Anish Kapoor furente: “In Cina hanno copiato il mio Cloud Gate”. Spunta una scultura gemella a Karamay. Plagio o coincidenza? Ai giudici l’ardua sentenza

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Anish Kapoor, Cloud Gate, 2004-2006 - Chicago - ph. ParentingPatch via Wikipedia CC

Anish Kapoor, Cloud Gate, 2004-2006 – Chicago – ph. ParentingPatch via Wikipedia CC

L’IRA DI ANISH KAPOOR E LA BATTAGLIA IN TRIBUNALE
In Cina li chiamano “shanzhai”. Sono i prodotti quotidiani dell’arte della pirateria: repliche spudorate e scadenti di merci, marchi, beni di consumo protetti da copyright. Un’attività diffusissima in terra cinese, esportata in massa anche oltreconfine. Si copiano, in barba a qualunque diritto d’autore, abiti, accessori, prodotti di elettronica, cibi, giocattoli, cd musicali. Praticamente tutto. Anche le opere d’arte di super star internazionali? Secondo Anish Kapoor sì. L’artista britannico di origini indiane è infatti rimasto trasecolato di fronte alla nuova scultura pubblica, realizzata nella città di Karamay, nella parte nord-ovest della Cina. Un tipico caso di shanzhai in grande stile? Può darsi. Come copiare l’opera di un altro, con nonchalance, fingendo di ignorare l’originale. Almeno per Kapoor è quello che avrebbero fatto le autorità cinesi, installando all’aperto una gigantesca scultura specchiante, pressoché identica al suo Cloud Gate, esposto nel 2006 a Chicago, al centro della AT&T Plaza, nel Millennium Park.
E in effetti la somiglianza c’è tutta, ed è anche piuttosto imbarazzante. Due forme organiche smussate, tondeggianti – tanto che quella di Kapoor è stata ribattezzata “The Bean”, il fagiolo – realizzate in acciaio inox e capaci di riflettere il paesaggio intorno, amplificandolo e inglobando lo spettatore.
La battaglia legale sembra ormai cosa certa: intenzionato ad intentare causa, l’artista ha dichiarato di contare sul supporto del Sindaco di Chicago nell’azione contro i presunti “impostori”.

La scultura installata nella città di Karamay, in Cina

La scultura installata nella città di Karamay, in Cina

QUANDO IL PLAGIO È ANONIMO
Dalla Cina, intanto, si levano diverse voci in difesa della scultura incriminata. Come riportato da BBC News, ad esempio, il giornalista Ma Jun avrebbe scritto sul blog China Real Time del Wall Street Journal: “A parte l’utilizzo di materiali simili, le forme e i significati sono diversi“. La scultura cinese dovrebbe in effetti assomigliare a una grande bolla di petrolio: è stata piazzata là dove fu scavato il primo pozzo di Karamay, città in piena espansione economica, il cui nome significa “olio nero” in lingua Uyghur. All’essenza del mercurio liquido si rifà invece la forma fluida dell’altra opera, pesata per riflettere lo skyline di Chicago. Altre differenze (non sostanziali) riguardano poi il sistema d’illuminazione ed il contorno: la scultura cinese è circondata da una serie di piccole bolle specchianti e completata da una serie di LED colorati piazzati nella cavità inferiore.
Di opere ingenuamente e casualmente replicate, nella storia dell’arte contemporanea, ce ne sono a bizzeffe. Intuizioni simili e parallele, separate da pochi anni e da manciate di chilometri, in cui il dolo spesso non è altro che il frutto del sospetto. Difficile distinguere le pure coincidenze dai casi di furto intenzionale. Certo è che ignorare il maxi “fagiolo” di un gigante come Kapoor non era esattamente facile. L’autore della “Big Oil Bubble”? Non pervenuto. Ad oggi la scultura resta un intervento istituzionale, pubblico, privo di attribuzione. Un tributo alla città del greggio, che si è già trasformato in una rogna monumentale.

– Helga Marsala

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  • Angelov

    I Cinesi copiano?
    Ma dai!

  • francoceris

    Ma dai come se lui non avesse copiato da un fagiolo, chi difende i diritti dei fagioli !!!!

    facciamo subito una petizione per la difesa del fagiolo!!!!

  • Il plagio/copia/’ispirazione’ che si sposta dal terreno dell’arte a quello del design e del commercio. Ecco come il sistema dell’arte ingloba ed è, contemporanemente, inglobato dal sistema dell’economia: un’opera d’arte che vuole essere ‘design ambientale’ finisce con il contrapporsi ad un’opera ANONIMA, istituzionale (fisicizzazione della classe politico-burocratico-amministrativa cinese – un altro spazio ‘iper-docile’). Non contano lo stile o i significati dell’opera, ma il suo potenziale commerciale e la capacità di veicolare comunicazione (non contenuti).
    Ecco l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica – portata ad un livello ulteriore.

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