Il Risiko dell’arte contemporanea in Toscana. Dal Pecci al Marino Marini tra tante incertezze

Accanto al rinnovato interesse per il panorama dell’arte contemporanea, in Toscana s’annidano numerose incertezze. Quale futuro attende il Centro Pecci, dove in attesa della riapertura, già si dovrebbe mettere in cantiere la nomina di un nuovo direttore?

Il nuovo Centro d’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato
Il nuovo Centro d’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato

La Toscana attraversa un periodo di grande fermento sul fronte del contemporaneo. La parte del leone spetta al Comune di Firenze che, nel tentativo di allargare l’offerta culturale a un pubblico di nicchia, appassionato dell’arte d’oggi, rispetto all’attuale flusso rumoroso di massa, sta mettendo in pista una serie di mostre ed eventi che non hanno nulla da invidiare alla più contemporanea Milano. Alla regia, il Sindaco Dario Nardella, Tommaso Sacchi (dell’Assessorato alla Cultura) e il curatore Sergio Risaliti.

FIRENZE VIRA AL CONTEMPORANEO
Antony Gormley, Jan Fabre, John Currin — solo per citarne alcuni — e, naturalmente, Ai Weiwei, di cui è prevista una grande mostra per settembre alla Strozzina, dove il neo nominato Arturo Galansino, proseguendo l’eredità del precedente direttore, sta spingendo l’acceleratore sul contemporaneo. Il Comune di Firenze vira all’ammodernamento in autonomia, senza considerare però che la Regione ha già un riconosciuto spazio dedicato, che si chiama Centro Pecci e che dista solo pochi chilometri da Firenze. Anche se, ancora oggi, la distanza tra Firenze e Prato sembra abissale.

Il David nero in Piazza della Repubblica, a Firenze - foto Serge Domingie
Il David nero in Piazza della Repubblica, a Firenze – foto Serge Domingie

MUSEI SENZA DIRETTORI
Parallelamente a questo sorprendente fermento verso la sperimentazione, la Regione vive alcune incertezze. Si mormora che Alberto Salvadori sia in uscita dal Museo Marino Marini dopo la nomina della nuova presidente Patrizia Asproni. Dall’interno bocche cucite, ma non possono non confermare che il museo sia in stand by.
Un altro spinoso nodo da sciogliere riguarda proprio il succitato Centro Pecci di Prato. All’ultima conferenza stampa a Milano per il lancio della sua riapertura nessun accenno alla futura programmazione e all’eventuale nuova direzione in vista della scadenza del mandato di Fabio Cavallucci, attuale direttore, in carica dal marzo 2014, col museo chiuso per ristrutturazione.
Cavallucci, dunque, riaprirà il Centro Pecci con una mostra che durerà ben 5 mesi, da ottobre 2016 a marzo 2017. La chiusura della mostra coincide esattamente con la fine del suo contratto. Ad oggi, nessun programma futuro annunciato per il museo. Certo sarebbe una beffa, dopo anni di progettazione, accorgersi che il direttore designato, causa ritardi nell’apertura del museo, è già in scadenza per l’inaugurazione.

Fabio Cavallucci
Fabio Cavallucci

L’IMPORTANZA DI UNA PROGRAMMAZIONE PIANIFICATA
I musei, però, non funzionano solo grazie agli eventi temporanei, spot, biennali, ma presuppongono, nel migliore dei casi, un programma triennale. Questo per dare continuità, adottare politiche di prestito opere e quant’altro. Nessuna nomina all’orizzonte di un nuovo direttore. Si farà un bando? Quando? Il nuovo direttore dovrebbe essere nominato al più presto per permettergli di lavorare al futuro del Centro su cui hanno investito e continuano a investire sia il Comune di Prato che la Regione Toscana.
Un ritorno in città di Lorenzo Giusti, pratese di nascita, che al MAN di Nuoro sta facendo un ottimo lavoro? Un’occasione per un incarico ufficiale e istituzionale a Sergio Risaliti, forte del successo fiorentino? Una direzione ad Alberto Salvadori che ha partecipato al precedente bando che ha visto la vittoria di Cavallucci grazie al sostegno del vecchio CDA, ora rinnovato con la nuova Fondazione per le Arti Contemporanee e la sua intraprendente presidente Irene Sanesi? O un rinnovo dello stesso Cavallucci, conferma che però darebbe continuità al precedente Consiglio, alla precedente Amministrazione e all’allora Sindaco di centro-destra Roberto Cenni? Interrogativi che, per ora, rimangono senza risposta.

-Daniele Perra

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Editorialista e responsabile della copertina di “ARTRIBUNE”, collabora con “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente di Contemporary Art and Visual Culture allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano”.