Documenta 14, ancora polemiche per il buco da 7 milioni. E Adam Szymczyk replica alle accuse

Piovono ancora polemiche sulla kermesse d’arte contemporanea tedesca che quest’anno ha sperimentato la “trasferta” ad Atene, causando perplessità dal punto di vista curatoriale e uno sforamento di budget milionario. Il direttore artistico Adam Szymczyk replica alle accuse che, a suo dire, sottendono ragioni politiche.

Il team di documenta 14
Il team di documenta 14

Non sono settimane tranquille per documenta, la rassegna quinquennale d’arte contemporanea di cui quest’anno si è svolta la 14esma edizione tra le città di Kassel e Atene. Ma soprattutto, non sono settimane tranquille per Adam Szymczyk, direttore artistico di questa turbolenta edizione che, oltre alle critiche e alle perplessità scaturite dalla scelta di far uscire la manifestazione fuori dai confini di Kassel – dove è nata e si è sempre svolta – per “esportarla” in un altro paese, si trova a dover fare i conti con i conti che… non tornano.  Ebbene sì, come vi abbiamo raccontato un paio di mesi fa, la kermesse che ha chiuso i battenti lo scorso 17 settembre ha terminato l’edizione 2017 con un buco di 7 milioni di euro. Al primo posto dei presunti responsabili dello sforamento di budget si trova proprio  Szymczyk, “colpevole” di aver presentato un progetto troppo esoso. In questi giorni però il curatore polacco ha deciso di dire la sua, puntualizzando oneri e onori di chi, oltre a lui, ha partecipato alla realizzazione della kermesse.

Adam Szymczyk
Adam Szymczyk

ATENE TROPPO DISPENDIOSA?

Adam Szymczyk infatti ha dichiarato di essere stato escluso dalla riunione svoltasi tra il consiglio della società madre di documenta, gli azionisti della manifestazione, il sindaco di Kassel e la società di revisione contabile PwC – PricewaterhouseCooper. Al termine dell’incontro, i revisori avrebbero stilato una relazione sulle ragioni dello sforamento di budget e dato quindi risposta alla fatidica domanda: “che fine hanno fatto i soldi?”. A quanto pare, la principale causa del buco milionario sarebbe stata l’organizzazione della mostra ad Atene. Se non si fosse svolta l’esposizione greca, in poche parole, documenta non avrebbe chiuso l’anno in rosso. Rispetto alle notizie rivelate mesi fa dal quotidiano tedesco HNA – che aveva annunciato il rischio di bancarotta per documenta a causa delle spese di trasporto, viaggi, sicurezza, alloggio dei 200 partecipanti e persino l’aria condizionata dei locali delle esposizioni durante i mesi estivi –, secondo Szymczyk adesso le cose starebbero diversamente.

documenta 14, Kassel, 2017
documenta 14, Kassel, 2017

LO SFOGO DI SZYMCZYK

Per prima cosa, il curatore polacco pensa che “non è possibile studiare e analizzare un documento multipagina con dettagli finanziari nell’arco dello stesso incontro, bisognerebbe discuterne”, e soprattutto critica il modo in cui il Consiglio di Amministrazione ha gestito la condivisione delle informazioni con la stampa, portando a un tran tran mediatico che è sfociato poi, stando alle parole di Szymczyk, in uno “scandalo controllato”. In merito alla sua esclusione e a quella del CEO di documenta Annette Kulenkampff dalla riunione, Szymczyk afferma di essere venuto a conoscenza dei contenuti dell’incontro dai media e che per quanto riguarda ciò che è successo in Grecia “sia meglio chiedere al sindaco di Kassel e a PwC cosa sia accaduto ad Atene, ovviamente avranno una conoscenza dei fatti che io non ho”. Inoltre il curatore accusa l’intero board di documenta di aver “fabbricato” le polemiche che hanno travolto la manifestazione. In particolare Szymczyk sostiene che il CEO di documenta e l’ex sindaco di Kassel Bertram Hilgen siano stati “attaccati e diffamati pubblicamente senza una ragione chiara e solida” durante il periodo della kermesse.

documenta 14 athens 2017
documenta 14 athens 2017

LE RAGIONI POLITICHE SOTTESE

Ma la ragione, secondo Szymczyk, sarebbero di natura politica e minerebbero l’essenza e il futuro di documenta: “Penso che dare ad Atene la colpa del problema sia una facile scusa politica che possa portare a limitare l’autonomia delle future documenta attraverso ‘aggiustamenti’ gestionali, minando così la premessa fondamentale del progetto: la sua autonomia”. Sulle critiche ricevute in merito alla “sua” documenta, il curatore salomonicamente replica: “se qualcuno crede che la mia documenta sia stata un fallimento, penso che vada bene anche così. Non ho problemi con il fallimento, una mostra dovrebbe rivelare le condizioni della sua creazione e non solo essere ‘un successo’”.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Vive a Palermo, dove collabora con gallerie d’arte, scrive per testate d’arte contemporanea e lavora come storico dell’arte e curatore.
  • jussiam

    Basta con i curatori .