Vancouver, la Biennale democratica che chiude e vende tutto all’asta

Una Biennale completamente autofinanziata, e liberamente accessibile al pubblico. Ma non una cosetta di paese, anzi un evento ricco di grandi nomi dell’artworld internazionale. Com’è possibile? Perché Biennale di Vancouver si conclude con la vendita all’asta delle opere, che per questa edizione si terrà il prossimo 30 aprile da Phillips de Pury. Cosa propone la […]

Bernar Venet

Una Biennale completamente autofinanziata, e liberamente accessibile al pubblico. Ma non una cosetta di paese, anzi un evento ricco di grandi nomi dell’artworld internazionale. Com’è possibile? Perché Biennale di Vancouver si conclude con la vendita all’asta delle opere, che per questa edizione si terrà il prossimo 30 aprile da Phillips de Pury. Cosa propone la rassegna? Installazioni che si muovono fra scultura, new media e performance di artisti internazionali nelle aree pubbliche di Vancouver, che trasformano la città in un museo all’aria aperta. Questa edizione, avviata il 10 novembre 2009, comprende 38 opere ambientali e una mostra indoor focalizzata sull’arte indiana, dal titolo In Transition: New Art from India.
Ricco il calendario degli eventi collaterali, con performance, programmi educativi, simposi, residenze per artisti e letture pubbliche, tra cui quella di Dennis Hoppenheim nella primavera del 2010. Per la maggior parte delle sculture, oltre all’opera monumentale esposta esistono anche degli esemplari di piccole dimensioni, in vendita a prezzi più contenuti. La discussa opera dei Gao Brothers – Miss Mao Trying to Poise herself at the top of Lenin’s head, che ha scatenato il dibattito fra politica e libertà di espressione artistica – è stata stimata 2 milioni di dollari per l’esemplare di 6.5 metri, 40mila per quello da 60 cm; l’Eros Bendato di Igor Mitoraj (1944) ha una quotazione di 1 milione di dollari, mentre il più piccolo 60-80mila.

Le opere sono state create appositamente per la Biennale e per l’asta conclusiva, offrendo addirittura la possibilità di contrattare con l’artista l’edizione delle sculture, come nel caso del Minotaur and Hare di Sophie Ryder (1963). Il gruppo di 8 sculture Meeting di Wang Shugang (1960), esposte nella variante rossa, sono quotate 220-260mila dollari, mentre il gruppo di 6 figure in bronzo in edizione da 3, create apposta per l’asta della Biennale, sono stimate 35-45mila dollari e se vendute singolarmente 8-10mila; dei 18 cuscini in fibra di vetro di Liu Jianhua (1962), 15 verranno presentati come gruppo unico a 40mila e 3 verranno venduti singolarmente a 2.500 dollari l’uno.

Martina Gambillara

 

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.