Non solo a Roma per Kentridge. Da Rio de Janeiro a Città del Messico gli artisti protestano e si impegnano

Gli artisti prendono posizione: dalle Olimpiadi di Rio, alla difesa di un’opera di Land Art in Messico. Battaglie a colpi di manifestazioni e petizioni online

Espacio Escultórico, l'opera di Land Art contesa in Messico
Espacio Escultórico, l'opera di Land Art contesa in Messico

Non si estraniano dalla lotta gli artisti. Mentre in Italia sono scesi in prima linea contro quelle bancarelle che, sul Lungotevere a Roma, avrebbero occultato il fregio monumentale di Kentridge, anche nel resto del mondo si danno da fare per rivendicare libertà civili e proteggere il patrimonio artistico contemporaneo.
Come riporta il sito Monopol, gli artisti partecipanti a Projeto Brasil, un festival di quattordici giorni che si tiene ad Amburgo, in Germania, con un focus specifico – il titolo parla chiaro – sull’arte contemporanea carioca, hanno lanciato una chiamata collettiva contro i giochi olimpici del 2016 a Rio de Janeiro e contro le scelte governative. Se i giochi sono un messaggio di democrazia, sostengono gli artisti, tra cui Daniel Lee e Lia Rodrigues, non possono tenersi in un contesto dove la sovranità popolare è spesso messa in discussione. Il riferimento è alla situazione politica del paese e al recente impeachment che ha messo in crisi la leadership della Presidente Dilma Rousseff, definito, non solo dagli artisti, come un vero e proprio colpo di stato.

IN MESSICO
Rimaniamo in Sud America, a Città del Messico, dove gli artisti protestano per motivi analoghi a quelli degli intellettuali romani: la difesa di un’opera d’arte. Insieme a loro architetti e studiosi, a frotte, chiedono l’abbattimento di un edificio che interferirebbe violentemente con un importante lavoro di Land Art, come racconta il New York Times. La scultura composta da 64 piramidi di cemento messe in cerchio si intitola Espacio Escultórico ed è nata dalla collaborazione tra Helen Escobedo, Manuel Felguérez, Mathias Goeritz, Manuel Hernández Suárez, Federico Silva e Enrique Carbajal.
Una guerra culturale, perché l’edificio incriminato – di recente costruzione – fa parte dell’ Università di Scienze Sociali della città e ospita al suo interno classi e centri di ricerca. Ma per chi protesta, il palazzo sfigura orribilmente lo skyline, come si legge – insieme ad altri dettagli – nella petizione lanciata via change.org che ha raccolto già circa 31.000 firme, tra cui quelle di Tania Bruguera, Carlos Amorales, Francis Alÿs, Pablo Helguera, Teresa Margolles, Yoko Ono, Gabriel Orozco, Fernando Ortega, Jorge Pardo, Santiago Sierra, Hans Ulrich Obrist, Héctor Zamora, tra i primi cento firmatari. E mentre l’Università fa sapere che non ha intenzione di cedere alla richiesta dei manifestanti, questi ultimi propongono una serie di altre proposte, tra cui un’operazione di camouflage. Vedremo come andrà a finire. Mancano ancora 4000 firme per raggiungere il quorum.

 –Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.