Il giuramento per l’Italia. Da Manzoni a Mazzini

Genova - 22/06/2011 : 03/09/2011

Arte, letteratura e musica, da sempre, hanno celebrato un atto simbolico nella fondazione di uno Stato. Oggetti, stampe, documenti originali e dipinti rievocano il tema del giuramento per la patria, da Pontida alla Giovane Italia.

Informazioni

Comunicato stampa

"Il giuramento per l’Italia. Da Manzoni a Mazzini" è il titolo della mostra che l’Unità Tecnica di Missione per i 150 dell’Unità d’Italia e l’Istituto Mazziniano - Museo del Risorgimento propongono a Genova dal 23 giugno al 3 settembre 2011.
Ad ospitarla è la Casa Natale di Giuseppe Mazzini, sede del Museo del Risorgimento - Istituto Mazziniano e a idearla e curarla sono Giuseppe Monsagrati, Paolo Peluffo, Raffaella Ponte, Anna Villari, in collaborazione con Pietro Finelli e la Domus mazziniana di Pisa.

Arte, letteratura e musica, da sempre, hanno celebrato l’atto del giuramento


Nella varia dotazione simbolica di cui è ricca la cultura dell’Italia risorgimentale, il giuramento rappresenta un momento di grande solennità e sancisce in genere la promessa, stretta tra uguali, di restare uniti fino al conseguimento della libertà per tutti.
Come patto di fedeltà ha una vasta gamma di precedenti, da quelli mitici (giuramento del Grütli, che nel 1291 lega in alleanza i tre cantoni che danno origine alla Confederazione elvetica) a quelli storici (giuramento di Pontida, 1167, con cui i Comuni lombardi si alleano contro l’imperatore). Poiché è la conclusione di un atto spontaneo e ha come obiettivo la conquista o la conservazione della libertà, il giuramento dei congiurati è ben diverso dal giuramento che si presta alla monarchia, il quale lega i sudditi a un sovrano assoluto (e come tale negatore della libertà) sulla base della semplice appartenenza al suo regno; il giuramento evocato nel Risorgimento, da Manzoni come da Berchet, affonda le sue radici nel Medio Evo e fa appello alla "antica virtù" che è quella dei liberi Comuni.
Il giuramento che in Mazzini sancisce il vincolo dell’affiliato con la Giovine Italia, è invece una promessa che ha i suoi antecedenti ideali nella Roma repubblicana (J.L. David, Giuramento degli Orazi) o nella Francia della grande Rivoluzione (1789, Giuramento della Pallacorda col quale i deputati dell’Assemblea si impegnano a restare uniti fino all’ottenimento di una nuova Costituzione).
In Mazzini, in particolare, rappresenta il momento conclusivo della procedura di iniziazione al patriottismo e stabilisce tra quanti lo prestano un rapporto di fratellanza destinato a durare anche a costo della vita e finché non si sia creata la nazione: affiliarsi è una libera scelta, giurare comporta un vincolo inestinguibile di fedeltà. Di per sé il giuramento non crea la nazione ma, in quanto espressione di libertà collettiva, è il presupposto immancabile per la sua fondazione; è, in un certo senso, il momento di massima tensione morale verso l’assunzione di un obbligo che fa da collante per ciò che si vuole edificare.
La mostra allestita all’Istituto Mazziniano sottolinea l’importanza di questo atto nella sua evidente natura di accordo fra individui liberi aventi come obiettivo quello di fondare la nazione su basi di una concordia civica non forzata.
Così avvenne a Pontida, come è illustrato dall’opera rievocativa dipinta da Giuseppe Diotti nel 1837, concessa alla mostra genovese dalla Pinacoteca di Brera e dall’analogo di Giuseppe Mazza, proveniente dal milanese Museo della Scienza e della Tecnica, e restaurato grazie al finanziamento dell’Unità Tecnica di Missione in occasione della mostra.
Accanto ad essi, disegni, incisioni, bozzetti, documenti.
Ma la mostra si sofferma anche sui testi e sugli autori dei componimenti poetici o romanzeschi in cui la cerimonia del giuramento viene rappresentata, così come sul melodramma: nel 1837 viene messa in scena alla Scala un’opera di Saverio Mercadante, Il Giuramento, ispirata a un dramma di Victor Hugo, Angelo, tiranno di Padova, su cui si era soffermato qualche tempo prima il giovane Mazzini.
Risalto, in mostra, hanno anche i testi del pensiero politico italiano in cui il giuramento viene presentato nei suoi caratteri antitirannici.
Scriveva ad esempio Cattaneo, nel 1852, in un indirizzo agli svizzeri: "I nostri padri non ebbero il senno dei vostri. Il loro giuramento in Pontida era obliato dal mondo, quando voi pronunciaste l’eterno patto del Grütli, quando voi scopriste su quella rupe la più bella gemma che Dio abbia donato alla terra: la gemma della semplice fraterna libertà".
E Mazzini, nel 1831: "La nazione è l’universalità degli Italiani, affratellati in un patto e viventi sotto una legge comune".

Si ringraziano gli sponsor:
Ansaldo Energia, Ansaldo STS, Selex Elsag

e la Compagnia di San Paolo che ha permesso il restauro del Museo del Risorgimento nel 2005