Lo Strillone: Il bacio di Francesco Hayez all’asta per 2 milioni di dollari su L’Unità. E poi MoMa batte Metropolitan, cultura e creatività all’inglese

“Nuovo record mondiale per il dipinto-simbolo del Romanticismo italiano”. L’Unità riferisce che “una delle tre versioni di ‘Il bacio’ di Francesco Hayez è stata battuta lunedì sera dalla casa Christie’s al Rockefeller Plaza di New York per quasi 2 milioni di dollari (circa 1 milione e 655mila euro). Il dipinto ad olio su tela (118.4x […]

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Nuovo record mondiale per il dipinto-simbolo del Romanticismo italiano”. L’Unità riferisce che “una delle tre versioni di ‘Il bacio’ di Francesco Hayez è stata battuta lunedì sera dalla casa Christie’s al Rockefeller Plaza di New York per quasi 2 milioni di dollari (circa 1 milione e 655mila euro). Il dipinto ad olio su tela (118.4x 88.6 cm) fu realizzato nel 1867 e sulla parte posteriore è firmato ‘Franco Hayez/Veneziano’. Il precedente record era stato segnato nel novembre 2008 da Sotheby’s a Londra per la versione di ‘Il bacio’ dei 1861, commissionata all’artista in occasione dell’unificazione d’Italia dalla famiglia Mylius, banchieri tedeschi trasferitisi a Milano. Quella battuta a New York è una delle tre versioni di ‘Il bacio’ che è stata in mostra a Milano fino al 21 febbraio scorso alle Gallerie d’Italia in piazza della Scala”.

II MoMa all’italiana supera il Metropolitan”. Il Corriere della Sera si lancia in un (ardito?) parallelo fra le due istituzioni della Grande Mela: “nel 2015 il Metropolitan ha fatturato 300 milioni di dollari, chiudendo con una perdita di 10 milioni”, mentre Glenn Lowry, direttore del MoMa, si è ritrovato “sulla scrivania l’assegno di 100 milioni di dollari, donato dal produttore cinematografico David Geffen, 73 anni, uno dei più munifici e ricchi collezionisti, con un patrimonio artistico valutato 6,2 miliardi di dollari”. Cultura e creatività, il metodo inglese. Il Sole 24 Ore commenta il Libro Bianco del Governo britannico: “ci sono almeno due aspetti che risultano interessanti anche per l’Italia. Innanzi tutto, l’enfasi con la quale il governo ribadisce lo stretto collegamento tra la cultura e il settore creativo, che assicurano, insieme, un contributo essenziale e crescente al benessere collettivo: dal libro bianco risulta, ad esempio, che mentre l’economia britannica è cresciuta tra il 2008 e il 2014 di oltre il 12%, lo sviluppo delle industrie creative è stato del 29%; l’intero settore vale ormai oltre l’8% dell’economia britannica”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.