A Londra il nuovo spazio Nahmad Project, a forte impronta italiana. Mayfair? Va svecchiata

Mostre interdisciplinari, performance e installazioni site specific per il nuovo spazio di Joseph Nahmad e Tommaso Calabro: primo progetto curato da Francesco Bonami

Adeline de Monseignat, This Whisper, performance, Nahmad Projects (via Instagram @nahmadprojects)
Adeline de Monseignat, This Whisper, performance, Nahmad Projects (via Instagram @nahmadprojects)

Non sarà che Mayfair rischia – se non l’ha già fatto come ha già fatto la stessa cosa il distretto di Chelsea a New York – di trasformarsi in una City dell’arte, con prezzi inaccessibili e tutto il mondo in coda per avere una vetrina accanto a Gagosian, Hauser&Wirth, Marlborough e tutti i big? Non sarà che il quartiere residenziale di Londra solo pochi anni fa presentato come nuovo per l’ambiente creativo, si trasformi in un luogo per l’arte established, ingessato e tutto sommato un po’ noioso? Queste riflessioni devono essere circolate in casa Nahmad, la celebre e a volte controversa dinastia di galleristi e mercanti d’arte protagonisti – fra New York e Londra – di acquisti e mediazioni sensazionali in asta, ma anche di vicende buie come la galleria USA trasformata in bisca con successiva condanna penale. Ora Joseph Nahmad, giovane elemento del ramo inglese, si è appunto deciso a dare una “rinfrescata” all’ambiente di Mayfair: aprendo – assieme all’italiano Tommaso Calabro, ex Sotheby’s Milano – un nuovo spazio che sarà dedicato a mostre interdisciplinari, performance e installazioni site specific, “investigando i limiti dell’arte contemporanea”.

I performer selezionati per l'evento di apertura di Nahmad Projects (via Instagram @nahmadprojects)
I performer selezionati per l’evento di apertura di Nahmad Projects (via Instagram @nahmadprojects)

30 PERFORMANCE PER 30 GIORNI
“Vogliamo andare in controtendenza rispetto alle gallerie tradizionali della zona, speriamo di offrire al pubblico viva la visita alla nostra galleria come un’esperienza”, dichiarano appunto i due galleristi in un’intervista. Lo spazio si chiama Nahmad Projects, e si inaugura il 9 giugno proprio nel cuore del quartiere del west end londinese, a Cork Street: con l’obbiettivo di invitare artisti emergenti o già affermati e curatori di fama internazionale “a riflettere sulle questioni più urgenti che circondano, oggi, l’arte contemporanea. Creare mostre”, precisano, “che sfidino lo spettatore a mettere in discussione ciò che è oggi l’arte, e il modo in cui la percepiamo”. E l’Italia la fa da protagonista, non solo per il ruolo di Calabro: il progetto inaugurale è infatti curato da Francesco Bonami, titolo I am NOT Tino Sehgal: con giovani artisti da tutto il mondo invitati attraverso una call a presentare un testo originale inspirato alla pratica del performer tedesco. Trenta testi sono stati selezionati da Bonami e Nahmad Projects e saranno la base per trenta uniche performances, ognuna delle quali sarà presentata per un intero giorno, ripetuta in modo continuativo per ventiquattro ore.

Massimo Mattioli

www.nahmadprojects.com

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.