Elmgreen & Dragset cureranno la Biennale di Istanbul del 2017. Riprende quota la figura dell’artista/curatore: “dialogo contro i nazionalismi”

Sembrava un fuoco di paglia, o volendo una forzatura giornalistica legata a contingenze del momento. Sul finire del 2014, precisamente, quando Maurizio Cattelan aveva avuto grande successo curando la bella mostra Shit and Die a Torino, a Palazzo Cavour, e pochi giorni dopo Christian Jankowski fu annunciato come curatore a Zurigo di Manifesta 11, ormai […]

Sembrava un fuoco di paglia, o volendo una forzatura giornalistica legata a contingenze del momento. Sul finire del 2014, precisamente, quando Maurizio Cattelan aveva avuto grande successo curando la bella mostra Shit and Die a Torino, a Palazzo Cavour, e pochi giorni dopo Christian Jankowski fu annunciato come curatore a Zurigo di Manifesta 11, ormai prossima all’opening dell’11 giugno. Si era parlato – frettolosamente – del tramonto del curatore, e di una sostanziale autodeterminazione degli artisti, pronti ad assumere anche quel ruolo: ma poi, col passare dei mesi, la fattispecie era svanita. Ora però viene rilanciata con forza, visto che la Biennale di Istanbul annuncia che la sua 15ma edizione, che si svolgerà tra il 16 settembre e il 12 novembre 2017, sarà curata dal duo di artisti danese/norvegese Elmgreen & Dragset.

UNA PIATTAFORMA DI DIALOGO CONTRO L’ASCESA DEI NAZIONALISMI
E a dispetto della prassi, che vuole che a nomina fresca un curatore rinvii per conoscere la propria idea ad appuntamenti successivi, già nelle prime dichiarazioni mettono sul tavolo il loro concept: “Alla luce dell’attuale situazione geopolitica globale, in cui stiamo vivendo una nuova ascesa dei nazionalismi, sarà importante per noi a curare una biennale sulla base di sforzi e processi collaborativi. La collaborazione è qualcosa che noi sentiamo come naturale, dal momento che abbiamo lavorato insieme come duo artistico per più di venti anni. Una biennale può essere una piattaforma per il dialogo, e un format in cui diverse opinioni, punti di vista e comunità possono coesistere“. Un taglio critico, a ben riflettere, che pare non discostarsi troppo da quello impresso da Carolin Christov-Bakargiev, curatrice dell’ultima edizione, del 2015.

PRECEDENTI ESPERIENZE COME CURATORI
Notoriamente, Michael Elmgreen e Ingar Dragset non sono nuovi ad indossare i panni dei curatori: lo fecero nel 2009 con la mostra The Collectors, che univa i padiglioni danese e nordico alla 53a Biennale di Venezia, e poi con il progetto A Space Called Public in tutta la città di Monaco di Baviera, nel 2013, stesso anno della mostra Tomorrow al Victoria and Albert Museum di Londra. Il quadro concettuale della loro Biennale di Istanbul sarà comunque presentato in una conferenza stampa che si terrà nell’autunno 2016, mentre l’anteprima è già fissata fra il 13 e il 15 settembre 2017.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.