Emilio Villa a cent’anni dalla nascita. Una mostra (e un’intervista)

Nasceva nel 1914 uno degli agitatori culturali più importanti che il secolo abbia dato all’Italia. Personaggio a lungo misconosciuto, Emilio Villa ha contribuito in maniera sostanziale alla vita culturale, artistica, poetica del nostro Paese. Sempre fuori dalle rotte più battute. Una mostra a Melzo ne racconta l’archivio, amorevolmente curato da Aldo Tagliaferro. Che abbiamo intervistato.

Disegno originale di Emilio Villa, s.d. (anni ’70)

Esattamente dieci anni fa lei ha scritto una biografia di Villa intitolandola Il clandestino: perché un titolo così? E perché è stata pubblicata da un editore “militante” come DeriveApprodi?
Il titolo discende dalla constatazione dello stato di clandestinità in cui Villa visse e operò, almeno rispetto alla cultura accademica. DeriveApprodi divenne l’editrice in seguito all’opera di mediazione fornita da Nanni Balestrini.

Approfondiamo brevemente il contributo di Villa all’emergere di artisti a lui contemporanei, tramite il suo sostegno attraverso scritti, riviste ecc.
Villa collaborò con alcune riviste (come Arti visive e Civiltà delle macchine, o Ex, da lui stesso creata) in qualità di critico militante e di poeta. Si fece paladino di artisti allora poco noti, come Burri, Rothko, Novelli e Pollock.

Pur avendo avuto un ruolo importante nel mondo dell’arte, Emilio Villa compare poco, pochissimo nella programmazione dei musei italiani. Andando a memoria, ricordo soltanto un passaggio al Castello di Rivoli nell’ambito della rassegna Gli irregolari curata da Gianluigi Ricuperati nel 2010. Come si spiega un fatto del genere?
Villa ebbe un rapporto eminentemente conflittuale con il mondo istituzionale in genere, e con quello museale in particolare. Fu un poeta e organizzatore di eventi culturali controcorrente come gli esponenti delle prime avanguardie che lo ispirarono, come Breton e Artaud. Oggi la sua poesia gode di un favore molto diffuso soprattutto tra i giovani, ma ha avuto l’entusiastica approvazione di poeti come Raboni e Zanzotto.

Lei si è occupato per decenni dell’archivio di Villa. Qual è la sua specificità? E cosa si può vedere nella mostra allestita a Melzo?
Si tratta di un archivio comprendente la maggior parte dei cataloghi e dei volumi in cui apparvero originariamente testi villiani. Ma vi si trovano raccolti anche molti manoscritti di opere pubblicate quasi clandestinamente o ancora inedite.

Marco Enrico Giacomelli

Melzo // fino al 5 giugno 2014
Emilio Villa, poeta clandestino (1914-2003). L’archivio Tagliaferri per il centenario della nascita
a cura di Andrea Tomasetig
BIBLIOTECA COMUNALE VITTORIO SERENI
Via Agnese Pasta 43
02 95738856
[email protected]
www.bibliomilanoest.it

 

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.