Lo stagno di Narciso. Un’installazione monumentale di Yayoi Kusama invade il giardino della Glass House nel Connecticut

1300 sfere d’acciaio galleggiano nel laghetto del giardino della mitica Glass House, la casa di vetro costruita nel Connecticut da Philip Johnson nel 1949 e da dieci anni aperta al pubblico come sede museale. Sono le componenti dell’ultima installazione di Yayoi Kusama, che per l’occasione rispolvera Narcissus Garden, un lavoro originariamente creato per la Biennale […]

Yayoi Kusama, Narcissus Garden, Glass House, Connecticut, US

1300 sfere d’acciaio galleggiano nel laghetto del giardino della mitica Glass House, la casa di vetro costruita nel Connecticut da Philip Johnson nel 1949 e da dieci anni aperta al pubblico come sede museale. Sono le componenti dell’ultima installazione di Yayoi Kusama, che per l’occasione rispolvera Narcissus Garden, un lavoro originariamente creato per la Biennale di Venezia del 1966: una distesa di oggetti tondi e specchianti, che evocano, appunto, il mito di Narciso, mescolandolo con la ben nota ossessione dell’artista giapponese per le forme circolari. L’opera, che è solo l’ultima di una lunga serie di interventi site-specific nel giardino della casa, rappresenta l’evento celebrativo del decimo anniversario dell’apertura del sito al pubblico oltre che del centodecimo compleanno di Johnson.
Siamo onorati di lavorare con Yayoi Kusama, un’artista che Philip Johnson ammirava e collezionava”, ha dichiarato la curatrice del museo Iren Shum. “Questa mostra coinvolge in maniera giocosa l’intero sito, creando un’aria festosa e celebrativa”. Oltre a Narcissus Garden, visitabile fino al 30 novembre, la Glass House installerà anche un’altra scultura della Kusama, la gigantesca zucca d’acciaio Pumpkin (2015), e ospiterà un’edizione speciale di Infinity Room che vedrà le pareti di vetro della casa di Johnson invase degli ormai inconfondibili polka dots (dal 1 al 26 settembre).

– Valentina Tanni

 

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.