Là dove c’era un altare…

Un reportage potenzialmente infinito. Su e giù per lo Stivale per scovare chiese sconsacrate e rifunzionalizzate. Per diventare aule universitarie e teatri, musei e locali notturni, officine e negozi di design. Andrea Di Martino racconta la sua indagine fotografica.

L'ex chiesa in via Piero della Francesca, Milano, ora sede del Gattopardo - photo Andrea Di Martino

In Italia ci sono centinaia di chiese sconsacrate, sparse in tutte le regioni, che sono state “riadattate” a usi nuovi. I più diversi. Il lavoro di Andrea Di Martino, fotografo nato a Bologna, consiste nel documentare la nuova identità, senza tralasciare la loro storia e cercando di coglierne il significato architettonico. Un lavoro iniziato nel 2008, che è diventato un reportage fotografico, La Messa è finita, che diventerà anche un libro l’anno prossimo, forse con lo stesso titolo, ma questo non è ancora stato deciso.
La ricerca ha avuto lo scopo di scoprire le nuove destinazioni d’uso, per raccontare le nuove storie di questi luoghi”, racconta il fotografo. Fino a oggi il progetto si è fermato a una cinquantina d’immagini, mettendo da parte quelle chiese riconvertite per gli stessi usi. La costante che si osserva nelle immagini è il tipo d’inquadratura, frontale, che meglio di altre rappresenta, secondo il fotografo, il nuovo uso delle chiese. Un fermo immagine a cui non interessa sottolineare il dettaglio: “Il posizionamento della camera è stato lo stesso e il formato è quello quadrato, per tutte le foto”.

Ex chiesa di Santa Teresa, Milano, ora Mediateca

Per citarne alcune: c’è l’ex chiesa di Santa Teresa di Milano, costruita nel 1694, che è diventata oggi una biblioteca multimediale, attrezzata di computer, sedie e scrivanie. Oppure l’ex chiesa che si trova in via Piero della Francesca, sempre a Milano, che è stata sconsacrata negli Anni Settanta e che oggi è un locale molto frequentato, il “Gattopardo”, con un grande lampadario al centro e dietro, sull'”altare”, una consolle per mettere i dischi.
Ci sono poi l’ex chiesa della Madonna della Neve, a Pontichetto di Luisago in provincia di Como, che è stata sconsacrata nel 1959 ed è diventata un’officina per le auto. Ci sono ex chiese che sono diventate la sede di una banca, come a Genova nella ex chiesa di Santa Sabina, oppure negozi di arredamento e design, come a Bologna, dove un’altra ex chiesa, quella di Santa Lucia, è diventata l’Aula Magna dell’università. E ancora laboratori per artigiani, musei, come nella ex chiesa di San Gregorio di Salerno, teatri come nella ex chiesa San Filippo Neri dell’Aquila, danneggiato dal terremoto del 2009.

Il Museo Virtuale di Salerno, ospitato dall’ex chiesa di San Gregorio

Le chiese sono state sconsacrate per vari motivi nel corso dei secoli, in particolare, a partire dalla Campagna d’Italia guidata da Napoleone Bonaparte tra il 1796 e il 1797 o quelle vendute dagli ordini religiosi negli anni successivi all’Unità d’Italia. Il lavoro di Andrea Di Martino si basa su un presupposto, tecnico ma anche di principio. Una scelta precisa: “Nelle immagini ho voluto trasmettere il legame che c’è tra la fotografia di reportage e la fotografia d’architettura, la prima funzionale alla seconda”. In tutte le immagini, si vede bene il carattere architettonico delle ex chiese e quindi anche il filo con la loro storia, nelle diverse epoche.
Non si è ancora in grado di stabilire quante chiese sconsacrate, adattate a nuovi usi, ci siano in Italia: “Né la Chiesa cattolica, né i vari dipartimenti governativi, hanno fatto un conto preciso”. Andrea Di Martino ha viaggiato in tutte le regioni d’Italia, anche se ha spiegato che l’unica parte che ancora gli manca riguarda alcune zone del nord-est. E chissà quali altri nuovi usi ci saranno da quelle parti. Anche per quanto riguarda questo aspetto, la ricerca si arricchisce sempre di più, in maniera sorprendente, “con storie che sorprendono ogni volta”.

Ex chiesa di Santa Sabina, Genova

Dietro al suo lavoro non ci sono intenti politici, né religiosi. La Messa è finita, dice lui, “non deve essere visto come un progetto che vuole sottolineare il declino della Chiesa in Italia o la secolarizzazione in atto”. D’altronde, non si tratta neanche di un fatto stravagante. Da secoli, semplicemente, le chiese chiudono e spesso sono gli stessi parroci a cercare acquirenti per risanare i conti delle diocesi. È solo l’identità dei luoghi che cambia. Iniziano una nuova vita, che non è più sacra, “ma non per questo meno ricca di storie da raccontare”.

Francesco Marinelli

www.andreadimartino.com 

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Francesco Marinelli
Francesco Marinelli è giornalista professionista, civitanovese dal 1986. Da luglio 2012 fa parte della redazione de ilPost.it. Ha fatto esperienza all’AdnKronos, a SkySport e a Radio24, con cui ha realizzato alcuni reportage, tra cui quello sul Teatro Valle di Roma occupato. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Urbino e ha una laurea in Scienze della Comunicazione, con una tesi sulla persuasione della comunicazione politica. Oltre all’economia politica e alla storia dei partiti italiani, studia da anni la tecnica della registrazione multitraccia. Su Twitter è @frankmarinelli.
  • francesca mazzotti

    Molto suggestivo a Roma (dietro piazza Barberini) “Sacro e Profano”, ristorante dove si può gustare la tipica cucina calabrese e in una chiesa sconsacrata, già citata in un documento del 1199…vi invio un link per approfondire…spero di trovarla in “La Messa è finita” che acquisterò senz’altro
    http://www.sacroeprofanoroma.com/

  • michele de luca

    Aggiungo, tra le mille chiese che sono diventate “contenitori” di mostre o eventi di tutti i generi (stilare un elenco completo sarebbe molto interessante, anche per vedere quanto siano diminuiti via via uso e frequentazione delle stesse allo scopo (di culto) per cui erano state costruite (alle chiese unirei anche chiostri e monasteri, divenuti ristoranti o alberghi o altro), citerei l’ex chiesa di Sant’Agostino, un gioiello settecentesco, sito nel cuore di Civitanova Marche Alta (Macerata), uno dei centri antichi più suggestivi della regione (nel corso che porta il suo nome c’è la casa dove nacque nel 1507 Annibal Caro, celebre traduttore dell’Eneide), che è stata e continua ad essere utilizzata come sede di mostre d’arte. I suoi preziosi stucchi hanno fatto da sfondo a belle esposizioni, dedicate dal 1997 circa in poi a maestri come Ciarrocchi, Broggini, Monachesi, Bruno da Osimo, per passare successivamente a nomi di spicco del ‘900 internazionale, da Warhol a Dalì, da Picasso a Chagall, da Mirò al nostro de Chirico… Una stagione espositiva che aveva, grazie anche alla passione e all’impegno della direttrice della Pinacoteca Comunale Marco Moretti, Enrica Bruni, instaurato a Civitanova una bella tradizione ed un lavoro di riflessione sull’arte del secolo appena tramontato, sia riguardo agli artisti marchigiani che ai “grandi” dell’arte europea e americana; negli ultimissimi anni il tono e il livello di questi eventi è andato decisamente calando, anche nella risonanza che avevano ottenuto in passato ben oltre i confini provinciali. Peccato! L’ex chiesa, con il suo suggestivo e armonico chiostro, meriterebbe di essere meglio utilizzata; e ci auguriamo che ciò avvenga, con rinnovata attenzione e sensibilità, oltre che – ovviamente – con un impiego di risorse adeguato.

  • Andrea dMA

    Un appunto storico: le chiese secolarizzate subito dopo l’unità d’Italia furono quasi sempre espropriate dallo Stato, e non vendute dagli ordini religiosi.

  • Giacomo

    Esatto Andrea, è quello che volevo far notare anche io…
    Grazie per la precisazione.