Oltre l’intelligenza artificiale. Ecco come l’algoritmo umano trasforma il turismo

L’AI promette di rivoluzionare il turismo, ma rischia di amplificarne le distorsioni. Elisabetta Faggiana, founder di Unexpected Italy, propone un modello alternativo, in cui tecnologia e sapere territoriale lavorano insieme per riportare equilibrio, senso e responsabilità nel viaggio

Presentata alle Nazioni Unite come esempio di innovazione nel turismo sostenibile, Unexpected Italy è l’app traveltech guidata da Elisabetta Faggiana, vicentina, CEO e co-fondatrice.

Unexpected Italy: un’app per il turismo sostenibile

Il concept, nato a Londra come Unexpected London, iniziativa editoriale digitale dedicata ai luoghi più autentici della capitale britannica (raccontata anche dal Guardian), si è poi evoluto concentrandosi sull’Italia. Insieme a Savio Losito, Faggiana guida lo sviluppo di una piattaforma che restituisce centralità ai territori e alle comunità locali. Unexpected Italy propone itinerari digitali geolocalizzati e curati, mettendo in relazione diretta i viaggiatori con luoghi nascosti, artigiani, ristorazione d’autore e ospitalità indipendente. Oggi l’app mappa dodici aree italiane e si afferma come una delle realtà più interessanti nel panorama internazionale del turismo contemporaneo.

Elisabetta Faggiana sul futuro del turismo

Lei afferma che il 2026 sarà un anno decisivo per il futuro del turismo. Perché proprio il 2026?
Nel 2024 si è iniziato a parlare in modo sistemico dei danni dell’overtourism. L’anno successivo questo dibattito ha raggiunto il suo apice: non si parlava d’altro ed è emerso chiaramente che si tratta di un problema sociale, non solo turistico. Il 2026 sarà quindi l’anno in cui arriveranno a maturazione le scelte fatte, o non fatte, negli ultimi anni.

L’AI viene spesso raccontata come la soluzione all’overtourism. Qual è, secondo lei, il rischio più grande di questo approccio?
Il rischio è pensare che la tecnologia sia neutra. Un algoritmo impara dai dati che gli forniamo e, nel turismo, quei dati raccontano anni di promozione concentrata sempre sugli stessi luoghi, sugli stessi immaginari, sugli stessi percorsi. Se alimentiamo l’AI con dati sbilanciati, otterremo decisioni sbilanciate. Invece di ridurre i flussi, rischiamo di renderli ancora più efficienti e quindi più distruttivi. La tecnologia, se lasciata sola, non corregge il sistema: lo amplifica.

Giancarlo Busato della Stamperia d'Arte a Vicenza. Crediti Unexpected-Italy
Giancarlo Busato della Stamperia d’Arte a Vicenza. Crediti Unexpected Italy

Il modello dell’algoritmo umano

Da qui nasce il concetto di “algoritmo umano” messo a punto nella vostra app. Che cosa significa, concretamente?
L’algoritmo umano è un sistema in cui la tecnologia non sostituisce il sapere umano, ma lo potenzia. Significa rimettere al centro competenze reali, conoscenza dei territori ed etica professionale. In Unexpected Italy lavoriamo con luoghi e persone verificate, selezionate sulla base di criteri di impatto sociale, ambientale e identitario. È una ricerca meticolosa di artigiani, gastronomi, sommelier, curatori d’arte che sanno raccontare il proprio territorio in modo autentico e con passione. La condivisione del sapere sta dando vita a un nuovo movimento, che ci piace definire di “ribelli con le radici”. Questo approccio rende la crescita della piattaforma più lenta, ma è ciò che ci distingue da tutti gli altri. L’AI entra in gioco solo in un secondo momento, per costruire itinerari personalizzati su basi sane, permettendo di scegliere una destinazione in linea con le proprie esigenze e con il proprio DNA. È un cambio di prospettiva: prima il senso, poi l’efficienza.

Il Salone Monumentale della Biblioteca Casanatense. Crediti Unexpected-Italy
Il Salone Monumentale della Biblioteca Casanatense. Crediti Unexpected Italy

Unexpected Italy parla di portare “le persone giuste nei luoghi giusti”, invece di spostare masse. Perché questo è cruciale per il turismo del futuro?
Perché i territori non sono infiniti né neutri. Ogni luogo ha una forza di carico, una capacità di accoglienza, una fragilità, un equilibrio. Il turismo del futuro non può più basarsi sui grandi numeri, ma sulla qualità delle relazioni tra chi arriva e chi vive in quei luoghi. Portare le persone giuste significa creare incontri sostenibili, in cui il viaggio arricchisce entrambe le parti senza consumare il territorio. Pensiamo a città come Roma, Firenze o Milano: si visitano sempre le stesse dieci attrazioni consigliate ovunque. Eppure anche qui è possibile fare qualcosa di davvero “unexpected”. A Roma esistono biblioteche straordinarie e poco frequentate, come la Vallicelliana, con il monumentale Salone Borromini, o la Casanatense, che conserva manoscritti di Paganini e resta quasi sconosciuta ai più. A Vicenza l’attenzione è concentrata sulle ville palladiane, ma la città custodisce realtà artigianali uniche, come la storica Litografia Busato, che oltre alle visite organizza corsi per trasmettere anche ai bambini le antiche tecniche di stampa. Senza contare i piccoli musei e le chiese meno note, ma altrettanto preziose, che esistono in tutto il Paese. Ogni volta che prenotiamo una vacanza e scegliamo dove e come farla è un po’ come andare a votare. E spesso votiamo senza rendercene conto: per la standardizzazione, per modelli che espellono i residenti, per economie che vivono solo di turismo. Ogni scelta – dove dormiamo, dove mangiamo, cosa compriamo – ha un impatto diretto sulle comunità locali. Il punto non è colpevolizzare il viaggiatore, ma renderlo consapevole. Se iniziamo a “votare” per luoghi che preservano identità, lavoro e relazioni, il sistema può davvero cambiare.

Se dovesse indicare una priorità non rimandabile per chi oggi lavora nel turismo culturale, quale sarebbe?
Smettere di inseguire la visibilità a tutti i costi e iniziare a prendersi cura dei contenuti. Raccontare meno, ma raccontare meglio. Se continuiamo a promuovere sempre gli stessi luoghi con le stesse narrazioni, stiamo strappando pagine alla nostra “biblioteca”. Il turismo culturale ha una responsabilità enorme: può educare allo sguardo, alla scelta, al rispetto. Ma deve avere il coraggio di cambiare paradigma.

Luisa Taliento

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Luisa Taliento

Luisa Taliento

Primo viaggio: Milano-Istanbul, in pullman. Da allora ha sempre amato girare il mondo. Dopo la laurea in Lettere moderne, conseguita presso l’Università degli Studi di Milano, con una tesi dal titolo: “La stampa socialista negli Stati Uniti” si è diplomata…

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