Commonplace. Quel luogo comune tra pittura e architettura

Fare pittura con la luce. Dipingere il vuoto con fasci di colore pulviscolare. Come guardando il mondo attraverso vetri variopinti. Una tela, intanto, si fa “luogo comune”. Spazio architettonico da abitare con lo sguardo, fino al 23 luglio. È la personale di Paolo Parisi alla Fondazione Brodbeck di Catania.

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Paolo Parisi – Il problema della condivisione dello spazio disponibile in architettura e rispetto al colore della pittura… e il pulviscolo atmosferico – 2011

Pittura lingua morta. Una favola a cui non crede più nessuno. O quasi. Sempre e comunque vivissima, ogni tanto la pittura se ne resta un poco in ombra. Sacrificata magari da un sistema miope – il caso italiano docet – che inciampa nell’equivoco di ingenui trendismi iconoclasti.
E invece, disobbediente e ostinata, la pittura non muore, ma muta.
Così capita di andare a una mostra di Paolo Parisi (Catania, 1965; vive a Firenze) e di trovarsi davanti a qualcosa che dovresti, secondo consuetudine, definire ‘installazione’. E che però è pittura, prepotentemente. E non tanto perché ci siano delle tele appese. Qui è tutto un fatto di luce, di pigmento volatile, di vibrazione tonale aerea.
Parisi ha posto dei filtri colorati alle finestre e agli ampi lucernai di uno degli spazi espositivi. Rosso, verde, blu: è la triade cromatica dell’RGB da cui si originano, con differenti mix, il bianco che è summa di tutti i colori, oppure le tre tonalità primarie. Nell’arco del giorno, secondo gli spostamenti del sole, i segmenti di colore proiettati attraverso i vetri invadono l’ambiente con intensità cangianti. A una certa ora affondi in un verde saturo, poco più tardi s’affievolisce il rosso, poi sarà il blu, profondissimo, a precipitarti addosso. E così via, ri-generando un luogo in simbiosi col paesaggio.

Alle pareti tre monocromi neri, stratificazioni cromatiche ortogonali: sono come livelli strutturali progressivi, avvistati dall’alto. E qui, dove la pittura c’è davvero, affiora l’architettura. Il Commonplace del titolo rimanda a quelle Unitè d’habitation progettate da Le Corbusier, utopie comunitarie che imprigionavano il cittadino nella perfezione polifunzionale di un luogo autonomo ma staccato dal mondo. E perciò destinato al fallimento. Studiando le proporzioni delle unità duplex moderniste, Parisi costruisce le sue tele, affidandole al nero plumbeo di una materia selvatica che assorbe ogni colore, ma che si disciplina nei tagli tracciati in superficie.
Prospettiva opposta a quella cartografica nel ciclo Vis à vis: uno sguardo dalla terra al cielo, per immortalare gli psichedelici fiori di Datura, pianta che sboccia a testa in giù.
In un secondo capannone è il suono ad avvolgere lo spazio. Contagioso il noise della performance di Massimiliano Sapienza, violenta traduzione sonora del blu, a cui fa eco la registrazione di due precedenti azioni cromatico-sonore, dedicate al rosso e al verde.
Pittura, architettura, sound art, installazione? Il punto di domanda è d’obbligo. E la risposta, per fortuna, rimane sospesa. A favore di un lietissimo inabissamento.

 

Helga Marsala

 

 

Catania // fino al 23 luglio 2011
Paolo Parisi – Commonplace (Unité d’habitation)
a cura di Helmut Friedel e Giovanni Iovane
www.fondazionebrodbeck.it

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