Santo Alligo – The Fringe of the Art World

Torino - 21/09/2017 : 07/10/2017

In mostra oltre 30 opere.

Informazioni

Comunicato stampa

THE FRINGE OF THE ART WORLD
Ugo Nespolo

Per dire di Santo Alligo e dei suoi lavori recenti sarà bene ritornare a distinguere – proprio come autorevolmente ha fatto la filosofia recente e l’estetica in particolare – tra Insider Art e Outsider Art


La contrapposizione ormai bypassata dall’atteggiamento fringe tra un’arte appartata, colta e pura, destinata a ristrette cerchie di speranzosi e fedeli collezionisti, un’arte insomma legittimata dalla critica più di tendenza, arte legata a doppia corda col mercato e con i musei in lotta con l’altra faccia della luna, quell’Outsider Art considerata per sua natura spontanea, priva di cultura, ignorata dalla gerarchia critica, ignota al mercato.
La svolta fringe che ha – secondo me – molto da fare con la visione di Alligo è un atteggiamento che cancella inevocabilmente le due posizioni verso una posizione di inclusione delle culture. Non esiste davvero un’arte esistono invece molte arti e proprio da quell’enorme deposito della storia si può liberamente scegliere iconografie, rubare tecniche e persino poetiche.
E’ proprio l’operazione che Alligo mette in scena, coscientemente o meno, nel ripescaggio e nel portare in superficie valori come la capacità esecutiva, quel saper eseguire con le mani le opere che il più delle volte oggi sono invece “telefonate”. Un panorama impressionante di tecniche “tradizionali”, terracotta, marmo, legno, plexi, acciaio, bronzo, alluminio. Ecco, siamo già altre all’everything goes del famigerato postmoderno, l’epoca del tutti siamo artisti, quell’oscuro periodo in cui la ripetizione senza fine dell’idea del ready-made ha imperversato sorridendo.
Certo che in Alligo l’imprinting pubblicitario è potente e non potrebbe essere altrimenti ma vive con il ricordo dell’accoppiamento poco giudizioso di sapore surreale, c’è una qualche idea alla Lautréamont unito strettamente al suggerimento pop dilatato dalla precisione della vocazione iperrealista a precipizio giù sino alla tentazione dell’enigma interpretativo e alle ragioni della logica che sono poi il tessuto che dà un sapore di unità a tutto il lavoro.
Fringe sta etimologicamente per marginale, ma è proprio questo il territorio che solo può scardinare i luoghi comuni, quelli di cui è fatto il mondo dell’Arte.
Alligo è un outsider e questa è la sua vera forza, egli sa bene che non esistono linee guida, sa che la storia non ci attende con i suoi splendori in fondo al cammino. Per questo agisce come un vero disincantato giocoliere della fantasia, una strada che pare non avere sbocchi proprio perché forse ne ha più di mille.