In un libro la nuova verità sull’orecchio tagliato di van Gogh. Il motivo? Il matrimonio del fratello Theo

Lo scrittore britannico Martin Bailey ha appena pubblicato nel suo libro Studio of South una ricostruzione differente del famoso aneddoto da sempre attribuito al rapporto tra van Gogh e Gauguin

Autoritratto con orecchio bendato, di Vincent van Gogh
Autoritratto con orecchio bendato, di Vincent van Gogh

Se Vincent van Gogh avesse saputo che da Johanna Bonger sarebbe dipesa la sua fortuna postuma forse la sua reazione sarebbe stata diversa. Una nuova teoria accrediterebbe uno dei gesti più eclatanti della storia dell’arte – cioè il famoso taglio dell’orecchio – alla gelosia dell’artista nei confronti della donna, moglie del fratello Theo. Fino ad oggi infatti tutti pensavano che le motivazioni di questo atto autolesionista risiedessero nel rapporto conflittuale tra Vincent e il collega e coinquilino Paul Gauguin. Ecco che invece spunta da un testo di Martin Bailey una ricostruzione delle vicende un po’ diversa. Il libro che si intitola Studio of the South racconta gli anni di van Gogh in Provenza e, come riporta il quotidiano britannico Guardian, lo stranoto drammatico aneddoto. Sarebbe infatti stata la notizia del matrimonio tra il fratello Theo e Johanna Bonger a spingere van Gogh verso la depressione.

IL RUOLO DI JOHANNA NELLA FAMA DI VAN GOGH
La paura di perdere il sostegno del fratello, magari anche economico, e l’attenzione che questi gli riservava sia come familiare che come artista, fonte di quel rapporto speciale che è stato protagonista di pagine e pagine di epistolario, sarebbe la motivazione del gesto e della profonda depressione che ne seguì. In realtà poi come molti sanno non solo il matrimonio con Johanna non ebbe sostanziali ripercussioni sulla relazione tra i due fratelli, ma fu invece proprio la giovanissima signora van Gogh, a soli 29 anni, a rimboccarsi le maniche e a costruire il mito dell’artista e il mito del rapporto tra i due fratelli, costruendo di fatto una importante strategia di accreditamento del lavoro del pittore, attraverso donazioni e mostre. Johanna, rimasta sola e con un bimbo da mantenere nel 1891, quando Theo morì prematuramente di sifilide, solo un anno dopo il suicidio di Vincent, e con 200 opere, al tempo – ci credereste? – di nessun valore economico. Si dedicò quindi alla promozione del lavoro dell’artista e alla costruzione del mito, dandosi anche alla traduzione dell’epistolario in lingua inglese e alla sua diffusione, stringendo relazioni con artisti, collezionisti e musei d’arte con uno stile imprenditoriale molto attuale ancora ad oggi.

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.