Biglietto a 100 euro per visitare la tomba di Nefertiti. Così l’Egitto spera di risanare i conti dopo il crollo del turismo

Mossa disperata del Ministero delle Antichità, che spera sul turismo di elite. Aprendo gioielli chiusi da anni a prezzi da nababbi…

Il busto della Regina Nefertiti, conservato a Berlino
Il busto della Regina Nefertiti, conservato a Berlino

I turisti non vengono? E io allora aumento i prezzi. Sembra un paradosso, eppure vanno in questa direzione le ultime decisioni del Ministero delle Antichità dell’Egitto, spiazzato da un crollo verticale degli arrivi turistici determinato dalla diffusa percezione di pericolo a causa dell’instabilità e dei forti contrasti religiosi e sociali (si veda il caso Regeni). E dalla conseguente crisi nera per le casse dello stato, per il quale quello turistico è sempre stato uno dei maggiori introiti. Che fare, dunque? Puntare sul turismo di èlite, sembra essere la – disperata? – scelta: con l’annuncio della riapertura alle visite di gioielli come le tombe della regina Nefertiti e del faraone Seti I, ma con biglietti di ingresso a qualcosa come 100 euro. Non proprio per tutte le tasche.

Luxor, Egitto
Luxor, Egitto

AFFITTI RIDOTTI INVECE PER CAFFE’ E BOOKSHOP
Chiuse da diversi anni al pubblico per preservarle dal deterioramento, le due tombe si trovano sulla riva occidentale del Nilo, a Luxor, circa 700 chilometri a sud del Cairo. La Tomba di Seti I è – nel complesso dove si trova anche quella di Nefertari – la più grande della Valle dei Re; quella della Nefertiti, moglie di Ramsete II, gode di una ragione speciale di interesse per i tanti che conoscono il celebre ritratto scultoreo della Regina conservato a Berlino. Fra le altre misure varate dal Consiglio Supremo delle Antichità per affrontare l’emergenza c’è l’abbassamento degli affitti di bazar, caffè e negozi in tutti i musei e siti turistici del paese, per sostenere i problemi dei gestori sommersi dai debiti e il taglio del 75% dei prezzi dei libri venduti nei bookshop.

-Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.