Sironi: la guerra la Vittoria il dramma

Milano - 29/09/2011 : 06/11/2011

Il FAI – Fondo Ambiente Italiano presenta la mostra “Sironi: la guerra, la Vittoria, il dramma. Opere dalle collezioni Isolabella e Gian Ferrari”, in occasione dei 50 anni della morte di Mario Sironi, uno dei grandi maestri del Novecento italiano. Saranno esposte quarantatre opere, di cui ventinove dell’artista, appartenenti alle Collezioni Isolabella e Gian Ferrari e quattordici opere di artisti internazionali della Collezione Isolabella che interpretano il tema della prima guerra mondiale.

Informazioni

Comunicato stampa

Il FAI – Fondo Ambiente Italiano presenta la mostra “Sironi: la guerra, la Vittoria, il dramma. Opere dalle collezioni Isolabella e Gian Ferrari”, in occasione dei 50 anni della morte di Mario Sironi, uno dei grandi maestri del Novecento italiano.
Dal 30 settembre al 6 novembre 2011, a Villa Necchi Campiglio, proprietà del FAI nel cuore di Milano, saranno esposte quarantatre opere, di cui ventinove dell’artista, appartenenti alle Collezioni Isolabella e Gian Ferrari e quattordici opere di artisti internazionali della Collezione Isolabella che interpretano il tema della prima guerra mondiale



La mostra, a cura di Elena Pontiggia, vuole ricordare non solo i cinquant’anni della morte di Sironi (1885-1961), ma vuole essere un omaggio anche ai centocinquant’anni dell’Unità d’Italia presentando per la prima volta alcune opere della raffinata collezione di Lodovico Isolabella, incentrata sul tema della guerra, tra dramma e vittoria, in Sironi e in altri artisti europei.
Alla raccolta di Isolabella la mostra affianca un’antologia di opere sironiane dello stesso tema della collezione Gian Ferrari, rendendo così anche onore, a un anno dalla scomparsa, a Claudia Gian Ferrari, la nota gallerista milanese che ha donato al FAI parte della sua importante collezione d’arte del Novecento, perché fosse esposta a Villa Necchi.
Lodovico Isolabella, avvocato milanese, ha costruito, con una ricerca incontentabile, una raffinata raccolta, unica in Europa nel suo genere, che ha come solo soggetto la prima guerra mondiale: a Villa Necchi si potrà ammirare una parte delle sue opere, qui presentate per la prima volta in modo organico.

Cuore della mostra è la monumentale tela della “Vittoria alata”, dipinta da Sironi nel 1935. Si tratta del cartone per l’affresco L’Italia fra le scienze e le arti, realizzato per l’Aula Magna dell’Università La Sapienza a Roma, il più importante documento dell’idea sironiana, visto che l’originale romano appare oggi pesantemente ridipinto. In esposizione anche cinque bozzetti inediti (Collezione privata) degli studi preparatori per l’affresco L’Italia fra le scienze e le arti.
La tela appartiene alla serie di opere monumentali realizzate dall’artista tra la fine degli anni Venti e i primi anni Quaranta: questa produzione riveste un’importanza centrale nel percorso creativo di Sironi, che fu convinto assertore del primato dell’opera d’arte realizzata su commissione pubblica, rispetto alla pittura “da cavalletto” destinata al mercato dell’arte.

In mostra un nucleo importante delle vignette satiriche contro gli Austro-Tedeschi realizzate da Sironi nel triennio 1915-1918, tra cui quelle per la rivista “Il Montello”, diretta da Bontempelli: tra queste di rilevante interesse le tavole dell’ultimo numero della rivista, dipinte nel novembre 1918 per celebrare la vittoria e finora totalmente sconosciute.
A queste si affiancano opere sul tema della guerra e della vittoria e opere del Sironi “politico”, tra cui l’inedita opera “La Vittoria al suo salvatore”, (1924), realizzata dall’artista per una lotteria pro-mutilati; e la “Vittoria” (1925), della collezione Gian Ferrari, che celebra l’impresa di De Pinedo, generale e aviatore, protagonista di un viaggio in idrovolante dall’Italia a Melbourne e Tokio e ritorno.

L’ultima parte della mostra comprende un’antologia emblematica di opere, raccolte in lunghi anni di ricerca da Lodovico Isolabella, che rappresentano i drammi della prima guerra mondiale. La sezione muove da maestri europei come Léger con Les Joueurs de cartes, 1915; Dix, con l’inedita tela Schützengraben in der Champagne, 1916; Grosz con 1917. Prosegue poi con artisti italiani da Previati (Gli orrori della guerra, 1917) e Nomellini (Allegoria della vittoria sull’esercito in marcia, 1919) ai futuristi Balla, Carrà, Dottori, fino a Viani e Marussig, che rappresentano entrambi un Soldato austriaco, emblema della sconfitta, a Gio Ponti e a Ruggero Panerai.
In mostra verrà esposto anche "Studio per la sala P della Mostra della Rivoluzione Fascista, 1931-2", di Sironi, donato al FAI da Claudia Gian Ferrari e stabilmente esposto nel fumoir di Villa Necchi.

La mostra, è accompagnata da un catalogo edito da Corraini con testi di Elena Pontiggia, Lodovico Isolabella e Andrea Sironi-Strauβwald.



Durante il periodo della mostra il FAI organizza un ciclo di incontri con il seguente calendario:
Martedì 11 ottobre - ore 18.15 Villa Necchi Campiglio
La figura e l'opera di Sironi
Incontro con Elena Pontiggia, storica dell'arte
Giovedì 20 ottobre – ore 18.15 Villa Necchi Campiglio
Milano 1905-1915: arte, cultura e società
Incontro con Ada Masoero, critico d'arte e giornalista
Giovedì 27 ottobre – ore 16 Cimitero Monumentale (prenotazione obbligatoria)
Le tombe ai caduti della Prima Guerra Mondiale
Visita guidata al Cimitero monumentale con Guido Aghina, già Assessore alla cultura del Comune di Milano
Giovedì 3 novembre – ore 18.15 Villa Necchi Campiglio
Milano prima e dopo la Prima Guerra Mondiale
Proiezione di film e documentari commentati da Raffele De Berti, docente di Storia del cinema, Università degli Studi di Milano

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Mario Sironi nasce a Sassari nel 1885, da Enrico, ingegnere e architetto comasco, e Giulia Villa, fiorentina. E’ il secondo di sei figli. Nel 1886 si trasferisce con la famiglia a Roma. Nel 1898, a tredici anni, rimane orfano di padre. Compie intanto gli studi tecnici e nel 1902 si iscrive alla facoltà di ingegneria, che abbandona l’anno dopo per una crisi depressiva. Frequenta invece la Scuola libera del nudo di via Ripetta e lo studio di Balla, diventando amico di Boccioni, Severini e altri artisti. Con Boccioni compie un viaggio a Parigi nel 1906. Due anni dopo si reca in Germania, dove ritornerà nel 1910-1911. Intanto, nonostante le ricorrenti crisi nervose, inizia a dedicarsi all’illustrazione. Nel 1913 aderisce al futurismo, dandone un’interpretazione soprattutto volumetrica. Allo scoppio della guerra si arruola nel Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti. Congedato nel 1919, si sposa a Roma con Matilde Fabbrini. Sempre nel 1919-1920 Sironi dipinge i primi paesaggi urbani. Fin dal 1919, intanto, l’artista aderisce al fascismo. Dal 1921 disegna illustrazioni per il “Popolo d’Italia”, con cui collabora fino al 1942 (dal 1927 anche come critico d’arte).Nel 1922 è tra i fondatori del Novecento Italiano. Negli anni trenta, peraltro, Sironi si concentra soprattutto sulla pittura murale, divenendo il maggior teorico e artefice del ritorno alla decorazione classica. Pubblica il Manifesto della pittura murale, firmato anche da Campigli, Funi e Carrà (1933), ed esegue numerose opere monumentali. Mario Sironi muore a Milano nel 1961.