Christo, l’altra faccia della medaglia. Sagra di paese, furbata effimera: arrivano le voci contrarie a The Floating Piers

Da Philippe Daverio a Tommaso Labranca, non manca chi – senza troppa convinzione – rimarca gli aspetti negativi della grande opera installata sul Lago d’Iseo

Christo, The Floating Piers, Lago d'Iseo
Christo, The Floating Piers, Lago d'Iseo

Se i dati registrati nella prima giornata di apertura al pubblico parlano di 55mila visitatori, ben più di quanti previsti, e quindi confermano come verosimile la proiezione che dai 500mila iniziali vede avvicinarsi a 1 milione il totale di quanti arriveranno sul Lago d’Iseo nei 16 giorni di opening, The Floating Piers di Christo non è certo immune da voci critiche.
Fra i primi a prendere la parola in controtendenza rispetto ad un’opinione pubblica e una stampa spesso entusiaste è stato – e non sorprenderà, conoscendo i suoi gusti – Philippe Daverio, che intervistato da bergamonews, ha definito l’installazione di passerelle galleggianti “un’attrazione, un’alternativa alle sagre di paese, quelle con la tenda e l’attrazione della donna cannone”. Ma la contrarietà dell’ex conduttore di Passpartout non è solo di carattere “sociale”: entra anche nel profondo della creazione, nell’insidiosa temperie dell’estetica. “Questa non è arte. L’arte è qualcosa di diverso, è altra cosa. Qui manca l’ambiguità e la complessità dell’arte vera, oltre alla ripetibilità. Uno ascolta duecento volte la fuga di Bach o ammira per centinaia di volte il Davide di Michelangelo e ogni volta percepisce una nuova sensazione. Se uno invece salisse per duecento volte sulla passerella di Christo entrerebbe nella categoria dei cretini”.

Christo, The Floating Piers, Lago d'Iseo - I visitatori salgono sulle passerelle (foto Luca degl'Innocenti)
Christo, The Floating Piers, Lago d’Iseo – I visitatori salgono sulle passerelle (foto Luca degl’Innocenti)

SIATE TRA QUELLI CHE POTRANNO DIRE CON ORGOGLIO ‘IO NON C’ERO’
Diversa, ironica, forse paradossale è invece la presa di posizione di Tommaso Labranca, che nel suo articolo su Libero naviga fra il (finto) snob e il mistico: “magari siete in fila per percorrere i quattro chilometri di camminata sulle acque promessi da The Floating Piers. Ebbene, ripensateci! Non fatelo! Tornate indietro! Magari provateci più avanti, ma non cercate di essere il primo individuo a percorrerla. La cultura popolare è piena di storie in cui il Diavolo aiutava a costruire un ponte sulle acque nel giro di una notte pretendendo in cambio l’anima del primo essere che lo avesse attraversato. In un’opera complessa come questa c’è di sicuro lo zampino di qualche diavoletto, per cui tornate a casa e salvatevi l’anima. Se non credete all’inferno, tenete almeno presente il fatto che in questa prima giornata sono previste almeno 30.000 persone disposte a tutto pur di dire ‘Io c’ero’. Siate tra quelli che potranno dire con orgoglio ‘Io non c’ero’”. C’è poi chi veste i panni del bastian contrario quasi per questioni di servizio, andando a cercare – fra tanti pro – anche i possibili contro al progetto.
È il caso dell’edizione bresciana del Corriere, che in un articolo firmato Mimmo Franzinelli: “Siamo dinanzi a un impressionante fenomeno di conformismo, in salsa provinciale. Sia consentito a un agnostico di non unirsi allo stuolo degli incensatori, in estasi dinanzi alla prospettiva di mettere i mutandoni (ancorché, grazie al cielo, transitori) al lago d’Iseo. […] Ci muoviamo nel regno dell’effimero, speranzosi che una furbata d’artista produca tanto marketing”.

– Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.

26 COMMENTS

  1. Per fortuna il mio Signore sapeva è di bocche una sola ci fornì ….parole parole…a chi la spara più grossa venite venite

    • Beh, la “ripetibilità” (come l’ha intesa lui) mi pare abbastanza importante, anche se non può essere applicata ad ogni opera. Ciò che è odioso, invece, è il giudizio estetico sulla non-artisticità dell’opera. A me sembra un caso riuscito di arte pubblica, che molto probabilmente farà anche quadrare i conti. Detto questo, per la dimensione turistica (non solo fisica) che ha assunto, non mi dà lo stimolo di andarci così come non vado al mare in agosto, ma è soggettivo. “Io non c’ero” :-)

      • Io trovo abbastanza assurdo che citi come esempio di ripetibilità l’ascolto plurimo di una medesima musica. Se viene suonata dal vivo si tratta evidentemente di esperienze sempre diverse, tant’è che c’è chi preferisce un direttore d’orchestra ad un altro, un esecutore ad un altro. Dire che quest’opera manca di ripetibilità perché camminarci sopra la seconda volta equivale alla prima mentre ascoltare due volte una sonata di Bach è ripetere l’esperienza artistica mi sembra una sentenza priva di fondamento.

        Detto questo hai ragione, la critica più brutta – e insensata – è quella riguardo al fatto che sia un’opera non-artistica. In che secolo siamo finiti?

        • Ma, penso si riferisse alla visione/ascolto differenziale di un’opera complessa, che appunto aggiunge sempre qualcosa di nuovo la volta successiva. Penso che camminare più volte sui Floating possa dare esperienze diverse, del resto basta che ci sia una nuvola in più… Però trovo che questo lavoro venga depotenziato dalla rigida programmazione turistica degli accessi misurati, che però mi rendo conto sia anche in parte necessaria. Un bel dilemma… croce e delizia dell’arte pubblica (con il pubblico)

        • beh anche tra un secolo comunque Bach sarà meglio di Christo. Christo può spendere tutti i soldi che vuole ma resterà nel campo degli addobbi natalizi delle sfilate dei gonfaloni dei borghi, della corsa con i sacchi . Questa pretesa che il secolo presente è meglio e che gli altri sono vecchi è un’antica tiritera già sentita ma evidentemente chi la profferisce ha scarsa conoscenza dell’arte e conosce solo ciò che gli sta davanti al naso, ignorando corsi e ricorsi storici, scambiando pubblicità con contenuto, slogan con senso, schematicità con complessità e cosi via.

          • 1- Nessuno qui vuole fare comparazioni tra secoli né le ha fatte, tranne te
            2- Nessuno qui vuole fare comparazioni tra artisti – tranne te
            3- Proferire si scrive con una f sola

            saluti

          • 1) la comparazione tra i secoli l’hai fatta tu dicendo “In che secolo siamo finiti?” sottintendendo che in questo secolo non si può dire che la passarella di Christo è un’opera non -artistica.
            2) sei tu che hai citato Bach e non io, quindi il confronto (o esempio) lo hai introdotto tu e io ti ho semplicemente fatto notare che l’esempio è piuttosto a sfavore di Christo dato che stiamo parlando di un genio della musica rispetto ad un bravo organizzatore di eventi e scenografie.
            3) si mi è sfuggito perchè scrivo di fretta, in compenso tu non conosci la storia dell’arte e nemmeno quella della muzica :)

          • Ok, bene, fai il bravo allora ma fatti anche dare dalla maestra un bel libro di Mark Twain “Tom Sawyer” (tipico libro che le maestre diffondono tra i bimbi) che ti introdurrà ad una visione ironica della realtà ma sottilmente disincantata. Pur essendo un libro per bambini potrai coglierci qualche sfumatura che non troverai nel parco giochi.

          • quando si prende le botte il cattivo è sempre supponente però forse bisognerebbe davvero studiare di piu :)

          • 1- Nessuno qui vuole fare comparazioni tra secoli né le ha fatte, tranne te
            2- Nessuno qui vuole fare comparazioni tra artisti – tranne te
            3- Proferire si scrive con una f sola

            saluti

        • beh anche tra un secolo comunque Bach sarà meglio di Christo. Christo può spendere tutti i soldi che vuole ma resterà nel campo degli addobbi natalizi delle sfilate dei gonfaloni dei borghi, della corsa con i sacchi . Questa pretesa che il secolo presente è meglio e che gli altri sono vecchi è un’antica tiritera già sentita ma evidentemente chi la profferisce ha scarsa conoscenza dell’arte e conosce solo ciò che gli sta davanti al naso, ignorando corsi e ricorsi storici, scambiando pubblicità con contenuto, slogan con senso, schematicità con complessità e cosi via.

  2. Avere talento ed essere un talento sono due cose diverse ……. Se ne faccia una ragione daverio

    • Grazie al cielo nomi come Daverio, Franzinelli e Labranca non dicono un beneamato piffero al resto del mondo fuori dal nostro paludino… forse ce la caviamo.

    • Grazie al cielo nomi come Daverio, Franzinelli e Labranca non dicono un beneamato piffero al resto del mondo fuori dal nostro paludino… forse ce la caviamo.

  3. mi domando se Christo aveva previsto questo assalto in massa, le code per accedere, soprattutto la passerella strapiena di gente; me lo domando pensando a una fruizione totalmente differente, in cui fosse possibile trovarsi, non dico da soli, ma con pochi altri, a una certa distanza; sono due fruizioni totalmente altre fra di loro, da cui derivano due opere quasi agli antipodi, perché nel primo caso il rapporto fra l’individuo e il lago credo sia un elemento inconsistente, sopraffatto dalla misura pletorica del pubblico, con annessi e connessi, nell’altro ci si sarebbe, forse, davvero sentiti sospesi sulla superficie del lago, camminando sull’acqua.

  4. Mi spiace per i detrattori parolai e conformisti ma reputo geniale e l’opera tutta del maestro e sublime il progetto attuale Iseo a dimensione e fruibilitá umana con l’arte che esce dai musei ed é per tutti senza pregiudizi.
    Io orgogliosamente c’ero e sono dispiaciuto per chi non può provare un’esperienza unica universale.
    Grazie Christo

  5. Christo non è un artista, è uno che dovrebbe avere l’umiltà di farsi aiutare da un buono psichiatra. Una passerella che è costata 10 milioni di dollari (spesi da lui certo) e che starà lì 16 giorni. Ripeto: 10 milioni di dollari; probabilmente sono costati meno gli ombrelloni sulle montagne non so, ma questo individuo è pericoloso, molto pericoloso

  6. Chissà che i commenti, le folle, le file, le critiche degli storici che si esprimono a “canone”, così come gli introiti degli esercizi commerciali, non siano parte integrante dell’opera d’arte. Che tale è.

  7. Esperienza Magnifica.
    Quando l’arte contemporanea interagisce davvero le persone.
    Consiglio di andarci. Meraviglioso.

  8. Philippe (Papero Kunz) Daverio conosce bene la materia, e quindi i suoi giudizi sono sempre attendibili; non mi azzarderei mai nel tentare di denigrarli.

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