Susan Hiller

Como - 14/07/2011 : 08/09/2011

La mostra di Susan Hiller è incentrata sull’imponente ed affascinante installazione a cinque canali dal titolo PSI Girls (1999), presentata per la prima volta in Italia ed appositamente riallestita per gli spazi della Chiesa di San Francesco.

Informazioni

Comunicato stampa

he Provisional Texture of Reality

conferenza di Susan Hiller

14 luglio 2011 ore 18.30

Fondazione Antonio Ratti – villa Sucota

Vai per cernobbio 19, Como



a seguire



Mostra personale di Susan Hiller

inaugurazione 14 luglio ore 20

15 luglio – 8 settembre 2011

Spazio Culturale Antonio Ratti

Largo Spallino 1, Como

(ex-chiesa di San Francesco)



nell’ambito di



The Dream Seminar II

XVII Corso Superiore di Arti Visive

28 giugno – 26 luglio 2011, Como

Visiting Professor Susan Hiller







Il 14 luglio, alle ore 18.30, si terrà la conferenza di Susan Hiller dal titolo The Provisional Texture of Reality, presso la sede della Fondazione Antonio Ratti.


A seguire, verrà inaugurata la prima personale italiana di Susan Hiller, presso lo Spazio Culturale Antonio Ratti in Largo Spallino, 1 a Como (ex-chiesa di San Francesco).

La mostra sarà visitabile fino all’ 8 settembre 2011, da martedì a domenica, dalle 16.00 alle 20.00.



La mostra di Susan Hiller è incentrata sull’imponente ed affascinante installazione a cinque canali dal titolo PSI Girls (1999), presentata per la prima volta in Italia ed appositamente riallestita per gli spazi della Chiesa di San Francesco.



In PSI Girls cinque brevi sequenze in loop di ragazze dotate di poteri paranormali – la telecinesi – sono colte nell’atto di concentrarsi e innescare il movimento di un oggetto con la sola forza della mente. Le sequenze sono estratte da cinque celebri film (The Fury di Brian De Palma, 1978, The Craft, di Andrew Fleming, 1996, Matilda di Danny De Vito, 1996, Firestarter di Mark Lester, 1984 e Stalker di Andrei Tarkowsky, 1979), di cui Susan Hiller ha alterato i colori - trasformando ciascuna in un monocromo blu, giallo, rosso, viola e verde - e rimosso l’audio originario, sostituito da un’unica colonna sonora proveniente dalla registrazione di un coro gospel della St.George’s cathedral, di Charlotte, North Carolina, USA.



I colori scivolano da una sequenza all’altra in ordine casuale, riverberando nell’ambiente e producendo un’alterazione costante della percezione dello spazio circostante; l’alternanza di suono e di silenzio, combinati con i colori in movimento e la durata delle singole sequenze, produce l’effetto ipnotico di un’opera performativa e in perenne metamorfosi. Immerso in un flusso percettivo cangiante, lo spettatore si trova a confronto con un’opera che si offre a molte possibilità di lettura

e di considerazioni: dalla rappresentazione della condizione “aliena” dell’età dell’adolescenza a quella dell’identità femminile, dall’uso delle

fonti alle possibilità di campionamento e di manipolazione da parte

dell’artista,dalla sua riflessione sul potere a quella sulla produzione dell’immaginario contemporaneo del cinema di genere.



Il tutto in una condizione che oscilla da una dimensione più propriamente

onirica ad una straniata ed attiva, da una estatica e sedotta dall’erotismo

latente delle sequenza, ad una contemplativa e lisergica.



The Aura: Homage to Marcel Duchamp (2011), l'installazione fotografica concepita appositamente dall'artista per la mostra e che accompagna PSI Girls, amplifica ulteriormente la tensione emanata dai fantasmi di antiche credenze religiose che compaiono alterati nella contemporaneità e contribuisce ad immergere l’intera Chiesa di San Francesco in un universo oscuro, misterioso, perturbante ma forse anche rivelatorio. La mostra dà così forma ad un dialogo fra arte, illusione, magia e alterazionedella percezione in assonanza sia con la grande tradizione della storia dell'arte della tarda modernità, sia con le istanze proposte ed esplorate da Susan Hiller durante il workshop con i giovani artisti The Dream Seminar II.



Susan Hiller è nata negli Stati Uniti nel 1940, vive e lavora in Inghilterra dagli anni settanta quando acquisì un grande riconoscimento grazie alla suaricerca di approfondimento degli aspetti della nostra cultura considerati marginali e largamente ignorati. L’utilizzo radicale e innovativo di diversi media nelle sue opere l’ha resa un punto di riferimento per le giovani generazioni di artisti.

Secondo Susan Hiller il Minimalismo, il movimento Fluxus, alcuni aspetti del Sur-realismo, l’antropologia e il femminismo hannoinfluenzato la sua pratica artistica individuale. Hiller accosta la conoscenza che deriva dall’antropologia, la psicanalisi e altre discipline scientifiche con materiali generalmente considerati di poca importanza, come cartoline, carta da parati, film di cassetta e storie di avvistamenti di UFO, creando un equilibrio fra il familiare e l’inspiegabile e invitando l’osservatore a prendere parte alla produzione del significato dell’opera. L’artista raccoglie e utilizza immagini, oggetti e suoni per creare nuovi contesti, incorporando tracce di memoria, storia e allusioni personali. La sua pratica esplora spesso i processi subconsci, compresi il sogno, la fantasticheria, la scrittura automatica e le produzioni vocali improvvisate. Privilegiando il represso, il dimenticato, lo sconosciuto, Susan Hiller analizza, ricontestualizza e conferisce uno status a ciò che giace al di fuori o al di sotto del riconoscimento culturale.

Mostre personali di Susan Hiller si sono tenute a: Tate,Londra; Castello di Rivoli, Torino; Moderna Museet, Stoccolma; Joy Art Gallery, Pechino; Kunsthalle, Basilea; Kunst-Raum des Deutschen Bundestages, Berlino; Museu Serralves, Porto; Fondacion Mendoza, Caracas e altre istituzioni pubbliche.

Hiller ha esplorato le intersezioni di memoria, storia e dimensione dello sconosciuto in diverse pubblicazioni. Le sue conferenze e interviste sono state raccolte in due libri: The Provisional Texture of Reality, edito da JRP Ringier nel 2008 e Thinking about Art: Conversations with Susan Hiller, edito da Manchester University Press nel 1996. E’ autrice di: The J.street Project edito da DAAD e Compton Verney Trust, 2005 e After the Freud Museum, edito da Bookworks Press nel 1995, ristampato nel 2000.