Matmos: live bolognese tra spigolosità sonore e ambienti funk

Musica concreta sì, ma anche pillole di intrattenimento. Una bella insalata di oggetti sonori e contrappunti melodici per il noto duo. In una delle poche tappe italiane del tour.

Matmos live @ Locomotiv Club, Bologna 2013

I Matmos li conosciamo. Del resto è difficile non conoscere chi da una quindicina d’anni si è imposto sulla scena musicale con atteggiamento sperimentale e senza disdegnare contaminazioni con le arti visive. C’è una storia fatta di album e di uscite discografiche – all’inizio autoprodotte da un’etichetta il cui nome è tutto un programma (Vague Terrain) – che si snoda esplorando vari sentieri dell’elettronica con grande lucidità e consapevolezza.
E poi c’è un’altra storia fatta di collaborazioni eccellenti, da Bjork a Terry Riley, passando per Otomo Yoshihide, che introducono il duo californiano in un panorama strettamente legato al visivo, oltre che al sonoro.
Per questi motivi si sarebbe potuti arrivare preparati (per non dire prevenuti) al concerto che lo scorso 16 marzo è stato ospitato da Locomotiv Club, al momento uno degli spazi più vivi per la musica a Bologna. Invece? Niente rigidità o intellettualismi imbalsamati, uno show a tratti anche divertente, che coniuga senza fatica diverse anime, influenze e peregrinazioni del gruppo. Con l’accompagnamento dal vivo di chitarra e batteria, Martin C. Schmidt e Drew Daniel strutturano un live in atmosfera “club” tra nuove tracce dall’ultimo album e vecchi pezzi riarrangiati per l’occasione.

Matmos live @ Locomotiv Club, Bologna 2013
Matmos live @ Locomotiv Club, Bologna 2013

Ci sono icone che rimangono anche dopo il primo ascolto (e la prima visione), che inducono un’attenzione estatica e che non faticano a conquistarsi un posto, seppur laterale, nell’ambiente della videoarte. Sono le immagini che scorrono dietro i musicisti durante Very Large Green Triangles. Un’invasione di piramidi che parte dall’occhio del protagonista del video per infiltrarsi poi nel suo sangue e irrompere nel mondo che lo circonda, tra interludi collagistici e prospettive rubate all’architettura radicale.
Momenti in cui si riaffacciano i suoni delle sale operatorie resi celebri da A Chance to Cut is a Chance to Cure (Matador, 2001) dove la ritmica propendeva verso accelerazioni techno, ma nel concerto si sposano con lunghe note e musicalità decisamente più morbide. E infine la presenza di uno spirito ludico, che è costante nell’approccio agli oggetti come creatori di suono, e che nel live acquista qualità performative. Niente di nuovo? Forse, ma talmente inaspettato da diventare quasi imperdibile.

Claudio Musso

vague-terrain.com

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Claudio Musso
Critico d'arte e curatore indipendente. La sua attività curatoriale e di ricerca pone particolare attenzione al rapporto tra arte visiva, linguaggio e comunicazione, all'arte urbana e alle nuove tecnologie nel panorama artistico. Attualmente è Dottorando presso il Dipartimento delle Arti Visive dell'Università di Bologna, dove ha precedentemente conseguito la laurea specialistica in Storia dell'Arte. Collabora con il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna per la ricerca scientifica e per l'organizzazione di conferenze e incontri. Dal 2004 al 2011 è stato collaboratore di Exibart.com e Exibart.onpaper, dove dal 2008 dirigeva la rubrica visualia. Scrive per Artribune e Digicult. Di recente ha curato la sezione Urban Art Media Drifts del LPM - Live Performers Meeting (Roma - Minsk). Nel 2010 è stato invitato come lecturer alla AVANCA | CINEMA International Conference Cinema– Art, Technology, Communication (Avanca, Portogallo) e alla VIII MAGIS – International Film Studies Spring School (Gorizia, Italia).
  • Giuliano

    Il concerto è stato una pena. Il duo lo trovo piuttosto esaurito. Come sempre, come è normale, anche chi ha un buon vocabolario se non ha niente da dire annoia. Hanno fatto cose buone…Hanno avuto buone idee…Ma ora…Proprio una noia.