Concerto di Bocelli al Foro Romano. L’Associazione delle Guide Turistiche non ci sta

Il dilemma tutto italiano dell’utilizzo del patrimonio culturale. Nella capitale scoppia l’ennesimo caso: è giusto montare un palco per un concerto all’interno del Foro Romano?

L'area centrale del Foro venerdì 22 Luglio: l'intera area centrale del Foro invasa dal palco e dai sedili Foto: AGTAR
L'area centrale del Foro venerdì 22 Luglio: l'intera area centrale del Foro invasa dal palco e dai sedili Foto: AGTAR

La situazione, e i relativi interrogativi, sono quelli classici che periodicamente si ripropongono in Italia: è giusto, è sconsigliabile, o invece è auspicabile e virtuoso, utilizzare siti archeologici o luoghi d’arte per tenere oggi concerti, sfilate di moda, party o feste varie? Va bene David Gilmour a Pompei? Va bene una sfilata di Fendi alla Fontana di Trevi? Il tema è annoso e affrontato con motivazioni variegate, spesso contrapposte. Quasi sempre ideologiche. E quindi spunta sempre fuori qualcuno che riesce a distinguersi per il cieco fondamentalismo, per l’inopinato catastrofismo. Riuscendo ampiamente ad annullare anche quel poco di buono che le proprie argomentazioni potrebbero pur avere.

ALL’INTERNO DEL CARCER TULLIANUM
Stavolta tocca all’Associazione Guide Turistiche Abilitate Roma: che interviene a gamba tesa, con un comunicato ai confini del farneticante, per attaccare la struttura che da alcuni giorni si sta allestendo nell’area centrale del Foro Romano per ospitare martedì 26 luglio l’evento Music for Mercy, un concerto che ha Andrea Bocelli come nome di spicco ma a cui parteciperanno anche altri artisti da tutto il mondo, oltre all’Orchestra del Teatro del’Opera di Roma. L’evento si terrà all’interno del Carcer Tullianum,“che le fonti indicano come prigione di San Pietro” e dove “si trova una delle prime raffigurazioni della Madonna della Misericordia, presente in un affresco datato XIII secolo”, precisa la nota citando Monsignor Andreatta, Amministratore Delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi, co-promotore del progetto.

 

I lavori nell'area centrale per l'evento: ecco come appare l'area centrale del Foro sabato 22 Luglio Foto: AGTAR
I lavori nell’area centrale per l’evento: ecco come appare l’area centrale del Foro sabato 22 Luglio
Foto: AGTAR

UN PROCESSO ALLE INTENZIONI
Ma ciò che sfugge, nel documento, è quale sia il nocciolo del problema: “Siamo sicuri che le strutture non danneggeranno per nulla il pavimento e i resti dell’area?”, si domandano le guide, senza però dare risposte e dunque facendo bieco terrorismo psicologico facendo leva sull’ignoranza e la creduloneria di chi legge. Sul preziosissimo pavimento, ricco di testimonianze, si aggiungeranno segni nuovi, dovuti all’incuria degli addetti a del pubblico? Anche qui nessuna risposta, ovviamente. Tutto quindi si traduce in un processo alle intenzioni, che nasconde l’ormai stravista convinzione tutta italiana che “il patrimonio non si tocca”. Guai a farlo vivere, conoscere, valorizzare neanche a parlarne, è una bestemmia: noi dobbiamo solo “conservare” e “tutelare”. È del tutto evidente che mai e poi mail la Soprintendenza Archeologica avrebbe dato un permesso senza tutti i crismi e le cautele del caso, dunque se si vuole entrare nel merito di qualche anomalia ben venga, ma se si vuole fare solo del sensazionalismo si perde in partenza.

CONTRAPPOSIZIONE IDEOLOGICA
Ma le guide romane non sembrano soddisfatte, e alla fine dilagano nella contrapposizione ideologica, annientando forse l’unico punto che potrebbe essere almeno considerato, ovvero il fatto che alla Basilica di Massenzio, comunque all’interno del Foro, esiste già un palco montato negli stessi giorni per altre manifestazioni, e magari si poteva pensare di usare quello evitando disguidi e rischi. Ma la verità emerge poco dopo, quando si ricorda che “il 1 Luglio il Colosseo è stato chiuso in anticipo e varie aree sono state rese inaccessibili per un giorno, per permettere un festino con tanto di tavoli dorati, a piacere di alcuni politici e VIP”. Un “festino”, “tavoli dorati”: in realtà si trattava di un ricevimento organizzato dall’azienda che ha lautissimamente sborsato i denari per restaurare il Colosseo, senza nulla chiedere in cambio praticamente. Una polemica, questa delle Guide Turistiche, che ricalca l’articolo di Tomaso Montanari uscito proprio a ridosso dell’evento e che, per assonanza, qualifica le guide turistiche stesse. Tra l’altro autolesionismo a gogo visto che anche grazie a quel restauro le guide lavoreranno in un contesto di maggiore appeal e, in definitiva, lavoreranno di più. Una cosa, ripetiamo fino allo sfinimento, che accade in ogni realtà civile del globo, dal Louvre a Parigi al Metropolitan a New York: ma che in Italia diventa curiosamente sfruttamento e mercificazione. Solo che ormai non ci crede più nessuno.

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4 COMMENTS

  1. Gioia mia (ti chiamo così perchè non ti firmi), una sola cosa ti chiedo: ci sei mai entrato dentro il Carcere Tulliano? Perchè se ci fossi entrato almeno una volta sapresti che neanche col raggio rimpicciolente riusciresti a farci stare un palco, Bocelli, l’O.R.P, il presentatore e gli spettatori! Perchè se avessi messo una sola volta piede in Via dei Fori Imperiali e ti fossi affacciato nei pressi della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami (si, così si chiama la chiesa SOTTO la quale sta il Tullianum) sapresti di aver scritto una MINCHIATA galattica, giusto per accusare i soliti #archeologintellettualistoricidellarteguideturistiche rompiballe che vogliono impedire ai bravi imprenditori ed ai loro sodali di fare i soldini coi beni culturali! Niente niente sei stato a scuola con Mario Giordano?
    Studia che è meglio!!! O, se non vuoi farlo, almeno apri Wikipedia prima di scrivere, lo fanno pure i miei studenti del geometra prima dei compiti in classe!
    https://it.wikipedia.org/wiki/Carcere_Mamertino

  2. Nell’articolo sopra si tirano in ballo nomi altisonanti della musica i quali nel proseguo della lettura dovrebbero fungere da messaggio subliminale e da testimonial delle posizioni pressapochiste assunte da chi lo ha scritto, il quale pone la questione in modo da generalizzare ed allo stesso tempo da indebolire l’idea che sia utile fornire un contributo nella tutela del patrimonio artistico, quest’ultima viene svolta da operatori specializzati, nell’articolo si parla invece di processo alle intenzioni, ciò è pericoloso e per di più avviene in una testata che si occupa di arte, in questo modo forse intende competere con un certo tipo di arte mascherando tale intenzione come una forma progressista che si oppone al passatismo noioso, ed all’immobilismo al quale dovrebbe contrastare l’intraprendenza di operatori ed imprenditori dello spettacolo. A questi mi pare lecito domandare se si siano posti dei problemi sulle modalità con le quali vengono pianificati gli eventi che spesso vengono localizzati in luoghi delicati come i siti archeologici, spesso ciò non avviene e ciò può causare dei danni. Nell’articolo si utilizza il termine “polemico” nel modo tipico con il quale si intende fare del bullismo giornalistico che serve in questo caso a coltivare un dissenso nei confronti di chi si interessa di aspetti utili alla conservazione dell’arte e che nell’articolo presente è stato dipinto come farneticante mentre invece ha proposto degli argomenti utili e giusti. Una strategia molto cara a chi nei decenni ha voluto fare soldi speculando ai danni dell’arte nelle sue forme varie. l patrimonio più si tocca più si deteriora quindi mi sembra logico porsi la questione ponendo delle priorità e facendo delle valutazioni. Il contributo a tale processo proposto da chi conosce la materia, da chi analizza con impegno e precisione le criticità e gli impatti che gli eventi fatti nei siti archeologici hanno avuto o potrebbero avere, va a vantaggio della tutela dei siti archeologici e ripropone un tema quanto mai attuale visto il ritorno impetuoso di politiche scellerate spesso promosse negli ambiti più diversi della società, spesso tali politiche e relative attività promozionali e persuasive approfittano della schizofrenia abilmente coltivata dalla classe dirigente anche quella che si propone come rinnovatrice. Si presentano così gli scenari tipici verso i quali occorre opporre delle proposte chiare e precise anche da un punto di vista comunicativo e psicologico. Le materie di conservazione sono ambito di studio ed ambito nel quale c’è un impegno intellettuale, lo stato italiano finanzia con i soldi dei contribuenti una miriade di attività aventi attinenza con la conservazione dell’arte dalla quale derivano enormi introiti, un indotto ed un prestigio internazionale. Si cita anche il fatto inerente agli eventi privati di lusso organizzati dentro il Colosseo, mi sento di dire che sono note le modalità con le quali sono avvenute delle operazioni proposte come interventi di restauro del Colosseo, svolti da ditte non specializzate e pertanto inadatte a realizzare dei restauri, tale ditte anno realizzato una pulitura disomogenea oltre che realizzata in modo da rimuovere uno strato protettivo costituito dalla patina esponendolo ad ulteriori processi erosivi. Chiudo questa breve considerazione esprimendo interesse nei confronti della musica leggera e delle forme artistiche contemporanee verso cui spesso vi sono forme di ostruzionismo ingiusto oltre che attività volte ad impedirne lo sviluppo, esse potrebbero essere paragonabili a quelle perpetrate al patrimonio artistico nel suo complesso.

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