A Treviso riapre dopo 12 anni il Museo civico Luigi Bailo. Ecco le immagini dell’ottimo riallestimento: ma perché non chiamarlo Museo Arturo Martini?

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Museo civico Luigi Bailo, Treviso - Arturo Martini

Museo civico Luigi Bailo, Treviso – Arturo Martini

Interventi architettonici razionali e funzionali, anche se il progetto di Sudiomas di Padova e Heinz Tesar pecca forse di qualche concessione all’autorialità, specie nella facciata. Un ottimo progetto museologico seguito da un pool costituito da Maria E. Gerhardinger, Emilio Lippi, Eugenio Manzato, Marta Mazza e Nico Stringa, che ha completamente cambiato il volto della struttura, secondo canoni minimali decisamente contemporanei. E una collezione di livello più che buono, nell’area di specializzazione dell’arte fra le due guerre, con particolare attenzione alla scultura.

LA MAGGIORE COLLEZIONE ESISTENTE DI ARTURO MARTINI
Cosa manca, allora, al Museo civico Luigi Bailo, che riapre ora i battenti a Treviso dopo 12 anni di chiusura per consentire gli interventi di cui sopra? Manca – se ci si perdona il paradosso – proprio il continuare a chiamarsi Museo Bailo. Già, perché a nessuno è venuto in mente che un museo che ospita la maggiore collezione esistente di un gigante della scultura italiana e mondiale come il trevigiano Arturo Martini (1889-1947), quasi 140 opere fra terracotte, gessi, sculture in pietra, bronzi, opere grafiche e ceramiche, “dovrebbe” essere chiamato Museo Arturo Martini. Perchè così diventerebbe una struttura di riferimento a livello globale per gli studi sull’artista e su tutto il mondo che lo ha visto coinvolto da protagonista assoluto (l’esempio, vicino anche a livello geografico, è quello del CISA Palladio di Vicenza, Centro Internazionale di studi di architettura che si distingue a livello mondiale proprio per l’identificazione con il grande architetto): e perché questa intitolazione darebbe una svolta anche a livello di comunicazione, di “appeal” di un museo unico proprio perché specializzato.

QUASI 5 MILIONI DI EURO PER CONSOLIDAMENTO, RISTRUTTURAZIONE E ALLESTIMENTO
Del resto vale anche una considerazione invertita: cosa resta del Museo Bailo, se si estrapola la straordinaria raccolta di Arturo Martini? Poco, moltissimi artisti di caratura locale o poco più, con qualche eccezione in nomi come Gino Rossi o Alberto Martini. Per chiarezza: lodiamo l’opera dell’amministrazione, che in questi tempi di crisi perenne ha investito quasi 5 milioni di euro per i lavori di consolidamento, ristrutturazione e allestimento con un progetto “che ha riguardato in realtà solo una parte dei corpi di fabbrica disponibili, ma è stato concepito – in attesa di nuovi finanziamenti – in modo che questo primo lotto (circa 1600 mq) sia autonomo e dotato di tutti i servizi funzionali di un museo moderno, accessibile e di grande suggestione”. Noi vediamo il nuovo museo nell’ampia fotogallery…

Massimo Mattioli

 

 

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  • enrico

    Da trevigiano ritengo che sarebbe un’ingiustizia intitolare il museo ad Arturo Martini dimenticando così la storia e il nome di chi lo volle e lo fondò: l’Abate Luigi Bailo.
    Togliendo le opere di Arturo Martini, mi dispiace contraddire l’articolo, ma rimane molto in questo nuovo “contenitore”. Rimangono molti validi artisti trevigiani che nessun altro racconterebbe e che non troverebbero collocazione altrove.
    Il Museo Bailo non deve e non vuole essere un’esposizione centrata su un unico artista ma un percorso didattico che racconta – attraverso diverse voci – gli artisti più significativi della Città di Treviso.