Crollano 60 mq di soffitto al Centro Pecci di Prato. Due feriti lievi

Un operaio e un elettricista coinvolti nell’incidente che ha interessato l’ala Gamberini del museo toscano, nel punto in cui si innestano i nuovi padiglioni progettati da Maurice Nio. L’opening di domenica 16 non sarebbe però a rischio

Il nuovo Centro d’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato
Il nuovo Centro d’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato

L’allarme arriva alle 12.14 con una chiamata ai medici del 118: ci sono due persone coinvolte nel crollo di una parte del controsoffitto del Centro Pecci di Prato, stimato in circa 60 metri quadrati. Si tratta di un operaio e di un elettricista di 56 anni, che al momento dell’incidente era in cima a una scala intento a passare cavi nell’intercapedine: nell’istante del crollo avrebbe avuto la prontezza di aggrapparsi a una trave, salvandosi quindi da quella che poteva essere una caduta rovinosa. Entrambi gli uomini hanno riportato ferite superficiali: il primo è stato medicato sul posto, l’altro è stato invece ricoverato per accertamenti. L’incidente si è verificato al primo piano del complesso originario del museo, progettato da Italo Gamberini, proprio nel punto in cui si connette con l’ampliamento disegnato da Maurice Nio: la porzione crollata è parte di una delle installazioni artistiche delle collezioni del Pecci, quella di Julian Charrière: composta di quindici betoniere in funzione non era comunque accessibile al pubblico, che da programma avrebbe potuto ammirarla solo a distanza di sicurezza,  dietro una doppia vetrata. Impossibile quindi parlare di pericolo sfiorato per i visitatori, anche qualora il crollo fosse avvenuto a museo aperto.

SI APRE UGUALMENTE
In attesa di accertare le dinamiche dell’accaduto, appurare eventuali responsabilità e stimare l’entità dei danni, c’è ottimismo nei confronti dell’opening del museo, pin calendario il prossimo 16 ottobre. “L’inaugurazione di domenica non è a rischio” ha dichiarato alla stampa locale l’assessore alla cultura del Comune di Prato Simone Mangani. Certo è che non parte sotto i migliori auspici.

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