Sky Arte Updates: tutti i segreti della Monna Lisa. A cominciare dal furto al Louvre, investigato da Carlo Lucarelli

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Il segreto di Monna Lisa Sky Arte HD

Ogni giorno, nascosta dietro uno spesso vetro protettivo, si lascia guardare da milioni di visitatori giunti da ogni angolo del mondo per ammirarla. Forte del suo successo planetario, ricambia lo sguardo di ognuno di loro, celando dietro al suo ineffabile sorriso una miniera di enigmi ancora irrisolti. Parliamo della Monna Lisa, l’enigmatica figura ritratta da Leonardo da Vinci nel celebre dipinto conservato al Louvre, protagonista della Notte Gioconda che, sabato 16 gennaio, animerà la programmazione di Sky Arte HD.
Nell’episodio di Muse Inquietanti dedicato al furto della Gioconda, Carlo Lucarelli tornerà indietro nel tempo fino al 21 agosto 1911, quando dalle sale parigine del Louvre scomparve il capolavoro leonardesco per eccellenza. Ben presto le indagini condussero a Vincenzo Peruggia, un insospettabile imbianchino assunto dal prestigioso museo. Convinto che il famoso dipinto leonardesco fosse stato saccheggiato da Napoleone, il ladro-imbianchino decise di restituirlo al suo paese d’appartenenza, l’Italia.
Ma chi era veramente Monna Lisa? Fin dal Rinascimento, questo interrogativo non smette di tormentare critici e storici dell’arte. La tradizione vuole che la Gioconda debba il suo nome – riportato per la prima volta dal Vasari – al marito Francesco del Giocondo, ricco mercante fiorentino. Ma lo speciale Il segreto di Monna Lisa ipotizza ben altra identità per la misteriosa donna raffigurata da Leonardo…

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  • Massimo Ravecca

    La tavola, nota anche come Monna Lisa, fu iniziata a Firenze e terminato, se mai fu concluso, in Francia. Del quadro esistono diverse varianti attribuite alla sua bottega e ai suoi allievi, e forse una prima versione di mano del maestro, in possesso di un collezionista privato. Il dipinto divenne universalmente noto con il furto subito al Louvre nel 1911, per mano di un imbianchino italiano, e il successivo recupero quasi tre anni dopo. L’ipotesi principale riguardo al personaggio ritratto è che sia il ritratto di una signora fiorentina, stranamente non consegnato al committente. […]. Carlo Vecce è arrivato ad affermare che, iniziato il ritratto di Lisa Gherardini a Firenze e lasciatolo a mezzo, Leonardo ne avrebbe mutato il soggetto a Roma terminandolo come ritratto di Isabella Gualandi. (M. Carminati, Leonardo da Vinci, La Gioconda, Silvana Editoriale, Milano, 2003, p. 21).
    […]. C’è chi vi ha visto una donna incinta. Martin Kemp vi scorge un’analogia tra la futura madre e l’acqua sullo sfondo come madre della Terra, chi un ideale di bellezza universale, chi un compendio dell’arte e delle conoscenze di Leonardo:
    Monna Lisa contiene nel suo corpo il mondo, è il paesaggio Ma forse il quadro è anche e contemporaneamente un abile gioco di prestigio, un artificio sofisticato, un complesso trucco pittorico, per raffigurare non una persona vera, ma un volto ideale, un concetto. La stessa luce che pervade il dipinto è artificiale, frutto delle conoscenze di ottica dell’autore:
    L’illuminazione del volto non corrisponde affatto all’illuminazione naturale di una loggia, che dovrebbe ricevere la maggior parte della luce dal lato aperto verso l’esterno. Nel ritratto, tuttavia, Lisa è illuminata da una fonte di luce situata in alto a sinistra, oltre il margine del quadro e non troppo lontana dalla sua superficie. L’illuminazione del volto, veicolo per eccellenza dell’espressione dell’anima, risulta quindi frutto di un artificio. (F. Zöllner, Leonardo da Vinci, Taschen, 2011, trad. it. B. Baroni, L. Butani, S. Candida, F. Pilli, V. Tipertelli, p. 161).
    La storica d’arte ed esperta di grafica al calcolatore Lillian Schwartz (1927), paragonando l’Autoritratto e la Gioconda con tecniche informatiche, giunge a concludere che è lo stesso volto ad esservi raffigurato. […]:
    Infine il Mario Alinei (1926) ha sostenuto, basandosi su una sua esperienza personale connessa alla morte di una persona cara, e analizzando la personalità e le opere di Leonardo, che sia il ritratto di una giovane donna morta, con gli occhi ancora aperti.
    Sia il ritratto di una donna incinta, che l’autoritratto al femminile di Leonardo, che l’idea di Alinei contengono temi ricorsivi. Nella prima ipotesi abbiamo un volto nascente dentro un altro, nella seconda un volto ne nasconde un altro, nella terza:
    La Gioconda è, di fatto, due volte finta: finta in quanto opera d’arte, ma finta anche come morta che si finge viva. […]. Proprio come nel gioco di prestigio, in cui non siamo noi a vedere, ma qualcuno che ci fa vedere ciò che vuole. […]. La Gioconda ci appare, così, come una nuova e straordinaria interpretazione della Medusa che Leonardo disegnò da giovane, […] Una Medusa moderna ed eterna, […], ci fa prima sentire il profumo dell’amore, e poi ci conduce a sfiorare la morte lasciandoci, smarriti, sull’orlo di un abisso. (M. Alinei, Il sorriso della Gioconda, Il Mulino, Bologna, 2006, pp. 122-3).
    Nell’inquietante e suggestiva ipotesi di Mario Alinei, la prima opera andata perduta di Leonardo e collegata con l’ultima. Leonardo per soddisfare l’ipotesi di Alinei potrebbe “semplicemente” aver fatto un ritratto ideale di una giovane donna morta basandosi sulle sue esperienze di anatomista. . Alinei potrebbe aver visto giusto. Le varie teorie non si escludono a vicenda, che siano state avanzate e validamente sostenute è comunque significativo. […] Leonardo da Vinci potrebbe avere dipinto donne mai vissute, oppure aver compiuto dei ritratti reali di persone a lui sconosciute.
    L’immagine del volto della Sindone e l’Autoritratto di Leonardo si somigliano. (Lillian Schwartz formulò l’ipotesi:
    La sacra sindone di Torino sarebbe l’autoritratto di Leonardo da Vinci, realizzato dall’eclettico genio toscano grazie a una tecnica d’impressione fotografica ante litteram. Se la Gioconda è anche un ritratto al femminile di Leonardo, il più antico dei morphing, allora potrebbe essere considerato lo specchio magico della Sindone. Riguardo il volto dii Marilyn, esiste un fotomontaggio del MIT che da da lontano si vede Einstein e da vicino Marilyn. Ma il volto archetipo del genio è quello di Gesù a cui I geni tendono nella cecchiaia. Così il volto di Marilyn come la Gioconda tende al medesimo volto archetipo, quella della raffigurato nella Sindone. Questo è il segreto della straordinaria fotogenia dell’atttrice. Non esistono foto di Marilyn brutte. Cfr. ebook/kindle. Leonardo e Michelangelo: vita e opere.. Grazie.