Storia dell’arte fuori dai programmi scolastici entro il 2018. L’Inghilterra prova a fare peggio dell’Italia

L’annuncio si inserisce nell’ambito della riforma dell’istruzione avviata dall’ex ministro britannico Michael Gove. Ma a livello universitario tutto resterà invariato

Londra
Londra

La storia dell’arte sarà eliminata dai programmi scolastici entro il 2018. Ancora un episodio nell’infinita odissea partita dalla famosa riforma Gelmini (2009) e passata per la (non) sanatoria con il ministro Maria Chiara Carrozza con il governo Letta? E poi approdata (?) sulle rive del decreto per la “Buona Scuola” di era renziana, quando il nuovo Il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini sembrava intenzionata a reintrodurre lo studio della storia dell’arte? No, perché stavolta non siamo in Italia: e a fronteggiare l’ipotesi che potrebbe dare un duro colpo alla qualità della formazione delle nuove generazioni è un paese spesso preso ad esempio per il prestigio delle proprie istituzioni di formazione e per l’attenzione alla difesa della cultura come risorsa democratica di crescita, per esempio con l’ingresso gratuito ai musei: ovvero l’Inghilterra. È qui infatti che larga parte dell’opinione pubblica, e tutta la comunità degli storici dell’arte, sono in fermento dopo l’annuncio che la riforma dell’istruzione avviata dall’ex ministro inglese Michael Gove potrebbe appunto portare all’eliminazione della storia dell’arte dal curriculum formativo degli studenti entro il 2018.

OPPORTUNITÀ FUTURE SARANNO PERSE
In Inghilterra gli studenti delle scuole superiori conseguono il General Certificate of Education Advanced Level (o A-level): e la storia dell’arte sarebbe solo l’ultima di una serie di materie considerate “secondarie” ad essere tagliata dalla contestata riforma. Solo 839 studenti in tutto il Paese hanno sostenuto l’esame di storia dell’arte A-level nella scorsa estate, e l’interesse è in diminuzione, ricordano invece i sostenitori del provvedimento. L’Association of Art Historians ha criticato la decisione, dichiarando via The Guardian che per il settore “la perdita dell’A-level significa che le porte si chiuderanno per molti studenti, e tante opportunità future saranno perse”. “La nostra decisione non ha nulla a che fare con l’importanza della storia dell’arte“, ha detto alla BBC una portavoce dell’AQA, il soggetto deputato a gestire i programmi. “Resteranno invariate le possibilità ad iscriversi ai corsi di laurea artistici, non siamo a conoscenza di università che richiedano un A-level ai candidati“.

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.