Jannis Kounellis

Monteciccardo - 26/06/2011 : 16/10/2011

Jannis Kounellis interpreta Monteciccardo come luogo di meditazione e riflessione, attraverso quattro installazioni ospitate nelle celle del conventino.

Informazioni

Comunicato stampa

Dopo aver ospitato le mostre personali di Enzo Cucchi, Ettore Spalletti, Mario Merz e Giulio Paolini, l’arte contemporanea torna nel convento dei Servi di Maria di Monteciccardo con il quarto appuntamento di MEMORIALE DAL CONVENTO, dedicato a JANNIS KOUNELLIS.

Il titolo del ciclo, tratto dal un celebre romanzo dello scrittore portoghese Josè Saramago, sottolinea la particolare natura del luogo che ospita la mostra: un convento del Seicento immerso nel paesaggio marchigiano.

Jannis Kounellis interpreta Monteciccardo come luogo di meditazione e riflessione, attraverso quattro installazioni ospitate nelle celle del conventino

Due sono composte da sedie in legno disposte in circolo: “Ogni cerchio è un coro, una litania o la corona di un rosario, e non sappiamo se celebra un matrimonio o piange un funerale”, spiega l’artista. Opere che rafforzano la memoria di ritualità composte, scandite da ritmi legati ai cicli naturali del tempo. Un esistenza all’insegna dell’ora et labora, che l’artista rievoca attraverso visioni sospese tra realtà e simbolo, mentre le altre due opere si confrontano con la dimensione del quotidiano, espressa attraverso relazioni simboliche tra oggetti di uso comune.

“Monteciccardo ti ha suggerito una mostra silenziosa, con un ritmo giocato su pieni e vuoti, come una partitura musicale, composta da note e pause. Perché il suono da peso al silenzio, e viceversa. Così hai deciso di abitare le stanze del conventino, di carpirne l’antico genius loci per rinominarlo senza modificare la sua essenza, ma rianimandola per condurla nel territorio del nostro quotidiano” scrive Ludovico Pratesi.


Il catalogo della mostra, pubblicato da Silvana Editoriale, contiene una lettera all’artista di Ludovico Pratesi e le riproduzioni delle opere esposte.

Nato nel 1936 al Pireo, Kounellis si allontana dal suo paese natale ad appena vent'anni per completare a Roma gli studi presso l'Accademia delle Belle Arti. Elegge così l'Italia a sua seconda patria. Il suo esordio pubblico risale al 1960, con la prima personale presso la galleria romana La Tartaruga. L'urgenza comunicativa prevale, fin dalle prime tele di Kounellis, caratterizzate da segni tipografici ingranditi (Alfabeti), stampati a monocromo scuro e fluttuanti su superfici chiare. Nelle tre mostre tenute a Roma durante il 1967, Kounellis svolge le premesse del proprio linguaggio creativo in sintonia con la comunità artistica dell'Arte Povera, presentata al pubblico da Germano Celant. Nel 1969, sempre presso L'Attico di Roma, espone i Cavalli,agganciati al muro sottolineando il perimetro della Galleria. L'installazione, indistinta ormai dalla performance, contempera l'estemporaneità e l'evanescenza dell'atto creativo con la presenza ingombrante, greve, imbarazzante degli animali. Nell'ultimo periodo la produzione di Kounellis è caratterizzata dal recupero sincretico di tutto il lessico maturato nei decenni precedenti, combinato in ampie e complesse sequenze narrative, secondo una monumentalità corrispondente all'originaria vocazione della sua creatività su scala urbana. Ha esposto in alcuni dei più importanti musei d’arte contemporanea del mondo, come la Galleria d’Arte Moderna di Roma, il Museo Ludwig a Colonia, la National Gallery di Edinburgo, il Museo di Belle Arti di Montevideo (Uruguay), la Neue National Galerie di Berlino.

Con il sostegno di Silvana Editoriale