Sopraffactions

Fabriano - 10/07/2011 : 07/08/2011

Per un’esposizione romana del 2009 Luigi Ballarin, Gerardo Di Salvatore e Lughia, produssero quattro opere ciascuno che, oggetto di scambio fra gli artisti stessi, divennero la base per la realizzazione di nuovi lavori a firma del secondo artista. Anna Massinissa, Gabriele Mazzara e Franco Zingaretti, artisti fabrianesi, replicano tale meccanismo mettendo ancora una volta in discussione il carattere inviolabile dell’arte. 24 opere nel formato 100x100 danno oggi luogo ad una mostra sorprendente.

Informazioni

Comunicato stampa

Conferenza di presentazione e inaugurazione domenica 10 luglio ore 16.00

Relatori: Alessandro D’Ercole, Carmela Infarinato, Giordano Pierlorenzi





Per un’esposizione romana del 2009 Luigi Ballarin, Gerardo Di Salvatore e Lughia, produssero quattro opere ciascuno che, oggetto di scambio fra gli artisti stessi, divennero la base per la realizzazione di nuovi lavori a firma del secondo artista. Anna Massinissa, Gabriele Mazzara e Franco Zingaretti, artisti fabrianesi, replicano tale meccanismo mettendo ancora una volta in discussione il carattere inviolabile dell’arte. 24 opere nel formato 100x100 danno oggi luogo ad una mostra sorprendente









Ogni evento, per sua natura ineluttabilmente contestualizzato, è sopraffazione perpetrata da parte di qualcosa o qualcuno nei confronti della realtà circostante che ne risulta, sempre e comunque, modificata. Tutto è sopraffazione. Ed è proprio questo intervenire sul preesistente, sia esso naturale o opera dell’uomo, a determinare, prescindendo da attribuzioni di valore, l’inarrestabile divenire dell’universo.



Nella piccolezza della condizione umana, l’opera d’arte, che nel suo prodursi è anch’essa sopraffazione, sembrerebbe godere da sempre, in quanto espressione alta di una azione/pensiero in sé compiuto, di una sorta di diritto all’inviolabilità.



Con “Sopraffactions”, al pari di ogni realtà in divenire, l’arte si manifesta a noi non più soltanto come pura convergenza di forma, materia e colore ma anche quale sedimentazione di percorsi e intelligenze diverse. Un essere, quello dell’oggi, che fa agio sul passato e, inerme, si offre a futuri interventi.



Giuseppe Salerno