Robin Rhode / Jan Vercruisse

Torre Pellice - 09/10/2011 : 31/01/2012

Due mostre personali di Robin Rhode dal titolo: Let in the Outside e di Jan Vercruisse dal titolo: Places [Lost]

Informazioni

Comunicato stampa

ROBIN RHODE
LET IN THE OUTSIDE
Inaugurazione domenica 9 ottobre 2011 dalle 11 alle 17
Fino al 31 gennaio 2012
La galleria Tucci Russo Studio per l'Arte Contemporanea ha presentato precedentemente Robin Rhode nel
2005 in occasione della mostra collettiva S.N.O.W. Sculpture in Non-Objective Way e nel 2008 con la
personale titolata Promenade.
L'artista opera utilizzando vari media, dalle serie fotografiche ai video, alle sculture


L’esposizione Let in the Outside (letteralmente: “fare entrare ciò che è all’esterno”) ha come desiderio
quello di evidenziare il limite dell’individuo nel mettere in relazione il proprio io interiore con gli oggetti
reali o immaginari al di fuori di lui.
Le opere in mostra attingono alla memoria come mezzo per svelare uno spazio immaginario e al contempo
interiore.
L’opera cardine è “Broken Windows”, 2011, che evidenzia metaforicamente questo concetto.
La finestra, confine tra interno ed esterno, attrae il personaggio, mentre raggi di luce immaginari,
raffigurati da linee dipinte a spray, appaiono dal perimetro esterno della sua cornice. Il personaggio apre la
finestra permettendo così alla luce di andare oltre: questa azione rappresenta il momento in cui la fisicità
immediata dell’atto del disegnare si avvicina alla fisicità di un oggetto immaginato.
Quando l’anonimo personaggio “trascina” la luce immaginata verso la cornice dell’altra finestra è l’istante
in cui il potere del disegno permette al gesto di andare oltre se stesso, di alludere ad un mondo oltre i suoi
confini, dove luce, misura e gravità aprono l’io alla percezione del mondo esterno.

JAN VERCRUYSSE
PLACES [LOST] (2)
Inaugurazione domenica 9 ottobre 2011 dalle 11 alle 17
Fino al 31 gennaio 2012
Questa è la sesta personale dell'artista JAN VERCRUYSSE alla galleria Tucci Russo Studio per l'Arte
Contemporanea. PLACES [LOST] – LUOGHI [PERDUTI] si relaziona strettamente con le mostre precedenti
LUOGHI (PLACES) - 2009 e PLACES (LIEUX, LUOGHI, ORTE) - 2006.
PLACES [LOST] – LUOGHI [PERDUTI]
2010
Nel 2005 Jan Vercruysse ha iniziato un nuovo gruppo di opere nominato PLACES. L’artista colloca le opere
PLACES vis-à-vis rispetto alle opere precedenti, TOMBEAUX, basate sull’idea e la pratica della memoria. Laddove
le opere TOMBEAUX sono luoghi per la memoria – vuoti e per definizione pieni della facoltà di memoria –, le
opere PLACES sono luoghi di memoria – più conclusive, concentrano “significati”, cose accadute, frammenti di
vissuto.
Permettono e sostengono una “pienezza”.
Un primo gruppo di opere, PLACES (I) – la cui immagine si riferisce agli ex-voto – è costituito dalle mani delle
cinque carte del gioco del poker. Le configurazioni sono installate usando i quattro semi delle carte da gioco –
picche, cuori, quadri e fiori – e realizzate con una sottile lamiera di acciaio arrugginito o dipinto.
Un secondo gruppo, PLACES (II), è basato sull’immagine delle lapidi commemorative, spesso incastonate nei
pavimenti delle chiese o ritrovate nei siti archeologici, e nelle quali le iscrizioni tradizionali sono state sostituite
dalle forme dei quattro semi delle carte da gioco, ritagliate nelle spesse lastre di acciaio cor-ten arrugginito.
Queste opere focalizzano il modo di definire uno spazio / un luogo tramite elementi puramente visuali e
strategie (retoriche).
PLACES (III) hanno testo. I caratteri dell’alfabeto romano sono trascritti in un nuovo alfabeto basato su un
sistema di permutazione usando le quattro forme (semi) delle carte da gioco. In una prima serie di queste opere,
i testi denotano un contenuto piuttosto poetico o filosofico (come lo formulerebbe un artista) – senza alcun
riferimento ad un “luogo” esistente.
In una seconda serie, PLACES (III.8) – dove le forme che costituiscono il testo sono intagliate nelle lastre di
marmo – appaiono nomi di luoghi “reali”, ognuno dei quali è preceduto dalla frase “la nebbia ha oscurato…”
(ad esempio “la nebbia ha oscurato…Palermo”). Attraverso questa manovra riflessiva, l’attenzione iniziale
volta alla memoria di un luogo realmente esistente, può essere guidata verso una comprensione dell’
“esistenza” delle opere PLACES: sono loro stesse luogo.
Le opere che Jan Vercruysse espone adesso, fanno parte di una nuova serie: PLACES [LOST].
Come iniziare a introdurre, a narrare queste nuove opere?
Un insieme limitato di oggetti selezionati costituisce la base per le composizioni di questi lavori: alcune casse
di vino in legno – di differenti forme e dimensioni – due pedane in legno e un paio di stecche da biliardo.
Questi oggetti sono artefatti e sono serviti per uno scopo preciso; hanno una storia “umana”. Considerati
singolarmente, una cassa di vino, una pedana, un paio di stecche da biliardo non sono altro che quello che sono,
è nella loro combinazione – nella loro composizione – che questi oggetti “trascendono” le loro caratteristiche
fisiche primarie: divengono i cimeli di un viaggio, i guardiani silenziosi di “parti di vissuto”.
Al fine di rinforzare la distanza da queste caratteristiche primarie, gli artefatti originali sono fusi in bronzo;
questi bronzi sono poi dipinti con un colore bianco gessoso, o, a volte, patinati secondo il metodo classico. Nel
momento in cui i PLACES [LOST] assumono un carattere scultoreo – in effetti sono anche sculture – sono loro
stessi luogo.