Il MAMbo apre le porte di Villa della Rose. Con la Residenza Sandra Natali. Primi ospiti i Mahony Collective

Inaugurato nel 2010, il programma di residenza creato a seguito di un eccentrico lascito testamentario, vive da oggi un inedito progetto denominato ROSE. Nel nome infatti è iscritto il collegamento con un’altra sede dell’Istituzione Musei che ha vissuto negli ultimi anni fasi alterne, ovvero Villa delle Rose. Sarà proprio quest’ultima la sede deputata ad ospitare […]

Inaugurato nel 2010, il programma di residenza creato a seguito di un eccentrico lascito testamentario, vive da oggi un inedito progetto denominato ROSE. Nel nome infatti è iscritto il collegamento con un’altra sede dell’Istituzione Musei che ha vissuto negli ultimi anni fasi alterne, ovvero Villa delle Rose. Sarà proprio quest’ultima la sede deputata ad ospitare la mostra dei Mahony Collective (Stephan Kobatsch, Jenny Wolka, Clemens Leuschner) che aprirà il prossimo 9 giugno, ma la vera novità è che la Villa stessa è messa a disposizione degli artisti per tutte le 6 settimane di permanenza come laboratorio aperto, come spazio di lavoro. La Residenza Sandra Natali e Villa delle Rose condividono anche la tipologia di provenienza, entrambe sono frutto di una donazione: la seconda fu data nel 1916 dalla Contessa Nerina Armandi Avogli al Comune di Bologna affinché divenisse “una galleria d’arte moderna”. Per il prossimo settembre è previsto un progetto espositivo di natura filologica che ridarà vita al primo allestimento del 1936.

GLI ARTISTI SELEZIONATI
Attraverso un bando ad inviti gestito dallo staff del MAMbo, si è giunti a selezionare i primi destinatari del progetto di residenza che saranno Roberto Pugliese e gli stessi Mohony Collective, protagonisti dell’incontro di oggi. Il trio austro-tedesco produce una ricerca di stampo relazionale in cui il processo di sviluppo di un tema ingloba informazioni, oggetti e narrazioni proprie del luogo in cui si trova ad operare. Per la mostra bolognese, per esempio, stanno sviluppando una ricerca sull’ambiguità dell’immagine dell’Europa contemporanea in relazione ai “fantasmi” del periodo coloniale che affonda lo sguardo sul Museo di Antropologia dell’Università cittadina.

Claudio Musso

http://www.mambo-bologna.org/residenzaperartisti/

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Claudio Musso
Critico d'arte e curatore indipendente, la sua attività di ricerca pone particolare attenzione al rapporto tra arte visiva, linguaggio e comunicazione, all'arte urbana e alle nuove tecnologie nel panorama artistico. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Archeologia e Storia dell’arte presso l'Università di Bologna, ateneo dove aveva precedentemente conseguito la laurea triennale e specialistica. Attualmente è docente di Fenomenologia delle arti contemporanee e di Teoria della percezione e psicologia della forma presso l’Accademia G. Carrara di Belle Arti di Bergamo dove ricopre il ruolo di Coordinatore del corso di Pittura, insegna inoltre Linguaggio della visione presso Spazio Labo’ a Bologna. Tra il 2007 e il 2011 ha collaborato con il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna per la ricerca scientifica e per l'organizzazione di conferenze e incontri. Ha partecipato in qualità di curatore e di membro di giuria a festival internazionali (LPM - Live Performers Meeting, Roma – Minsk; roBOt - Digital Paths into Music and Arts, Bologna) ed è stato invitato come relatore a convegni e conferenze in Italia e all’estero (tra le altre AVANCA | CINEMA International Conference Cinema, Art, Technology - Cineclub Avanca, Portogallo; VIII MAGIS – International Film Studies Spring School - Università di Udine, Gorizia; Artscapes - An Interdisciplinary Conference on Art and Urban Scapes - University of Kent, Canterbury). Dal 2004 al 2011 è stato collaboratore di Exibart.com e Exibart.onpaper, dove dal 2008 dirigeva la rubrica visualia. Prende parte al network Digicult e collabora con il magazine di cultura digitale Digimag. Scrive regolarmente per Artribune. Ha pubblicato numerosi articoli, testi critici e saggi, il più recente si intitola Dalla strada al computer e viceversa (Libri Aparte, Bergamo 2017).