Fritz Lang e il vampiro di Düsseldorf alla Festa del Cinema di Roma. Nel film shock di Gordian Maugg

Due vite parallele? L’ipotesi shock del film che fa storcere il naso a chi si aspettava di vedere un biopic ben fatto e si è ritrovato a fare i conti con un flusso di coscienza in bianco e nero

Il film su Fritz Lang

Se Fritz Lang non si fosse dedicato al cinema sarebbe potuto essere il Mostro di Düsseldorf. È questa la tesi proposta da Gordian Maugg nel film presentato alla Festa del Cinema di Roma. Il modo di approcciare la biografia del grande regista ha indignato non pochi, nessuna fedeltà ai fatti storici, come in un biopic che si rispetti (il titolo, è proprio un programmatico Fritz Lang); nessuna delicatezza nel maneggiare la vita presunta di un genio assoluto. Il punto è che l’intento di Maugg è di non restituire alcuna fedeltà se non quella del cinema stesso. E nello specifico raccontare una storia in bianco e nero, anzi da film muto, non certo nella tecnica o negli stilemi, ma proprio nella dimensione fantasmatica che le immagini del primo cinema evocano. La pellicola è una operazione interessantissima di incrostazione narrativa e linguistica: la biografia romanzata di Lang viene messa in scena insieme alle sue allucinazioni che si imbattono, come se non bastasse, con scene tratte da M il mostro Düsseldorf, il capolavoro diretto nel 1931, suo primo lungometraggio sonoro.

I LATI OSCURI DEL REGISTA
Lang è dipendente da cocaina liquida e sesso e tormentato dai flashback della sua memoria: il fronte della Grande Guerra e la morte violenta della prima moglie Lisa, le cui dinamiche restano ad oggi avvolte nel mistero. Il film ripercorre in particolare le sofferenze psichiche e le relative fasi creative che lo portarono a scrivere e girare proprio M.  Una svolta nella sua carriera, condensata da una frase rivolta a Thea, la moglie sceneggiatrice: “non voglio più occuparmi di macchine e folle (Metropolis) ma di persone”. E infatti M è un film intimista prima ancora che un thriller. Lang è vuole capire i moti dell’animo, quelli che portano al male: vuol sapere come il mostro era seduto mentre parlava a pranzo con le sue vittime, prima di trucidarle. È interessato al dettaglio di vita, non alla meccanica dell’omicidio. Nel colloquio in carcere (sempre di invenzione) con Peter Kürten, il mostro, i due parlano delle violenze subite dai rispettivi padri. “Il destino è stato gentile con lei signor Lang, le ha permesso di presentarsi come una persona rispettabile”, gli dice Kürten. Non è la vita di Fritz Lang, dunque, che Maugg vuol raccontare, ma la messa in scena del cinema e dell’esistenza.

– Mariagrazia Pontorno

www.romacinemafest.it

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