Pescara rottama Gabriele D’Annunzio. L’ex “città dannunziana” cambia il logo dedicato al Poeta Vate. Per volere del neosindaco Marco Alessadrini. Trendismo, progressismo o ideologismo?

Giugno 2014, elezioni amministrative. Il centrosinistra stravince di nuovo, a un mese dall’exploit delle europee. Bilancio più che positivo, con qualche piazza importante persa, ma con molte altre guadagnate. Tra queste c’è anche Pescara, che non riconferma il pidiellino Luigi Albore Mascia ed elegge il 43enne democratico Marco Alessandrini. Figlio di Emilio Alessandrini, il magistrato […]

Gabriele D'Annunzio
Gabriele D'Annunzio

Giugno 2014, elezioni amministrative. Il centrosinistra stravince di nuovo, a un mese dall’exploit delle europee. Bilancio più che positivo, con qualche piazza importante persa, ma con molte altre guadagnate. Tra queste c’è anche Pescara, che non riconferma il pidiellino Luigi Albore Mascia ed elegge il 43enne democratico Marco Alessandrini. Figlio di Emilio Alessandrini, il magistrato ucciso dai terroristi nel 1979, il neosindaco si dichiara di fede renziana e spiega la sua vittoria con la diffusa e debordante voglia di “nuovo”.
E al fattore “rinnovamento” ci crede così tanto, da aver segnato il suo debutto al Palazzo di Città con un’iniziativa tutta simbolica, subito ripresa dalla stampa nazionale. Con ogni probabilità Alessandrini si porterà appresso, da qui in avanti, l’etichetta di “sindaco anti-dannunziano”. Niente di più bizzarro per un concittadino del Poeta Vate, che a Pescara nacque nel 1863 e che l’amò moltissimo, battendosi anche per farle avere il titolo di capoluogo di provincia. Una figura vissuta tutt’oggi  dai pescaresi come un patrimonio collettivo, icona a cui legare carattere e prestigio della cosiddetta “città dannunziana”: questo l’appellativo ufficiale, che da qualche anno – e fino a pochi giorni fa – spiccava anche sul logo comunale, sul sito, sulle carte amministrative.

Marco Alessandrini, Sindaco di Pescara
Marco Alessandrini, Sindaco di Pescara

Sano orgoglio identitario, condiviso da ogni comunità che dia i natali a personaggi di valore. E Gabriele D’Annunzio resta uno tra i più grandi, complessi, seducenti intellettuali che l’Italia abbia regalato al mondo, durante il Secolo breve: una vita da eroe immaginifico, da condottiero visionario nell’impresa di Fiume, da intrepido utopista e combattente; stimato dal Duce anche nei momenti di maggior conflitto, figlio e insieme padre di un nuovo estetismo carico di retorica smagliante, appassionato cultore dello spirito e dei sensi. Un uomo fuori dal comune, tra i poeti italiani più amati. Per Google addirittura il  più cliccato dopo Dante.
E il neo sindaco che fa? Si attiva subito per rottamarlo, tutto preso dalla frenesia dello svecchiamento. E la cosa più “vecchia” che gli capita a tiro, da sradicare senza indugi, è proprio lui: il sommo poeta. Ormai tramutatosi – a detta anche del neo assessore Giovanni Di Iacovo – in un brand, un feticcio polveroso. Scomodo per giunta. “Il Vate è stato una figura controversa in vita, per quanto sia innegabile la sua importanza per la città e la letteratura”, specifica il sindaco. “Personalmente preferisco Flaiano, ma la decisione non cela alcun furore iconoclasta o avversione nei confronti di D’Annunzio, tantomeno nei confronti della passata amministrazione. Si tratta solo di guardare avanti, alla contemporaneità della città e al suo futuro”.

Il logo di Pescara, città dannunziana
Il logo di Pescara, città dannunziana

Ma progressismo fa davvero rima con trendismo? Quasi che essere nuovi, nell’ubriacatura giovanilista che estremizza e travisa il fattore R (leggi “rottamazione”), significhi azzerare storia, tradizione, potenza e bellezza delle radici. Quasi che l’idea di futuro diventi accessorio posticcio, sganciato dal passato e appioppato al presente, quando occorre una bella sterzata. A quel punto sarebbe come aspettarsi, a Firenze, il sacrificio dell’imprinting rinascimentale sull’altare (pur necessario) del contemporaneo: mai aut aut fu più scorretto. O equivarrebbe a condannare il nuovo bellissimo toponimo di Grizzana Morandi, così ribattezzatasi in onore del grande pittore Giorgio, che tra Grizzana e Bologna trascorse l’esistenza.
Magari non era questo il senso del gesto di Alessandrini, preoccupato piuttosto di sganciare l’immagine della città da un unico personaggio storico, usato come “marchio”. Ma era davvero così impellente? Ed era davvero così dannosa l’associazione, a livello di comunicazione?
Così è deciso, ad ogni modo, in quel di Pescara. Torna il classico stemma cittadino, in sostituzione del logo-tributo dannunziano introdotto nel 2010 dalla giunta Mascia, insieme al primo D’Annunzio Festival. Ai tempi, l’allora assessore alla cultura Elena Seller aveva  voluto celebrare “un autore troppo spesso denigrato come nazionalista, antidemocratico, guerrafondaio, decadente e precursore del fascismo”, di cui si oscurava l’immagine più autentica, quella del “poeta che tentava di far uscire l’Italia dal suo provincialismo per darle un’esistenza diversa, di riscatto”.

Il vecchio stemma del Comune di Pescara
Il vecchio stemma del Comune di Pescara

Parole condivisibili, a cui oggi fanno eco quelle dello storico Giordano Bruno Guerri su L’Occidentale, infastidito – come altri, tra cui la scrittrice Franca Minnucci – dal nuovo provvedimento:Il sindaco è rimasto fermo a cinquanta e passa anni fa, quando in effetti la figura di D’Annunzio era controversa. Oggi gli studi storico-letterari hanno chiarito i lineamenti del Poeta, non più decadente e proto-fascista ma modernizzatore e libertario. L’idea di rottamare il Vate della poesia e della estetica del Novecento è inconcepibile oltre che impossibile”.
Prevedibili, al contempo, le critiche dell’opposizione, che in un gesto proposto come innocua operazione di restyling non poteva non rilevare un vezzo politico-ideologico: ci sta anche il solito spoil system, nel passaggio da un governo all’altro, ma che c’entra D’Annunzio? Ridurlo a trofeo vetero-fascista, o peggio a esclusiva bandiera dell’attuale centrodestra, sarebbe in effetti tanto imbarazzante quanto fuorviante. Sindaco e assessori, giustamente, non ci stanno. Ma il dubbio resta. E se a Pescara fosse nato Pasolini, il brand di “città pasolinana” sarebbe risultato egualmente così stretto al sindaco rottamatore?

–      Helga Marsala

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è critica d'arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatorice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.