognuna di esse contiene. Le ricchezze del suolo si stanno consumando lentamente, ma irreversibilmente come candele.
Il libro Survival English. The Practice of Everyday English (2006) di Giuliana Racco si configura a metà tra un manuale e un quaderno. Funzionando come strumento per l'apprendimento della lingua inglese, tocca alcuni dei punti più critici legati al sopravvivere in Italia, oggi. Gli esercizi sono in gran parte basati su ricerche e interviste condotte con gli abitanti locali e gli stranieri, sia regolari sia irregolari, residenti a Venezia. Il “corso” si compone di cinque moduli: Tattiche di sopravvivenza, Immigrazione, Lavoro, Alloggio, Criminalità.
Dario Azzellini & Oliver Ressler presentano Comuna Under Construction (2010), un film che si concentra sulla creazione di consigli comunali nei sobborghi di Caracas. Il conflitto tra Stato e assemblee mette in luce le difficoltà di un processo di creazione di amministrazioni locali attraverso cui i cittadini rivendicano la possibilità di decidere sul proprio ambiente e su proprio futuro. Un processo di partecipazione faticoso perché prevede la necessità di negoziare con le agenzie governative ma soprattutto richiede uno sforzo di apprendimento e messa in pratica di un autogoverno delle comunità locali. “È possibile la convivenza tra Stato e autonomie?” è la domanda che ci porta ad interrogarci sugli strumenti di partecipazione nelle società attuali.
In mostra anche tre lavori inediti. L'installazione Solo la terra può unirci al cielo (2009-2011) di Emanuela Ascari trae origine da un progetto di agricoltura biodinamica inteso come un percorso di avvicinamento alla terra per riappropriarsi di una conoscenza e di un senso di appartenenza andato perduto; l'installazione The Cip Project (2011) del collettivo NoiSeGrUp mette in scena il piano di “esportazione della democrazia” attraverso il meccanismo psicologico delle “death cards” messo a punto dall'establishment statunitense, che passa attraverso il gioco della spettacolarizzazione, tanto cara ai media occidentali. Infine, con Untitled (2011) Ciro Vitale, dispiegando le sue consuete poetiche del frammento e della giustapposizione, addita la connessione tra le contraddizioni economiche immanenti al capitalismo globalizzato e la repressione violenta quale strategia di contenimento tra le più efficaci, nonché appartenenti ad una consolidata tradizione.