Il sassolino nella scarpa. Qualcuno fermi Ai Weiwei. L’ultima trovata dell’ex artista è una foto in cui lui stesso scimmiotta la morte del piccolo Aylan Kurdi

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Ai Weiwei

La creatività non deve avere limiti, lo scriviamo anche noi un giorno sì e l’altro pure, stigmatizzando episodi di censura in ogni angolo del globo. Ma ciò che dovrebbe avere limiti è la sfida al buon gusto e alla sopportazione degli osservatori: e questi Ai Weiwei li ha superati ormai da molto. Complice probabilmente la violenza personale subita, e gli squilibri psichici che probabilmente questa ingenera, l’ormai ex geniale architetto/artista/comunicatore cinese si è infilato in un cunicolo sempre più buio nel quale la smania di stupire, l’autocompatimento e la ricerca di visibilità fine-a-sé-stessa hanno soppiantato la capacità di guardare al mondo con saggezza, con ironia, e di creare opere che incidano denunciando ed evocando, piuttosto che raccontare e provocare.
Era accaduto a Venezia, quando con uno stucchevole colpo di scena inviò sua madre a rappresentarlo a un’inaugurazione, per rimarcare davanti al mondo impietosito la “durezza” della sua detenzione. Ora accade – e ben più gravemente – con l’agghiacciante immagine che vedete sopra: forse pensando a una genialata capace di sollevare l’attenzione sul problema dei profughi, l’ormai irrecuperabile ex genio ha scelto di scimmiottare la tragedia della morte del bambino Aylan Kurdi sulle coste turche. Un’immagine che gettò nella disperazione tutto il mondo quando circolò viralmente per i social: e che avrebbe dovuto essere risparmiata da questa stupida e irresponsabile strumentalizzazione. A pochi mesi dalla restituzione del passaporto ad Ai Weiwei, la misura delle sue incontrollate speculazioni pare gia ampiamente colma: di questo passo, a breve salirà il grido corale “riprendetevelo”!

– Massimo Mattioli

Il corpo di Aylan Kurdi sulle rive di Bodrum

Il corpo di Aylan Kurdi sulle rive di Bodrum

 

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  • franco

    limiti e buon gusto sono censura travestita da politicamente corretto

    • Marco Enrico Giacomelli

      pure il fatto che non si possa criticare nessuno che affronti certi temi, altrimenti è come se criticassi il tema stesso… beh, anche quello è un bell’esercizio retorico – e una vittoria del marketing di chi riesce a farsi identificare con i temi che tratta. nella fattispecie: ai weiwei parla di profughi, quindi se io critico ai weiwei sono xenofobo.

      • franco

        Ai Weiwei ha sempre basato la sua opera sulla denuncia sociale e spesso ha usato il suo corpo , ma adesso è ricco e riconosciuto e si sa : un vero artista deve essere povero e disadattato .

        • Lorella Scacco

          con questa foto/performance
          l’artista vuole forse solo ricordare a tutti la morte del bambino/profugo in quanto noi tutti dimentichiamo facilmente e velocemente…

        • Franco Due

          Povero e disadattato? Ma perché? Di cosa parli…

    • giorgio

      in effetti… oltretutto la foto del bambino, è stata messa! se veramente si vuole tanto difendere il “buongusto” così piccolo-borghese, almeno allora evitate di rinserire la foto, no? per quanto mi riguarda tutto può essere detto, finché non lede i diritti altrui.

  • renoir

    finalmente una voce si leva a contrastare il coro globale degli adoratori di questo individuo avido e senza scrupoli, che si sta arricchendo a dismisura spacciandosi per un grande artista (affermazione ridicola di per sé, ma si sa che questo è il tempo dei social, chiunque può dichiararsi un genio e trovare in poche ore 50000 persone che rimandano la bufala) e per di più come un perseguitato, ciò che è anche più ridicolo, anzi inaccettabile (il Nobel per la pace Liu Xiaobo sì che è un dissidente, e infatti marcisce in galera da più di 6 anni, e gliene mancano ancora 5).
    ma stavolta l’ha fatta veramente troppo grossa, questa è un’azione grottesca e turpe.

  • Gillo

    che poi che c’entra Bodrum con Lesbo? non sono una di fronte all’altra, sono lontanissime

  • Effettivamente sta diventando un poco ridicolo, non si capisce più se è una presa in giro o veramente la sensibilità di richiamare l’attenzione su delle urgenze…

  • Angelov

    E’ turpe l’azione di Ai Weiwei?
    E l’azione di usare i bambini come scudi umani per far breccia nella sensibilità della cultura occidentale o come un tacito lasciapassare, come può essere definita?
    Ora, ciò che ci si dovrebbe aspettare, è forse la morte dello stesso Ai Weiwei?
    Quanta ipocrisia…
    E se la sua azione fosse sincera, e fosse un mezzo per comunicare al mondo la sua partecipazione e condivisione a quella tragedia del bambino annegato?
    E come si può dubitare di questo?
    A meno che di essere dei perfetti cinici…

    • artriste

      Si può capire il suo impegno su certi temi, ma mi pare che li voglia cavalcare tutti ogni giorno per cui diventa lecito domandarsi a che cosa serve e se non sia più un modo per stare in prima pagina?

  • Whitehouse Blog

    Secondo me è interessante fare il dissidente in paesi in cui fare il dito medio verso il palazzo del potere non porta a nulla (come dovrebbe essere). Ecco il gesto che ha reso Weiwei un dissidente….poi vasi rotti, accumuli dadaisti, e poco altro. Corrado Levi per la recente arte fiera si è messo i panni dei rifugiati…Cattelan ha impiccato bambini. Come fare le differenze tra Weiwei, Levi e Cattelan? Questo è il problema del sistema critico italiano e non solo. Forse la prima cosa da fare per l’artista oggi sarebbe fare un passo indietro e non partecipare all’ammucchiata di contenuti mediocri a cui assistiamo. E quindi stimolare un pensiero critico che faccia apparire l’opera là dove non c’è l’opera, senza creare alcuna opera e senza muoversi da dove ci si trova. Come se il vero museo da curare e da fruire fosse sempre intorno a noi. Ecco che se capissimo questo, se imparassimo a vedere, forse anche il bambino sulla spiaggia si potrebbe salvare. E invece si pensa sempre che esista un macro-mondo su cui noi non possiamo incidere. Vi invito a questa petizione che porta l’opera dove vi trovate adesso e là dove pensate che l’opera non ci sia: https://www.change.org/p/claudio-parisi-presicce-lasciare-coperte-le-statue-di-roma?recruiter=411467642&utm_campaign=signature_receipt&utm_medium=email&utm_source=share_petition

  • sabrina

    Trovo questa foto coerente, anche con la decisione di chiudere la sua mostra a Copenaghen contro le decisioni del governo danese. Fermo restando che ognuno ha i suoi modi di esprimersi e di fare arte (e sono sempre discutibili), non riesco a non vedere un uomo che si impegna a testimoniare il suo pensiero con la sua opera (che poi sia arte o no rimane soggettivo e discutibile). Non critico i suoi gesti clamorosi e non ho dubbi sulla sua onestà.

  • guglielmoP

    in queste due foto è riassunto la deriva e la fine del modello occidentale… in una il corpo esamine di un povero bambino, corpo che è stato “violentato” dagli occidentali che l’hanno usato (come in questo articolo) per piangere sui social tra un gattino e un forza inter. Aylan è morto e non è diventato un simbolo di nulla, solo un’immagine da sfruttare per dire “io voglio un mondo diverso” da persone che sguazzano ed hanno una ragione di essere solo e unicamente nel mondo che dicono di non volere. E’ al pari di quei cartelli “no alla censura” usati nei propri profili per poi continuare ad alimentare lo stesso modello (compreso il voto alle stesse persone) che porta alla censura. L’altra foto rappresenta un artista (exartista?) che ha avuto la fortuna (per lui) di essere imprigionato sotto i riflettori, dal governo cinese e da questo, per lo stesso meccanismo della prima foto, è diventato simbolo social della libertà. E’ l’ennesimo cartello “no a x” fatto sui social per poi proseguire nelle proprie attività che portano benefici ad x..

  • Sonia

    Per fare la foto non si è nemmeno messo con la faccia nell’acqua come nell’originale, evidentemente non voleva bagnarsi….

  • No so una performance troppo forte, ricordo quella di Chris Burden ,
    Comunicare cosa è perche …….

  • Enzo Comin

    Mi permetta di dissentire. L’artista -molto probabilmente- non ha fatto quanto lei ha giudicato: la strumentalizzazione non è nello scimmiottare l’immagine della persona defunta, ma è stata prima: dalla riproduzione che è stata fatta di quella foto dai media e dai social. L’artista quindi punta a quello perché quella immagine non rappresenta più quella persona defunta ma è un oggetto (purtroppo) proprio a causa della sua diffusione. Che si badi, non è solo perché enorme questa diffusione (addirittura nei social?), ma perché c’è stata: non si è mai vista una foto simile sui giornali, perlomeno quelli di generale diffusione, la violenza sui bambini è una di quelle immagini che viene sempre censurata. Sono i media, in parole povere, che non si sono accorti o non hanno tenuto conto (come lei in questa pagina) che hanno pubblicato -a favore degli occhi di tutti senza eccezioni- la foto di un cadavere, per di più bambino. Sfruttando la cosa in un modo che non intendo, per mia sensibilità, commentare oltre. Faccio presente la mia sensibilità per il fatto che, non essendo io un gran frequentatore di socail, non avevo mai visto questa foto e ora, a causa sua, l’ho vista; quindi le chiedo: si è accorto che ha pubblicato una foto di un cadavere di un bambino? (mi solleva solo pensare che la mia nipotina non è iscritta alla vostra newsletter e non avrà potuta vederla a sua volta)

    Insomma, è di quest’altro aspetto, di quello che hanno fatto tutti gli altri, che parla l’artista. Che solo adesso, finalmente, rivaluto.

  • Ai Weiwei un artista cine esiliato dalla sua nazione, oppure un rifugiato politico che denuncia da anni i poteri monarchici e dittatoriali un vero attivista ma riguardo la sua educazione intellettiva tutta americana, dove attualmente vive progetta e lavora un po’ un controsenso in un epoca dove la globalizzazione cancella la provocazione. R. Scala 16