Liste pulite pure al Getty Museum: le elezioni non c’entrano, però. Partono indagini accurate per accertare la provenienza di 45mila reperti archeologici. A caccia di opere trafugate e acquisite in maniera illecita

Se sei un’istituzione culturale di chiara fama non ami che si adombrino dubbi sulla provenienza delle opere della tua ricca collezione. A maggior ragione se poi, almeno in parte, questi dubbi risultano fondati. E così avvii indagini interne, probabilmente le più impegnative – e costose – mai tentate prima. Sono partite la scorsa estate, ma […]

Il Getty Museum

Se sei un’istituzione culturale di chiara fama non ami che si adombrino dubbi sulla provenienza delle opere della tua ricca collezione. A maggior ragione se poi, almeno in parte, questi dubbi risultano fondati. E così avvii indagini interne, probabilmente le più impegnative – e costose – mai tentate prima. Sono partite la scorsa estate, ma vengono comunicate solo ora: riguardano la bellezza di 45mila reperti archeologici, tesoro del reparto antichità di un Getty Museum profondamente scottato dalle frequenti richieste di risarcimenti e restituzioni. Parte così l’operazione trasparenza, con le liste delle “opere pulite”, esenti cioè dalla macchia del furto e dalle impronte digitali dei tombaroli, pubblicate il prima possibile on-line.
Sbarazzina e disinvolta, in passato, la politica di acquisizioni del museo ; fragorosi, dal punto di vista mediatico, i braccio di ferro con lo Stato italiano. Che ha riportato a casa nel 2011 la Venere di Morgantina e nel 2012 la testa di Ade in terracotta oggi sotto restauro, ma prossima all’esposizione – si parla del 2014 – nel palermitano Palazzo Ajutamicristo. Un rapporto tutto da ricostruire quello tra l’istituzione californiana ela Sicilia, terra di conquista e approvvigionamento selvaggio per la vorace golosità dei collezionisti d’oltreoceano, che ora provano timidi risarcimenti. Un segno di disgelo arriva proprio dal Getty, che tributa al passato grecizzante dell’isola una mostra temporanea; destinata a passare in seguito al Cleveland Museum of Art e di lì, nel 2015, a Palermo. Una mano tesa, in attesa che la contesa riparta più aspra che mai: ancora irrisolto il destino degli argenti di Eupolemos, altro tesoro siculo finito – chissà come – in America.

Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.