Dialoghi tra opere d’arte a Brera. Mantegna a confronto con Borgianni e Carracci

A Brera, dialogo attorno al Cristo morto di Mantegna con ospiti d’eccezione: Carracci e Borgianni. Mentre continua il riallestimento delle sale. Nessuna rivoluzione, ma più chiarezza nel nuovo corso del direttore James Bradburne…

Andrea Mantegna, Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti, 1470-1474, Milano Pinacoteca Brera
Andrea Mantegna, Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti, 1470-1474, Milano Pinacoteca Brera

Opera più amata di Brera secondo un sondaggio condotto sul sito della Pinacoteca, il Cristo morto (1480 circa) di Andrea Mantegna è protagonista del secondo dei tre “dialoghi” previsti per il 2016. Dopo il confronto tra i due Sposalizi della Vergine (quello del Perugino è ancora esposto assieme a quello di Raffaello fino al 27 giugno), fino al 25 settembre l’inaudita prospettiva del dipinto mantegnesco trova eco in due opere posteriori che ne riprendono soggetto e “inquadratura”. Dalla Staatsgalerie di Stoccarda giunge il Cristo morto con gli strumenti della passione (1583-85) di Annibale Carracci, segnato da un modernissimo, sensuale realismo, mentre dalla Galleria Spada di Roma arriva il Compianto sul Cristo morto di Orazio Borgianni (1615), più idealizzato per quanto immerso in una cupezza estrema e postcaravaggesca.

Pinacoteca Brera Milano, il nuovo allestimento della sala 6, foto James O'Mara
Pinacoteca Brera Milano, il nuovo allestimento della sala 6, foto James O’Mara

IL NUOVO CORSO DELLA PINACOTECA
L’iniziativa – con inaugurazione gratuita giovedì 16 dalle 8.30 alle 22,15 – fa parte del rinnovamento intrapreso dal nuovo direttore James Bradburne. Nessuna rivoluzione, va detto, al contrario di ciò che molta stampa (e televisione) proclama unanime e con toni altisonanti. Ma diverse piccole modifiche apprezzabili, che tendono soprattutto alla chiarezza del percorso. Contestualmente al “dialogo” viene presentato il riallestimento delle sale dalla 1 alla 7 (quelle dalla 20 alla 24 erano già state rinnovate nei mesi scorsi), mentre si fanno notare le nuove didascalie ricche di informazioni  – peccato solo per certe cadute nel kitsch, come il paragone tra il dipinto di Carracci e quelli di Freud.
Prossimi cambiamenti annunciati? La riapertura della porta centrale d’ingresso, il trasferimento nel 2018 delle collezioni di arte moderna a Palazzo Citterio, il rilancio della Biblioteca Braidense, l’apertura di un bar. Vedremo se la rivoluzione dei direttori tanto voluta dal Governo avrà esiti sempre più concreti.

– Stefano Castelli

www.pinacotecabrera.org

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.