Di nuovo in piazza Tomaso Montanari e gli storici dell’arte contro le riforme Franceschini. Una marcia a Roma a difesa dell’articolo 9 della Costituzione Italiana

Una nuova manifestazione porta in piazza gli storici dell’arte ed i professionisti del mondo della cultura guidati da Tomaso Montanari. La penna del quotidiano La Repubblica che aveva promosso insieme ad un network di istituzioni la passeggiata nel centro storico de L’Aquila nel 2013, per riportare l’attenzione sul tema della ricostruzione e aveva collaborato alla […]

Roma
Roma

Una nuova manifestazione porta in piazza gli storici dell’arte ed i professionisti del mondo della cultura guidati da Tomaso Montanari. La penna del quotidiano La Repubblica che aveva promosso insieme ad un network di istituzioni la passeggiata nel centro storico de L’Aquila nel 2013, per riportare l’attenzione sul tema della ricostruzione e aveva collaborato alla realizzazione della giornata dedicata ai beni culturali danneggiati dal terremoto a Mirandola nel 2014, torna a farsi sentire, questa volta a Roma. Allora le parole chiave erano “storia dell’arte e ricostruzione civile”, mettendo la disciplina al centro di un impegno forte nella società, questa volta il richiamo è “Emergenza Cultura”.
Il 7 maggio, infatti, insieme a Montanari una rete di associazioni e nomi influenti come Massimo Bray, Pippo Civati, Luisa Corrain, Andrea Emiliani, Maria Pia Guermandi, Salvatore Settis, ed anche un network di partiti politici, tra i quali Sinistra Italiana – Gruppo Parlamentare, Camera dei Deputati si rivolgono direttamente al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al suo governo.

LA RICHIESTA
Questo nutrito gruppo, che invita chiunque sia interessato ad aderire, chiede infatti al Governo di sospendere l’attuazione dello Sblocca Italia e della Legge Madia. L’emergenza cui fanno riferimento i firmatari mette sotto la lente soprattutto la salvaguardia dell’articolo 9 riguardante lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica e la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, a loro parere messo a rischio dalle riforme Franceschini anch’esse messe in discussione. Non è una sorpresa che le azioni del nuovo Ministro, con una visione che promuove la relazione con il privato e un rapporto sempre più serrato tra cultura e turismo, con l’obiettivo di usare la cultura come motore per esportare il “brand Italia” non incontrino i favori dei firmatari da sempre invece a favore della cultura in capo al settore pubblico e come “bene comune”.
L’iniziativa”, si legge nel sito, “nasce dalla preoccupazione per le condizioni in cui viene lasciata la cultura nel nostro paese: dai musei alle biblioteche, dagli archivi, ai siti archeologici, agli istituti di restauro, all’insegnamento della storia dell’arte, tutto ciò che non è immediatamente riconducibile a fonte di profitti è in stato di abbandono, quasi che l’unica dimensione degna di interesse per la comunità sia quella biecamente economica”.
Ulteriori richieste si leggono nel documento siglato dai firmatari, ad esempio introdurre l’insegnamento curriculare della storia dell’arte dal primo anno di scuola superiore o l’ingresso di una nuova leva di ricercatori nel Ministero dei Beni Culturali, con “la costruzione di un futuro normale per chi vuole mettere la sua vita al servizio del paesaggio e del patrimonio culturale del Paese”.

QUALCHE RIFLESSIONE
Questo giornale si è più di una volta schierato contro le retoriche di una cultura sostenuta solo dallo Stato, ritenuta anacronistica rispetto alle attuali condizioni del Paese, in virtù di una posizione più intermedia in cui pubblico e privato collaborano nell’interesse della collettività, con il primo arbitro e garante della qualità e della trasparenza e dei meccanismi. Non si può tuttavia non essere d’accordo se le richieste sono “non mercificare la cultura”, in un momento storico dove la messa in vendita di un bene culturale per fare cassa è diventato un rischio reale, o “raddoppiare la spesa pubblica in cultura” fino a “promuovere la ricerca”, in un Paese che ha abbandonato quella scientifica ed ha di fatto rinunciato, forse ritenendola accessoria, alla ricerca in ambito umanistico. È pur vero che il Ministero di Franceschini ha stanziato 300 milioni per la tutela del patrimonio culturale a inizio gennaio, lanciando 240 interventi in tutta Italia e che per la prima volta dopo molto tempo (fatto salvo il periodo Bray durante il governo Letta), si sente la presenza nell’ambito dei Beni e delle Attività Culturali di un ministro che vuole dare una sua linea ed impronta al modo di percepire il rapporto tra cultura e politica in Italia. Ben vengano dunque marce e manifestazioni, se non restano solo uno scontro tra due poli con ideali differenti e se aprono a dibattiti, riflessioni e confronti.

-Santa Nastro

www.emergenzacultura.org

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.