Festeggia un anno il Centrul de Interes, centro per l’arte contemporanea a Cluj- Napoca in Romania

La città romena che nel 2013 fu eletta da Phaidon tra le 12 città d’arte del futuro, si è arricchita di un nuovo centro, che oggi festeggia il suo primo anno di vita con 5 mostre e open studios

I am losing my beauty, Petra Feriancova Baril 2018
I am losing my beauty, Petra Feriancova Baril 2018

Una volta arrivati alla stazione centrale di Cluj-Napoca, basta imboccare il sottopasso per Strada Fabricii de Chibrituri e appena sulla destra si trova un massiccio edificio industriale, lo stesso in cui un tempo si producevano impianti di refrigerazione e che oggi accoglie uno dei più frizzanti centri per l’arte contemporanea in Romania. Appena entrati al Centrul de Interes, oltre l’odore di materiali diversi, carta, acrilico, ceramica, si respira un’atmosfera di produttività, in cui artisti, designer, galleristi collaborano e si confrontano di continuo, arrivando fino a notte fonda senza accorgersene.

CINQUE SPAZI ESPOSITIVI

I quasi trenta artisti e direttori dei cinque spazi espositivi che animano il Centrul de Interes, si autodefiniscono come una comunità i cui obiettivi principali sono la creazione libera e indipendente, e l’avvicinamento tra l’arte e il pubblico locale.  Lo stesso pubblico che durante la festa per il primo anno del Centrul, ha dato una risposta positiva, affollando per molte ore i quattro piani dello spazio. In questa occasione gli artisti hanno aperto i loro studi e le varie gallerie hanno dato il via alle loro mostre. L’artista romeno Mircea Suciu è stato ospitato dallo spazio non – profit Intact, con la mostra Usual suspect, nella quale ha esposto tele e disegni, rigorosamente nelle sfumature del nero, che ripropongono serie di figure iconiche del secolo breve.  La tedesca Franziska Holstein con Paperworks ha, invece, riempito di colore l’artist- run space Camera, dove ha esposto a parete trentasei tessere di collage in colori differenti, generando un effetto minimalista e divertente.  Aline Cautis, artista di origine romena e newyorkese di prima generazione, espone alla galleria Sabot, Searchers. L’allestimento è classico e lineare, e le sei tele esposte sono un tripudio di colori. Lo spettatore scivola mollemente nello spazio come in un sogno in cui figure canine si dissolvono in mezzo a pennellate ariose. I cercatori della mostra sono i randagi, metafora dell’uomo alla ricerca costante di ciò che non conosce. Sotto il motivo lieve dei cani si nasconde, infatti, la storia di un travaglio interiore: quello di chi si muove verso luoghi ignoti, o di coloro che, come Cautis, sono nati tra due culture e ricercano, viaggiando e immaginando memorie.

E IN GALLERIA…

La galleria Bazis ha presentato la mostra Obfuscation del berlinese Markus Butkereit. Oltrepassata la soglia dello spazio i sensi si aprono sotto vari stimoli: l’odore di bruciato, la penombra, un suono di fondo roboante. A terra cavi d’accensione inceneriti conducono a piccoli carrelli da trasporto disordinati nello spazio o organizzati come sculture; alla parete un video. La nebbia, suo elemento protagonista, diradandosi lascia intravedere la stanza durante lo svolgimento dell’azione: piccole esplosioni abbagliano e muovono in modo imprevedibile le piattaforme inizialmente ordinate in una griglia. Il catalogo che accompagna la mostra dice: “Il lavoro di Butkereit si svolge attorno alla mutua interazione tra casualità e determinismo, ordine e speculazione, conoscenza e ipotesi”.  Da Baril espone Petra Feriancovà, artista di Bratislava, amata anche in Italia. In I am losing my beauty together with my interest in beautiful things, Feriancovà propone temi ricorrenti nel suo lavoro: il legame tra la vita e la morte, tra il microcosmo essere umano, ed il macrocosmo natura/universo. Lunghi lacci di pelle mettono in dialogo le sculture – installazioni, simboli di spiritualità pagana, e le poesie che percorrono tutto il perimetro della mostra e spingono il visitatore a confrontarsi, anche dolorosamente con le varie tappe della vita dell’uomo sulla terra ed il senso del suo essere.

– Simona Scopelliti

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